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“I Bitcoin? Li danno spesso per morti ma sono ancora qui”. La roveretana Bmanity con i colossi delle criptovalute è la prima azienda trentina iscritta al nuovo registro di Stato

In Trentino la prima (e finora unica) azienda ad avere dimostrato di avere i requisiti per entrare nel registro speciale dei cambiavalute virtuali è stata la roveretana Bmanity Srl: “Il calo del valore dei Bitcoin? A ben guardare si tratta di un’opportunità. D’altra parte mari calmi non hanno mai fatto buoni marinai”

Di Tiziano Grottolo - 30 giugno 2022 - 09:29

ROVERETO. Dallo scorso 16 maggio il settore italiano delle criptovalute ha subito una piccola rivoluzione voluta dal Governo nazionale che ha imposto a tutti gli operatori in valuta virtuale attivi in Italia di iscriversi a uno speciale registro gestito dall’Organismo agenti e mediatori. Non è una cosa di poco conto perché l’iscrizione è obbligatoria, anche per chi svolge attività online, altrimenti si viene considerati abusivi.

 

In Trentino la prima (e finora unica) azienda ad avere dimostrato di avere i requisiti per entrare nel registro speciale dei cambiavalute virtuali è stata la roveretana Bmanity Srl, una costola della più famosa Inbitcoin.

 

Dal 2017 Bmanity, con il marchio Comproeuro, è attiva nel mondo dei Bitcoin e offre formazione, servizi di cambio e incasso dedicati ad aziende e commercianti. Quest’azienda roveretana è stata una pioniera del settore, fra le prime a promuovere il concetto di “Bitcoin valley”, un luogo (con una sede fisica in via Rialto) in cui sperimentare un nuovo modo di vivere il denaro.

 

“Ammetto che queste forme di controllo non mi piacciono molto, perché non si sposano con il concetto che sta dietro ai Bitcoin” dice Nicola Vaccari, tra i soci fondatori di Inbitcoin e amministratore di Bmanity. “Comunque abbiamo sempre operato alla luce del sole e nella più completa legalità quindi ci siamo subito iscritti senza protestare”. Di fatto questo è un ulteriore sforzo da parte del Governo di Roma per normare il settore, identificando gli operatori e cercando di ridurre le potenziali truffe e chi si improvvisa come cambiavalute.

 

Da tempo alcuni economisti, fra cui Paolo Savona oggi alla guida della Consob (la Commissione nazionale per le società e la Borsa), chiedono di regolamentare il settore che però sarebbe libero per definizione. Per esempio se la Russia di Vladimir Putin aveva pensato alle criptovalute per aggirare le sanzioni è altrettanto vero che l’Ucraina le ha utilizzate per comprare armi con cui rifornire il proprio esercito. Questo a conferma della duttilità di questa valuta virtuale.

 

Quindi è normale che chi opera nel settore non veda di buon occhio le “intromissioni” dello Stato. “L’idea di un registro per i cambiavalute virtuali era sul tavolo già da tempo – prosegue Vaccari – anche le società estere che operano in Italia, e mi riferisco a colossi come Binance (la piattaforma con il più alto volume di scambi ndr), hanno dovuto aprire una sede legale in Italia e iscriversi al registro. Diciamo che ora il consiglio può essere quello di affidarsi solo a chi è inserito nel registro, per quanto riguarda i controlli la normativa antiriciclaggio è sempre stata attiva e su richiesta delle autorità i dati erano resi disponibili, ora diventerà una cosa sistematica come lo era per i normali cambiavalute o compro-oro”.

 

Recentemente i Bitcoin hanno subito un tracollo, in altre parole il loro valore sul mercato è sceso e ora si aggira fra i 19 e i 20mila euro (nel novembre 2021 era attorno a 56mila euro). L’amministratore di Bmanity però sdrammatizza: “I Bitcoin son già stati dichiarati morti centinaia di volte, eppure sono ancora qui”. Vaccari parla di un ciclo naturale, “è un po’ come il respiro – spiega – non è la prima volta che si registrano dei cali simili ora però se ne possono comprare di più perché costano meno, a ben guardare si tratta di un’opportunità. D’altra parte mari calmi non hanno mai fatto buoni marinai”.

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