Contenuto sponsorizzato

Allarme mancanza lavoratori, la vera risposta è nella crisi demografica? In 10 anni in Trentino over 65 +20% e under 14 -5,5%

La difficoltà nel reperire lavoratori è una delle problematiche più sentite negli ultimi mesi nel mondo del lavoro, sia in Trentino che a livello nazionale. Per fare chiarezza sulla questione il Dolomiti ha contattato la dirigente generale dell'Agenzia del lavoro della Pat, Stefania Terlizzi: ecco cosa sta succedendo

Di Filippo Schwachtje - 17 June 2022 - 06:01

TRENTO. Sono diversi i temi dai quali partire per affrontare quella che negli ultimi mesi è diventata tutti gli effetti una delle problematiche più importanti nel mondo del lavoro sia in Trentino che a livello italiano: la mancanza di manodopera. Temi che, con la ripresa seguita alle chiusure imposte dalle fasi emergenziali della pandemia sullo sfondo, si muovono su diversi binari: dalla crisi demografica alla riduzione della disoccupazione sul territorio, dalla difficoltà di reperimento di alcune professionalità e di lavoratori dall'estero alla necessità di lavorare sulle politiche attive per 'riattivare' giovani e lavoratori 'inattivi'. Per fare chiarezza sulla questione, il Dolomiti ha contattato la dirigente generale dell'Agenzia del lavoro della Provincia autonoma di Trento, Stefania Terlizzi.

 

Tenendo a mente i dati sulla disoccupazione in Trentino, da dove possiamo partire per spiegare la situazione attuale?

 

Innanzitutto possiamo dire che il numero di persone non occupate sta calando esponenzialmente. Dopo la fase pandemica siamo entrati in un periodo di massima occupazione ed in Trentino abbiamo registrato nel 2021 un tasso bassissimo di disoccupazione, al 4,8% (rispetto ad una media nazionale nell'ultimo trimestre del 9,1% ndr). Ovviamente questa situazione aumenta le difficoltà nel reperimento del personale. Difficoltà che però, va ricordato, erano presenti già prima dell'arrivo del Covid. La pandemia ha acuito alcuni fenomeni: pensiamo per esempio ai lavoratori che, durante le fase emergenziali, hanno scelto di cambiare settore. Molte realtà all'interno del comparto turistico hanno sospeso le attività e gli addetti stagionali che hanno deciso di trovare un nuovo impiego in un altro ambito ora non stanno tornando. Da un punto di vista occupazionale, dopo lo shock pandemico abbiamo assistito nel 2021 ad un progressivo recupero, di fatto, di tutte le posizioni perse nel 2020, ma il fabbisogno crescente delle imprese non ha trovato una corrispondente offerta di manodopera.

 

Di che numeri stiamo parlando?

 

I dati Istat certificano un aumento dell'occupazione complessiva nel 2021 sul 2020 pari a 3.500 posizioni lavorative in più (da 233.900 a 237.400). E' aumentata l'occupazione alle dipendenze (+4.200) che ha compensato il contestuale calo dell'occupazione autonoma (-700). In questo quadro la forza lavoro, che era calata nel 2020 a quota 247.300, nel 2021 è cresciuta a 249.300 (+2.000 unità). Significa che la maggiore occupazione si è alimentata in parte del differenziale positivo di forza lavoro e in parte del bacino dei disoccupati (che sono calati di 1.500 unità da 13.400 a 11.900). Il fenomeno della ripresa e della crescita dell'occupazione emerge anche dai dati Inps: è aumentato il numero delle aziende attive con dipendenti (16.178 nel 2019, erano calate a 15.700 nel 2020, e nel 2021 e prima parte del 2022 sono cresciute a 16.405 e 16.528), mentre cala il numero di richieste per disoccupazioni (47.341 nel 2019, 44.214 nel 2020, quando però la norme di sostegno all'occupazione hanno consentito un ricorso prevalente alle varie forme di Cig, e 39.977 nel 2021).

 

Quali altre questioni bisogna sottolineare in questo contesto?

 

Un aspetto da considerare è quello socio-demografico (Qui Articolo). Alla maggior domanda di forza lavoro correlata alla ripresa si associa la domanda di lavoro motivata da esigenze di turnover per sostituire, almeno in parte, il numero crescente di lavoratori in uscita per pensionamento. I dati Inps intercettano una crescita continua delle pensioni dal 2019 in poi, si passa dalle 161.713 alle 162.837 nel 2020 (effetto quota 100) fino alle 164.854 pensioni del 2022 (+2,3% sul 2019). Il Trentino, al pari degli altri territori, evidenzia però un'evoluzione demografica di invecchiamento della popolazione. Negli ultimi 10 anni la popolazione complessiva è cresciuta di circa 20mila unità, portandosi nel 2019 a quota 545.425 e, per coorte, a questa crescita ha contribuito soprattutto la fascia dei 65enni e oltre, che è passata da 101.971 residenti a 122.248, per una variazione del +19,9%,. questa fascia rappresenta ora più di un quinto della popolazione complessiva, il 22,4%. L'apporto della componente 0-14 anni è invece negativo: dal 2010 al 2019 i giovani sono calati del 5,5%, di quasi 4.500 unità. Questa situazione comporta da una parte la necessità di creare sul mercato nuove professionalità per la cura e la gestione degli anziani, andando allo stesso tempo a pesare proprio sulla mancanza di manodopera, per la necessità di sostituire ai lavoratori 'in uscita' quelli 'in entrata'.

 

Sulla situazione influisce anche il numero di cittadini 'inattivi'? Dei lavoratori 'sfiduciati' o di quei giovani Neet (Qui Articolo) che non sono alla ricerca di un impiego?

 

É possibile, anche se non ne abbiamo evidenza. Bisogna innanzitutto capire chi sono sul territorio i Neet e i cosiddetti 'sfiduciati', ma si tratta di categorie difficilmente fotografabili e difficilmente intercettabili. Quello che noi possiamo osservare per esempio, è che nel 2021 l'Inps riporta una riduzione delle richieste di Naspi. Da questo punto di vista è invece necessario intervenire con politiche attive, che hanno lo scopo appunto di 'riattivare' le persone che oggi sono al di fuori del mondo del lavoro. Con la fine di giugno partiranno i primi appuntamenti sul territorio, all'interno di un programma inserito nel Pnrr e che ha proprio l'obiettivo di riuscire a coinvolgere i lavoratori inattivi.

 

E per quanto riguarda i lavoratori stranieri?

 

In questo ambito dobbiamo innanzitutto operare una divisione tra lavoratori extracomunitari, il cui arrivo, a causa del Decreto Flussi, è previsto, anche se in ritardo, e quelli comunitari. In questo caso si tratta di addetti che tradizionalmente sono arrivati sul nostro territorio per lavorare ma che con la pandemia hanno ridotto il flusso di arrivo. L'esempio più lampante è quello della Romania, i cui lavoratori oggi spesso scelgono altre mete. Come Agenzia del lavoro noi stiamo portando avanti attività di promozione a livello nazionale per le candidature nelle posizioni lavorative in diversi ambiti in Trentino, sia nell'agricoltura che nel comparto turistico.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 30 giugno 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
01 July - 20:29
Dal 2015 a marzo 2022 il Rifugio Bindesi è stato gestito da Fabio Bortolotti, Ilaria Valenti e Federico Weber. Al loro posto ora [...]
Politica
01 July - 20:02
Oggi la Civica di Mattia Gottardi e Vanessa Masè ha presentato l'entrata nel partito dell'ex presidente della Cooperazione, Marina Mattarei. Sul [...]
Cronaca
01 July - 18:28
L'allarme è scattato nel pomeriggio di oggi poco prima delle 16. Il giovane, dicono i vigili del fuoco di Riva del Garda intervenuti sul posto, si [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato