Via al Festival dell'Economia, tra inflazione e blocco dei licenziamenti Boeri e Cottarelli aprono le danze davanti ai giornalisti
Ianeselli, Fugatti, Deflorian c'erano quasi tutti i vertici delle maggiori istituzioni del Trentino alla presentazione ufficiale del Festival dell'Economia tenutasi questo pomeriggio. Interventi anche di Boeri e Cottarelli, che hanno dato la propria opinione su alcuni dei temi economici più caldi del momento

TRENTO. Ufficiale il via al Festival dell’Economia 2021, cominciato proprio oggi, giovedì 3 giugno, dal palco del Teatro sociale di Trento, dove si è tenuto un incontro tra le istituzioni e le principali figure della rassegna. Un incontro che non è stato privo di critiche (Zanella e Ferrari hanno lamentato l’assenza di donne tra i rappresentanti), ma nemmeno di idee e interventi da parte di personaggi di spicco del mondo dell’economia.
“Trento ha ritrovato lo spazio del Festival – ha esordito Ianeselli – e non era per niente scontato. Vedere la città che riparte, che rinasce, vedere anche la gioia degli operatori economici, è molto emozionante. In quanto al ritorno dello Stato, pensiamo già solo al fatto che oggi, grazie al piano nazionale per la ripresa, ci ritroviamo con nuove, grandi opere pubbliche in agenda, come la circonvallazione di Trento, opere alla cui realizzazione i privati daranno un contributo determinante”. Fra Stato e mercato, ha aggiunto il sindaco di Trento, c’è però anche un terzo attore, che il Trentino, in passato, ha tenuto a battesimo, e che non dobbiamo dimenticare: la cooperazione.
Importante anche il contributo dell’università, rappresentata dal rettore Deflorian che ha sottolineato la volontà dell’Ateneo di continuare a dare il proprio aiuto al Festival, un evento famoso per la sua capacità unire la presenza di relatori di altissimo profilo alla capacità di parlare a chiunque e di arrivare al cuore dei cittadini. “La pandemia – ha aggiunto – ha colpito ovviamente anche l’università. Studenti e corpo docenti, però, hanno reagito con molta compostezza. Contiamo di tornare entro l’anno prossimo a una didattica al 100 per cento in presenza, compatibilmente con le necessità poste dalla tutela della salute”.
La Provincia autonoma di Trento – ha osservato Mattei – in questa fase ha dovuto confrontarsi con uno Stato piuttosto invadente. “A maggior ragione – ha commentato Fugatti – in questo momento serve innanzitutto molta concretezza, quella che ad esempio ha dimostrato qualche giorno fa l’Euregio nella sua ultima riunione, rafforzando la collaborazione fra i territori che la compongono, Trentino, Alto Adige e Tirolo. Ci vuole però anche del coraggio: organizzare un Festival in presenza, seppure con qualche limitazione, con contingentamenti e regole da osservare, è stata una scelta coraggiosa. Questo fa bene al territorio, e al tempo stesso facilita le collaborazioni con altre realtà. Come Provincia autonoma, dobbiamo continuare a vigilare contro tentazioni centraliste e chiedere che le regioni vengano coinvolte nelle decisioni, anche se dobbiamo onestamente riconoscere un dato di fatto: non tutti i territori in questo momento hanno la stessa capacità di spesa”.
Non sono mancati gli interventi di illustri economisti come Cottarelli e Boeri, che, sollecitati dalle domande dei giornalisti, hanno dato la propria opinione su alcuni degli argomenti più discussi al momento.
Al centro degli interventi del professor Cottarelli ci sono stati gli aiuti che gli Stati stanno erogando in questo momento di difficoltà. “L’economia non cresce per i sussidi – ha dichiarato il professore -. Siamo tutti d’accordo che a un certo punto dovranno finire, bisogna stare attenti a farlo non appena necessario. Nell’immediato bisogna ancora aiutare le aziende che hanno subito danni a causa del Covid, ma non vogliamo assolutamente tornare alle imprese decotte con partecipazioni statali”.
“Inoltre per sostenere popolazione e imprese tramite sussidi e investimenti gli Stati stanno creando moneta e la stanno facendo circolare tramite l’acquisizione di titoli di stato – prosegue Cottarelli -. Questo ha portato ad un forte aumento dei prezzi nei cinque mesi dell'anno, addirittura sottostimato dai dati ufficiali che prendono in considerazione gli ultimi dodici mesi. Se si isolano gli ultimi cinque, i prezzi in Germania per esempio sono aumentati così repentinamente che, annualizzandoli, porterebbero a un’inflazione dell’otto per cento. Come la maggior parte degli economisti penso che questo rimbalzo sia una reazione al precedente calo e non porti a un aumento permanente dell’inflazione, ma se mi dovessi sbagliare sarei parecchio preoccupato per l’Italia. In questo scenario infatti la Bce dovrebbe interrompere la sua politica espansiva di acquisto dei titoli di Stato, e per sostenere il proprio debito l’Italia dovrebbe rivolgersi ai mercati finanziari, un’operazione parecchio rischiosa quando il debito ha raggiunto il 160 per cento del Pil”.
L’economista ha anche commentato la situazione delle assunzioni dell’ultimo mese, che ha visto un aumento degli ingressi di giovani e donne nel mercato del lavoro. “Quello che vediamo ora è lo specchio di ciò che abbiamo visto nell’ultimo anno: con il peggioramento della situazione giovani e donne hanno abbandonato o sono stati costretti ad abbandonare il proprio lavoro. Ora, con la ripresa, si assiste al loro ritorno. Per quanto riguarda i giovani basta che l’economia del Paese sia in crescita per trovare loro posto, mentre per le donne la situazione è più complessa. Per una vera parità serve un cambiamento culturale abbinato a investimenti più sostanziosi nel campo della cura alla persona, compito che altrimenti ricade sulle spalle delle donne”.
Tito Boeri invece si è soffermato più sulla necessità di una maggiore educazione economica e finanziaria dei cittadini e sul blocco dei licenziamenti, misura recentemente critica dall’Ue. Per quanto riguarda l’educazione chiede “un maggiore impegno in questo campo. Bisogna fare di più perché anche nelle scelte quotidiane ci si trova spesso a confrontarsi con delle nozioni economiche per cui sarebbe utile avere dei rudimenti di economia. Per questo siamo contenti della risposta del pubblico a questo Festival, che è sempre molto partecipato, ma in Italia la strada da fare è ancora tanta. Rispetto a molti dei nostri vicini siamo molto indietro”.
Sul tema del blocco dei licenziamenti Boeri si allinea con l’Europa. “Secondo me è una manovra ormai inutile: non ha impedito che si distruggessero posti di lavoro, serve solo a trattenere l’inevitabile. A dirla tutta peggiora le cose perché più si impedisce alle aziende di licenziare, più saranno i licenziamenti che avverranno in contemporanea quando finalmente glielo si permetterà. Quindi chi vuole mantenere questa misura in realtà non vuole il bene dei lavoratori, che si troveranno improvvisamente per strada con milioni di concorrenti per scarsi posti di lavoro. L’opzione migliore sarebbe progettare un’uscita graduale da questa situazione”.











