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Specie aliene, stop alle immissioni nelle acque trentine: “A rischio la sopravvivenza di alcune varietà di pesci e anfibi, provvedimento necessario”

A breve anche in Trentino entrerà in vigore il provvedimento che prevede il divieto di reintrodurre specie non autoctone. L’ittiologo risponde ai pescatori: “Le principali minacce al patrimonio faunistico delle acque italiane sono rappresentate dalle immissioni per favorire la pesca sportiva”

Di Tiziano Grottolo - 10 ottobre 2021 - 11:04

TRENTO. “Dal punto di vista della conservazione del patrimonio faunistico è un provvedimento necessario”, non ha dubbi Nicola Fortini, zoologo specializzato in ittiologia, nel commentare l’entrata in vigore della direttiva che prevede il divieto di “immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie e di popolazioni non autoctone”.

 

Il provvedimento in questione ha provocato la reazione dei pescatori trentini, in particolare Bruno Cagol, presidente dell’associazione Pescatori dilettanti trentini, evidenziava le possibili ricadute economiche (in negativo) sui settori legati al turismo, alla pesca sportiva e alla produzione ittica.

 

I problemi legati a questo tipo di economie sono innegabili ma le cosiddette specie aliene, spesso e volentieri, entrano in conflitto con quelle autoctone con il forte rischio di soppiantarle nella catena alimentare o di far nascere degli ibridi che “inquinano” la genetica delle specie indigene. “Le principali minacce al patrimonio faunistico delle acque italiane – sottolinea Fortini – sono rappresentate dalle immissioni di materiale ittico non adeguatamente selezionato per favorire la pesca sportiva”.

 

Il provvedimento nazionale, che in Trentino dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno, punta a salvaguardare le specie autoctone, molte delle quali rischiano l’estinzione. “In 9 bacini su 10 la situazione è drammaticamente compromessa a causa dell’ibridazione”, osserva l’ittiologo. “Si cerca in questa maniera di metterci una pezza e al contempo di recepire una direttiva europea. Il percorso ottimale sarebbe sospendere completamente qualsiasi tipo di immissione nonostante ci possano essere degli effetti sulle economie locali. Eppure dobbiamo farlo per per salvaguardare di specie che altrimenti rischiano di scomparire per sempre”.

 

Specie che si sono differenziate nel corso dei millenni, per via delle azioni dell’uomo, rischiano di sparire nel giro di qualche secolo. Il ripopolamento sarebbe auspicabile solo attraverso esemplari geneticamente certificati, ma si tratta di operazioni complesse e costose. In Trentino la trota marmorata è la specie autoctona che però è stata via via soppiantata (anche per via delle ibridazioni) dalla trota fario che ora è la specie più numerosa.

 

“Non mi esprimo sulle questioni economiche – conclude Fortini – perché non ho le competenze ma dal punto di vista di un ittiologo è una scelta dolorosa ma necessaria. Le specie alloctone hanno degli impatti anche su anfibi e invertebrati, non solo sui pesci. Laddove vengono immessi Salmonidi estranei all’ambiente, secondo l’area geografica interessata, si moltiplicano i fattori di rischio per gli endemismi dell’area, fino all’eventualità di scomparsa totale per intere popolazioni di barbo canino, scazzone, cavedano etrusco e anche di anfibi ormai rari come la salamandra e della salamandrina dagli occhiali. Si tratta di specie tutelate al livello comunitario perché in forte contrazione, inserite nelle liste rosse Iucn, e trovo francamente grottesco metterle volontariamente a rischio al solo scopo di facilitare un’attività hobbistica”.

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