''Riflettiamo sul sistema neve. Innevamento programmato? L'acqua è l'oro blu. Impianti in quota? Utili per ridurre il traffico'', gli industriali sul caro energia e l'inverno
Il presidente di Confindustria Trento, Fausto Manzana: "C'è il rischio di non essere compreso un massiccio ricorso al pompaggio di acqua a fini di innevamento dopo un'estate così complicata. E si deve parlare senza paura di una strutturazione per fare sintesi e avere un effetto completamento. E avviare un discorso a livello di Dolomiti tra Trento, Bolzano e Belluno"

TRENTO. "Ora l'attenzione è rivolta ai costi energetici, le bollette preoccupano tutte le imprese, compreso il settore della neve ma il tema da affrontare è quello dell'oro blu". Queste le parole di Fausto Manzana, presidente di Confindustria. "L'acqua è una risorsa preziosissima e un ragionamento di sistema non è più procrastinabile. Non è un cambiamento da valutare per questa stagione e magari neppure per il prossimo inverno, però appare opportuno avere una visione e un piano da approfondire tra tre anni: il tempo è sempre più stretto".
La stagione invernale è ormai alle porte. Le diverse località sciistiche del Trentino intendono aprire ma i bilanci rischiano di andare in rosso per tutti o quasi, nonostante il +10% medio degli skipass. La preoccupazione dei comprensori è legata in particolare alle bollette: il trend è quello di un raddoppio dei costi. A San Martino di Castrozza, per esempio, si è passati da 350 mila a 800 mila euro (Qui articolo).
Usciti dal lockdown causa Covid, il settore è ripartito con entusiasmo ma ora si trova a fronteggiare nuove difficoltà e nuove incertezze. Il tutto innestato nel contesto del cambiamento climatico con inverni sempre più secchi e inversioni termiche più frequenti.
"Le società di impianti di risalita sono energivore - aggiunge Manzana - la produzione di neve rischia di diventare insostenibile. Se è naturalmente impossibile pensare di rinunciare a una parte così importante della nostra economia e della nostra tradizione di punto in bianco, si ribadisce la necessità sviluppare un piano per diventare autonomi sotto il profilo dell'energia: un mix di sorgenti tra micro-eolico e idroelettrico per poter gestire il risorse nel migliore dei modi".
L'incognita delle condizioni di vento, di temperatura e di umidità per ricorrere all'innevamento programmato non sempre ottimali. E poi serve acqua per alimentare il sistema. Ma si esce da un'estate di fontane spesso chiuse, portate ridotte o limitazioni acqedottiche. E in generale massima attenzione a causa della siccità con i vigili del fuoco che sono dovuti intervenire con le autobotti per alimentare i sistemi e ripristinare i livelli. Alcune aree si trovano ancora in sofferenza, come Brentonico. "E lì l'acquedotto non è messo così male si può pensare - evidenzia Manzana - le sorgenti sono però in sofferenza. Non basta qualche millimetro di pioggia mentre i nubifragi lasciano solo danni e non risolvono nulla".
I livelli dei bacini potrebbero partire più bassi rispetto agli anni precedenti (Qui articolo). "E' chiaro che ai costi dell'energia - aggiunge Manzana - ci sono quelli dell'acqua. E rischia di non essere compreso un massiccio ricorso al pompaggio di questa risorsa a fini di innevamento dopo un'estate così complicata".
I temi della sostenibilità e della riconversione alla luce dei cambiamenti climatici sono all'ordine del giorno da diverse edizioni della Borsa internazionale del turismo montano. "Tutti gli attori del sistema son d'accordo - prosegue il presidente di Confindustria - ma poi si stenta a mettere a terra idee, visioni e programmazioni. Certo ora è un momento di shock però diventa sempre più urgente pensare a nuove soluzioni. Un cambiamento diventa fondamentale per la montagna e per le comunità che beneficiano del turismo".
Non solo la salita del prezzo degli skipass, per far fronte a questa situazione complessa il prossimo inverno rischia di essere caro tra costi delle bollette e conseguenti ritocchi ai listini prezzi lungo tutta la filiera. "Inizia evidentemente a essere impegnativo per una famiglia e per questo è importante avviare un ragionamento strutturale sulla possibilità di offrire altre esperienze a costi competitivi. C'è poi una questione legata alla politica dei prezzi in linea generale, cioè profonde diversità e differenze economiche tra stazioni comparabili".
Controproducente rinunciare di punto in bianco, ma è evidente che l'emergenza Covid e il caro energia ha inevitabilmente accelerato una tendenza in corso, accentuata poi dal cambiamento climatico. Intanto la prima stazione a mollare la presa è stata la Panarotta, impianti e piste quest'inverno resteranno chiusi nell'impossibilità di sostenere i costi e nell'incertezza di arrivare alla primavera (Qui articolo). Una decisione sofferta con ricadute su tutti gli operatori che gravitano intorno al mondo dello sci. Una scelta che, però, rilancia la questione ormai sul tavolo.
Nell'ultima assemblea di Confindustria si è parlato delle Dolomiti ma il tema impiantisti non è stato toccato mentre il presidente Fausto Manzana aveva chiesto un anno fa se "vale ancora la pena investire su stazioni sciistiche troppo basse?" e aveva evidenziato la necessità, forse, di ripensare al modello della montagna (Qui articolo). Anche l'Onu ha evidenziato che tra 14 anni potrebbe diventare impossibile sciare, anche sulle Dolomiti, tra ''neve bagnata'' e carenza energetica (Qui articolo).
"La montagna è un asset fondamentale per il Trentino, la sua fruizione significa comunità e servizi. Gli impianti di risalita non sono impattanti e possono servire a migliorare la mobilità, se pianificati con intelligenza sono una giusta mediazione per ridurre il traffico veicolare e migliorare la vivibilità delle nostre aree. Questo discorso può valere anche sulle quote più alte, i contesti stupendi del territorio devono avere un valore da soli. Ma si deve parlare senza paura di una strutturazione per fare sintesi e avere un effetto completamento. E avviare poi un discorso a livello di Dolomiti tra Trento, Bolzano e Belluno", conclude Manzana.
















