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Italfood dimezza i suoi dipendenti. I sindacati: "Più di tre mesi senza stipendio, ritardi nelle retribuzioni". Patt: "Situazione drammatica per molte famiglie"

Lo stabilimento Italfood, con sede ad Ala, che fino a pochi mesi fa dava lavoro a una settantina di dipendenti, ora si trova in grave crisi di liquidità. I sindacati Fai Cisl e FLai Cgil da gennaio stanno monitorando la situazione. Gli occupati contati a inizio aprile erano 35. Marchiori: "Urgente organizzare un tavolo di coordinamento che affronti subito la questione"

Di Francesca Cristoforetti - 20 aprile 2022 - 17:58

TRENTO. “La situazione Italfood sta palesando tutta la sua drammaticità: i dipendenti, un tempo settanta e ora più che dimezzati, non ricevono lo stipendio da quattro mesi e la società è in concordato preventivo”. Sono queste le parole del segretario del Patt della sezione di Ala, Eddy Marchiori, riguardo la difficile situazione di Italfood, l’impresa specializzata nella produzione di pasta fresca e ripiena.

 

Lo stabilimento, con sede ad Ala, che fino a pochi mesi fa dava lavoro a una settantina di dipendenti, ora si trova in grave crisi di liquidità. Secondo i sindacati Fai Cisl e FLai Cgil, che da gennaio stanno monitorando la situazione, gli occupati rimasti a inizio aprile erano 35. Si parla di mesi senza stipendio né tredicesima e una storia ancora più lunga di retribuzioni, quattordicesime e tredicesime rateizzate o arrivate in ritardo. 

 

“Una situazione – aggiunge Marchiori – che sta mettendo in croce molte famiglie già lungamente provate dalla crisi scatenata dalla pandemia prima e ora dall'impennata dei prezzi e del caro vita conseguente la crisi internazionale”. L'aumento dei prezzi delle materie prime rischia perciò di mettere in pericolo il comparto, con ricadute drammatiche sulle famiglie e per l'economia locale.

 

Gli operai nonostante le difficoltà hanno proseguito con la produzione "con grande spirito di responsabilità, e a loro va tutta la nostra solidarietà; ora infatti è compito della politica non lasciarli soli”, prosegue il politico. Lavoratori e sindacati però non sono più disposti a dare tempo né fiducia all'azienda. “I lavoratori e le lavoratrici non possono più sopportare questa situazione – dicono con amarezza e sconcerto Franco Zancanella, Katia Negri ed Elisa Cattani che stanno seguendo la situazione per Fai Cisl e FLai Cgil - molti hanno continuato a portare avanti la produzione, fidandosi delle promesse del datore di lavoro. Nulla si è mosso nei fatti e non si può andare al lavoro come se si facesse volontariato”.

 

L'immobile, di proprietà di Trentino Sviluppo, presenta una compartecipazione provinciale all'iniziativa imprenditoriale: “È quindi doverosa una netta presa di posizione in aiuto dei lavoratori di Italfood - sostiene il segretario Marchiori - accordando loro un sostegno per far fronte alle difficoltà economiche in cui sono immersi in questo momento. Crediamo che vada costruito un ponte fra le parti politiche comunali e provinciali proteso verso questi lavoratori, che possa sostenere questo momento difficile e contemporaneamente porre in essere un'iniziativa di salvaguardia occupazionale di concerto con i sindacati”.

 

Ala è un polo industriale di grande importanza per il basso Trentino, per questo “non possiamo rimanere inermi di fronte a questa eventualità, è necessario e anzi urgente organizzare un tavolo di coordinamento che affronti subito la questione”, sostiene il politico.

 

A inizio aprile si è tenuto un incontro con l’assessore Achille Spinelli, Servizio lavoro, Trentino Sviluppo e per la prima volta in presenza anche con l’azienda. Nel frattempo sembrerebbe che sia già stata depositata richiesta di concordato in Tribunale. “L’azienda, senza alcuno scrupolo, si è approfittata della loro disponibilità e fiducia dei lavoratori, mettendo intere famiglie sul lastrico”, proseguono i sindacalisti. Molti infatti sono quelli che si sono dimessi e hanno cercato occupazione altrove.

 

“Fin da inizio anno i vertici aziendali – riportano i sindacati – ci hanno sempre assicurato che da un momento all’altro sarebbe subentrato un nuovo acquirente che avrebbe portato avanti la proprietà. In questi mesi nulla si è concretizzato. Anche oggi abbiamo ascoltato le stesse rassicurazioni. Più delle parole contano i però i fatti, che fino a oggi non abbiamo visto”.

L’azienda avrebbe potuto chiedere cassa integrazione almeno per parte dei propri dipendenti, ma ha preferito andare avanti per incassare e continuare ancora a produrre puntando così a proteggere il valore dell’impresa sul mercato. “A pagare sono stati però i lavoratori: ci sono casi di famiglie in cui entrambi i coniugi sono/erano dipendenti Italfood, persone che non sanno più come arrivare alla fine del mese avendo ormai prosciugato anche i risparmi”.

Proprio a tutela di queste situazioni i sindacati in primis hanno chiesto alla Provincia di attivare in seno all’Agenzia del Lavoro tutti gli strumenti esistenti per la futura presa in carico dei lavoratori cessati, di agevolare attraverso le banche del territorio l’utilizzo da parte dei lavoratori a forme di accesso al credito che permetterebbero di anticipare almeno parte dei crediti mettendo come garanzia anche il Tfr.

 

“Abbiamo avuto rassicurazioni in tal senso da parte di Piazza Dante - concludono Cattani e Negri e Zancanella - abbiamo fin dal principio chiesto che venissero attivati tutti i canali provinciali per favorire l’insediamento di una nuova realtà industriale che possa dare garanzie occupazionali certe. Fino a oggi, per loro, la situazione in azienda è stato un continuo stillicidio”,

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