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Il Trentingrana stagionato “nel cuore della montagna”: al via la sperimentazione (di almeno 12 mesi) per 160 forme nelle cave di dolomia

L'obiettivo è arrivare a circa 30mila forme di Trentingrana stoccate entro il 2025, rispetto alle 100mila conferite annualmente dai caseifici associati

Di F.S. - 19 aprile 2022 - 18:20

TRENTO. Il Trentingrana stagionato nel cuore della montagna: al via oggi la fase sperimentale di almeno 12 mesi con 160 forme collocate nelle cave di dolomia a Predaia, a 200 metri nel sottosuolo. Si tratta della prima sperimentazione mai realizzata in questo caso e il progetto preliminare prevede la conservazione e la stagionatura ipogea per circa 30mila forme di Trentingrana. Il tutto nell'ottica di coniugare sostenibilità ambientale e economica, risparmio energetico e la qualità delle eccellenze del territorio.

 

Poco lontano dalle forme di Trentingrana infatti, nelle grotte ricavate dalle immense cave di dolomia messe a disposizione dal Gruppo Miniera San Romedio, ci sono le celle di conservazione delle mele Melinda e la cantina dello spumante Altemasi Trentodoc di Cavit. Tutti prodotti di vertice dell'agricoltura trentina cooperativa, ha commentato il presidente della Cooperazione Trentina Roberto Simoni: “Che dimostrano la volontà di lavorare insieme e la capacità di guardare avanti anche in questo momento di grande difficoltà. Il Trentino si fa laboratorio guardato con interesse anche da altri territori, e la cooperazione saprà mettere a frutto le esperienze passate per declinarle al futuro”.

 

Si tratta, ha specificato il presidente di Trentingrana Concast (Consorzio dei caseifici sociali trentini) Stefano Albasini, di: “Un progetto fortemente voluto dal Consorzio per la salvaguardia del territorio che, nell'utilizzare in maniera sostenibile la nostra montagna, mira alla tutela dell'ambiente epigeo, rafforza la sinergia tra realtà agroalimentari trentine con il Gruppo Miniera San Romedio e dà un impulso innovativo al 'rispetto' che da sempre definisce e contraddistingue il nostro modo di produrre formaggi”.

 

Alla cerimonia ufficiale dell'avvio del progetto sperimentale erano presenti questa mattina anche il presidente della Pat Maurizio Fugatti, gli assessori all'agricoltura Giulia Zanotelli, alla cooperazione Mario Tonina e alla cultura Mirco Bisesti oltre che la sindaca di Predaia Giuliana Cova. Per ora, come detto, sono state 160 le forme di Trentingrana che, da oggi, riposano all'interno della montagna. Una fase sperimentale che precorre un progetto di conservazione e stagionatura ipogea più ampio (con circa 30mila forme di Trentingrana stoccate entro il 2025 rispetto alle 100mila conferite annualmente dai caseifici associati) che il Consorzio svilupperà in collaborazione con il Gruppo Miniera San Romedio, che ha scelto di ottimizzare i propri scavi nell'ottica di una progettualità legata alla conservazione in ambiente ipogeo, in condizioni di microclima controllato, di prodotti alimentari e non.

 

In Val di Non infatti le gallerie sono scavate e prendono forma in sinergia con altre realtà del territorio per predisporre i vuoti minerari allo stoccaggio e conservazione di prodotti, offrendo una seconda vita agli spazi in ipogeo in un'ottica di riutilizzo delle aree e di preservazione del territorio in superficie. La sintesi, secondo i promotori del progetto, di “un'economia circolare che fa del Trentino un esempio tra i più virtuosi nella realizzazione di una vera e propria 'cultura circolare e sostenibile' tra le imprese e i produttori locali”. Le condizioni all'interno delle grotte rappresenterebbero poi un presupposto ideale per ridurre i consumi di energia: grazie all'isolamento naturale garantito dall'ammasso roccioso infatti, l'ambiente sotterraneo non è soggetto ai picchi di temperatura che si verificano nei periodi estivi e invernali (nelle cave la temperatura è stabile durante tutto l'anno ed è pari a circa 12 gradi).

 

“La temperatura normale di stagionatura è di circa 16-18 gradi – ha spiegato il responsabile tecnico del progetto Lorenzo Berloffa – che verranno raggiunti attraverso un sistema di riscaldamento a pompe di calore”. Il tutto garantendo quindi un risparmio di energia rispetto alle necessità di raffreddamento e riscaldamento necessarie in superficie. “Dopo la sperimentazione – ha sottolineato Berloffa – eseguiremo le verifiche organolettiche sulla qualità del prodotto finale, che ci aspettiamo essere quantomeno uguali rispetto a quelle ottenuti nei magazzini tradizionali e speriamo anche superiori, grazie alla temperatura più o meno costante durante tutto l'anno”.

 

Fugatti, nel fare i complimenti e gli auguri per il buon esito dell'iniziativa, ha poi ricordato le tante tematiche aperte per i diversi settori coinvolti: “La costante collaborazione con la cooperazione è importante per l'economia del territorio. Questa bellissima iniziativa è un laboratorio di sperimentazione che oggi ha un valore ancora maggiore di fronte all'attuale crisi energetica: il Trentino riesce a guardare oltre anche rispetto a queste problematiche e i grandi player del nostro Trentino agricolo hanno dimostrato di saper mettere insieme le proprie eccellenze in un'ottica di sostenibilità economica ed energetica”. In un momento di grande difficoltà per il comparto, ha aggiunto Tonina: “Iniziative come questa vanno nella giusta direzione, poiché il risparmio energetico è l'elemento che pesa maggiormente per coloro che si occupano di attività economiche”. Per l'assessora Zanotelli poi: “In questo progetto sperimentale, che si affianca al percorso già avviato da Melinda e da Cavit, emerge l'obiettivo del nostro territorio di coniugare prodotti di qualità, risparmio energetico, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica”.

 

La sperimentazione, inoltre, potrà aprire le porte ad ulteriori test dei prodotti caseari a pasta dura e semidura della gamma del Consorzio, come ad esempio il Mezzano Trentino delle Dolomiti e il Vezzena del Trentino.

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