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| 26 nov 2021 | 13:26

Un'estate ai livelli da pre Covid, il turismo del Trentino punta ora sull'inverno per ripartire definitivamente e lasciarsi alle spalle la crisi

Oltre 2 milioni di arrivi e 9,3 milioni di presenze tra giugno e settembre di quest'anno. Numeri estremamente confortanti rispetto al 2020 con variazioni positive superiori al 30%, dovuti alla diversa situazione epidemiologica rispetto a 12 mesi fa. E' più indicativo il confronto con il 2019

TRENTO. E' un'estate vicina a quella del 2019, un anno record per il turismo trentino. Una boccata d'ossigeno per un comparto messo in fortissima difficoltà dall'emergenza Covid. Nonostante ci siano ancora molte incertezze, soprattutto sul fronte dei mercati esteri per la recrudescenza dell'epidemia, questi dati portano fiducia al comparto in attesa di far ripartire l'industria delle neve bloccata da marzo 2020.

 

Resta molto negativo, per il momento, il bilancio parziale dell’anno rilasciati da Ispat-istituto di statistica della Provincia di Trento. Se si analizza il periodo gennaio-settembre c'è una diminuzione del 38,5% negli arrivi e del 38,6% nelle presenze. Nel 2020 il turismo è arretrato di quasi 30 anni a causa di Covid e questo 2021 era iniziato pure in salita (Qui articolo): un avvio d’anno davvero complicato con il blackout della stagione invernale e una partenza in sordina di quella estiva, i segnali di ripresa si concretizzano soprattutto con un andamento eccezionale in agosto e settembre.

 

Oltre 2 milioni di arrivi e 9,3 milioni di presenze tra giugno e settembre di quest'anno. Numeri estremamente confortanti rispetto al 2020 con variazioni positive superiori al 30% per pernottamenti e turisti salutati sul territorio. Dati certamente importanti e dovuti alla diversa situazione epidemiologica rispetto a 12 mesi fa. E' più indicativo il confronto con il 2019. Vero che i valori sono in contrazione in termini di arrivi (-4,6%) e di presenze (-4,2%) tra alberghiero e extralberghiero; sempre complicato essere soddisfatti per i segni "meno" ma i numeri dell'estate 2021 rappresentano nel confronto temporale un risultato positivo: le presenze si avvicinano ai valori del 2019 ma soprattutto si collocano in linea con quelli registrati negli ultimi anni pre-Covid.

Gli arrivi e le presenze negli hotel calano rispettivamente del 4,3% e del 4,4%, mentre nell'extralberghiero si scende del 5,4% e del 4% in questa estate "italiana": la prevalenza dei connazionali in Trentino è netta (69,1%) e crescono del +5,4% le presenze rispetto all’estate 2019. Le principali Regioni di provenienza si confermano Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Toscana. Giù i pernottamenti dall'estero: -20,5%. I flussi principali arrivano da Germania, Paesi Bassi, Austria, Repubblica Ceca e Belgio.

  

La svolta è arrivata in agosto che, in particolare, cresce del 2,7% nelle presenze e si conferma il mese con il più alto numero di pernottamenti: per effetto delle flessioni registrate nella prima parte dell’estate il suo peso relativo si incrementa di quasi tre punti percentuali (dal 38,5% al 41,2%). Particolarmente vivace il mese di settembre che evidenzia un aumento del 12,7% nei pernottamenti.

La performance dei singoli territori è generalmente negativa; più marcato il calo negli ambiti di Trento, Monte Bondone, Valle dei LaghiRovereto e Vallagarina, poi Valsugana Lagorai e valle di Non. Positivi i risultati per la zona della val di Fassa che registra un aumento di presenze del 4,7%; stabili i valori dell’ambito Alpe Cimbra e Vigolana. L’ambito del Garda trentino si conferma un traino, la zona con il maggior numero di pernottamenti: il 25,2% dell’intero movimento turistico nella stagione estiva.

 

Le presenze alberghiere rappresentano il 64,7% del totale dei pernottamenti rilevati nel complesso delle strutture ricettive (escludendo alloggi privati e seconde case), mentre la fetta maggiore è coperta per il 45,7% dalle strutture a tre stelle. Il movimento turistico registra variazioni negative per tutte le categorie degli hotel, escluso alberghi a 4 stelle superior e 5 stelle che evidenziano un aumento delle presenze del 15,3%.

Il settore extralberghiero, che rappresenta il 35,3% delle presenze estive complessive, evidenzia in generale un andamento in calo negli arrivi (-5,4%) e nelle presenze (-4%). Positivo l’andamento delle presenze in campeggi e agritur (+3,5%) che incidono per il 58,6% del totale del movimento del segmento estivo. Affittacamere, appartamenti per vacanze e B&B calano negli arrivi ma segno "più", seppur contenuto, nelle presenze (+0,6%).

 

In sofferenza, a causa del Covid, le strutture a carattere aggregativo quali le case per ferie, gli ostelli e le strutture alpinistiche. Rimangono stabili i giorni medi di vacanza, mentre diminuiscono le presenze anche se in maniera molto più contenuta rispetto all’estate 2020.

 

L'industria delle neve e quindi quella della montagna spera di poter mettersi alle spalle un periodo davvero complicatissimo dal punto di vista sanitario, ma contemporaneamente drammatico sotto il profilo economico e sociale. La durezza del momento è testimoniata dai numeri: gli arrivi della stagione 2020/2021, fortemente condizionati dalle limitazioni, sono poco oltre i 102 mila, il 92,5% in meno rispetto all’inverno 2019/2020. Il numero dei pernottamenti è diminuito rispetto all’inverno precedente del 93,1%, con un valore prossimo alle 393 mila presenze. Ora gli eventi sono tornati, seppur contingentati, e c'è molta attesa per riavviare gli impianti.

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