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Specie alloctone, le associazioni non escludono di dover sospendere la pesca in Trentino: “La stagione è compromessa”

La minaccia dei pescatori trentini che chiedono garanzie alla Giunta Fugatti: “Ogni associazione valuterà se continuare o meno nella coltivazione delle acque e nella gestione degli impianti ittiogenici non solo delle specie oggi definite alloctone ma anche della marmorata”

Di Tiziano Grottolo - 25 marzo 2022 - 20:12

TRENTO. Il mondo della pesca trentina è in agitazione. Da tempo infatti, le associazioni di pescatori (rappresentate dalla Federazione pescatori trentini, Fipsas, Magnifica Comunità Val di Fiemme e Unione pescatori trentini) stanno portando avanti la contestazione del provvedimento nazionale che prevede il divieto di “immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie e di popolazioni non autoctone”.

 

Da un lato ci sono i pescatori che temono le ripercussioni economiche e di veder cancellato nel giro di pochi mesi l’intero mondo della pesca dilettantistica, dall’altro il provvedimento si è reso necessario per tentare di salvaguardare le specie autoctone che rischiano di essere soppiantate da quelle aliene o di dar vita a ibridi che prima non esistevano. Nel mirino del decreto governativo ci sono in particolare trota fario, trota iridea, trota lacustre e coregone, che pur essendo presenti da molto tempo non sono considerate autoctone in quanto frutto di precedenti immissioni.

 

In Trentino tutte le acque correnti e lacustri sono gestite da associazioni di volontariato su concessione della Provincia di Trento, titolare dei diritti di pesca tranne nel caso di alcuni comuni che li conservano così come la Magnifica Comunità di Fiemme e Primiero. Sono ben 18 gli impianti ittiogenici costruiti e gestiti in Trentino grazie al contributo della Provincia, ma soprattutto con l’impegno finanziario e di volontariato delle associazioni e dei loro soci. Come sottolineano le stesse associazioni “tutto il materiale prodotto e selezionato sotto l’attento controllo dei tecnici della Provincia, viene immesso nelle acque in concessione e in nessun caso destinato a pescicolture commerciali o utilizzato per scopi differenti dal sostentamento della ittiofauna selvatica”. Ad oggi però, tutte le immissioni sono state bloccate per via dell’entrata in vigore del provvedimento nazionale.

 

Eppure, lo scorso 28 febbraio in Parlamento era stato approvato un emendamento che prevederebbe una deroga al divieto di immissione fino al 31 dicembre 2023, data entro la quale una commissione ad hoc dovrebbe individuare l’elenco completo delle specie autoctone. Infatti molte Regioni hanno adottato dei provvedimenti per consentire ai propri pescatori di immettere nelle acque di trote fario, iridee, lacustri. Tra queste ci sono Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Marche, Umbria, Toscana e Provincia Autonoma di Bolzano. “Contrariamente a quanto sta avvenendo nelle altre regioni del Nord Italia – spiegano le associazioni trentine – non abbiamo la possibilità di fare la stessa cosa poiché non è stato ancora adottato alcun provvedimento dalla parte politica, sebbene sollecitato più volte”.

 

Molti sono i confronti avvenuti negli ultimi mesi tra la Provincia e le associazioni. Nell’ottobre 2021, per esempio, in occasione dell’incontro con il Comitato Pesca era stato consegnato un documento sottoscritto da tutte le realtà di pesca attraverso il quale si chiedevano delle risposte per quanto riguarda le gestione delle specie alloctone. “Ad oggi non abbiamo ricevuto ancora una risposta e ci troviamo nella totale incertezza sulla gestione del pesce allevato e già presente in grandi quantità in tutti gli impianti della Provincia”. Più di recente le associazioni si sono viste presentare uno documento tecnico sullo studio del rischio per quanto riguarda le immissioni che però è stato sonoramente bocciato e per questo i pescatori hanno chiesto che venga riscritto con il loro coinvolgimento. “Sembrerebbe che sia stata finalmente recepita l’importanza del nostro coinvolgimento nella stesura del documento, ma abbiamo di fatto perso mesi preziosi che sicuramente per il 2022 comprometteranno la stagione di pesca”.

 

Secondo le associazioni tutto questo avrà delle gravi ripercussioni su vari livelli: da quello ambientale a quello economico, passando per il comparto del turismo. I risvolti negativi però saranno soprattutto economici, in particolare per le stesse associazioni che andranno incontro a “maggiori spese dovute al mantenimento prolungato nel tempo del pesce negli impianti ittiogenici e la conseguente perdita di introiti dovuta alla mancata vendita di permessi stagionali e temporanei”. Stando alle stime delle associazioni il comparto della pesca avrebbe un valore che supera gli 8 milioni di euro all’anno.

 

Di fatto in Trentino si è creato un vuoto legislativo in riferimento all’identificazione delle specie alloctone. Per questo le associazioni chiedono che venga confermata da subito l’applicazione della Carta Ittica, per avere un quadro normativo di riferimento almeno fin quando non verranno identificate dal tavolo di lavoro nazionale le specie alloctone e autoctone riferite al territorio provinciale. Inoltre al Consiglio Provinciale si chiede di impegnare la Giunta Fugatti “ad approvare urgentemente un documento che consenta l’immissione delle specie indicate nella Carta Ittica e nei Piani di Gestione”, nonché “una risposta immediata e scritta rispetto alla gestione del materiale giacente negli impianti delle associazioni, al fine di scongiurare la moria di un considerevole numero di materiale di pregio”.

 

In caso contrario, alla luce di queste difficoltà, i pescatori minacciano gravi conseguenze per il comparto. “Ogni associazione valuterà se continuare o meno nella coltivazione delle acque e nella gestione degli impianti ittiogenici non solo delle specie oggi definite alloctone ma anche della marmorata. Verrà inoltre fatta nel breve periodo una valutazione unitaria in merito all’eventualità di sospendere la pratica della pesca in tutto il territorio provinciale, al fine di tutelare le popolazioni attualmente presenti nelle nostre acque sino all’emissione di un provvedimento che consenta l’introduzione di materiale ittico”.

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