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| 17 dic 2022 | 16:29

Bilancio da record per Mezzacorona con un fatturato da 213 milioni, spinto dal Trentodoc

Azienda solida e bilancio da record per il Gruppo Mezzacorona. L'export ritorna a essere strategico per la realtà vitivinicola  dopo lockdown e le restrizioni sui mercati per l'epidemia Covid

MEZZOCORONA. Brindisi spumeggianti, in tutti i sensi. Il Gruppo Mezzacorona presenta il suo bilancio record, tra encomi e risultati eccellenti in ogni situazione aziendale. Oggi la 118esima assemblea dei soci con il dato eclatante di ben 213 milioni di euro di fatturato.

 

Cifre spumeggianti è il caso di dire. Perché a spingere l’alto livello del gruppo enoico - tra i più importanti d’Italia - sono proprio le uve che scandiscono l’evoluzione del Trentodoc, lo spumante classico da qualche vendemmia sinonimo di vino trentino per eccellenza. Anche se i vini  marcatamente trentini cosiddetti "tranquilli" stentano - o faticano - a rimanere nell’alveo aureo dei consumatori più esigenti. Basta scorrere la dettagliata cartella stampa fornita stamane dai dirigenti del colosso enologico in riva al Noce.

 

Fatturato a 213 milioni di euro, con un +8,60% rispetto precedenti bilanci, una liquidazione ai soci di quasi 70 milioni, mentre il patrimonio aziendale supera quota 105 milioni. Buona pure la remunerazione del prezzo delle uve, con una resa per ettaro superiore ai 18 mila euro, a rimarcare che l’equilibrio tra le varie tipologie di uve è ancora una volta operato dallo chardonnay destinato alla spumantistica, ma specialmente dal vitigno leader aziendale, il pinot grigio.

 

Bilancio più che positivo dunque che rilancia progetti e consolida strategie. Con riscontri assolutamente generosi. Talmente positivi che spinge il presidente Luca Rigotti anche a sollecitare ulteriormente la ricerca scientifica in vitienologia, per giungere a potenziare i riscontri scientifici sulla "vite del futuro". Che dovrà essere radicata nell’identità territoriale, rispettando le caratteristiche organolettiche, ma pianta tollerante ad alcune malattie, per abbattere l’uso della chimica in campagna. Una dichiarazione tutt’altro che scontata. Sicuramente è in sintonia con il bilancio di sostenibilità presentato (quarta edizione)  assieme a quello del fatturato. Del resto Mezzacorona è stata una delle primissime mega aziende vitivinicole a scommettere sulla tracciabilità ambientale, sostenendo buone pratiche agronomiche, in equilibrio tra etica ed estetica.

 

Strategie operative appagate dai riscontri sul mercato - si vende vino trentino anche in Vietnam - con una capillare diffusione nei supermercati internazionali come sui tavoli dei bar e ristoranti più attenti. L’export viaggia attorno l’80% e i mercati esteri hanno risposto bene dopo le difficoltà della pandemia, l’aumento dei costi di trasporto - caricare sulla nave costa il triplo - senza tralasciare gli aumenti dei prezzi energetici, per reperire bottiglie di vetro, cartoni, sugheri e capsule idonee alla valorizzazione del prodotto.

 

Vini certificati Sqnpi per una coltivazione integrata, rispettosa dell’habitat. Attenzione ambientale pure per le mele Valentina, altro brand, frutticolo, del gruppo. Molta attenzione ai valori delle risorse umane - quasi 500 collaboratori - e  mirati investimenti sul rinnovo delle strutture (25 milioni) senza tralasciare una promozione "social" che ha raggiunto il milione di likes.

 

Vini di mirata commercializzazione, variegati nell’offerta. Il Teroldego Rotaliano tra i leader anche se - basterebbe approfondire i target nelle enoteche - è lo spumante Rotari (specialmente la selezione Flavio, un Trentodoc da 9 anni con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso) che s’impone per eleganza e autorevolezza. Proprio come registra tutto il comparto delle ‘bollicine’ trentine. Un prosit convinto, beneaugurante.

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