Contenuto sponsorizzato

Stop alle immissioni di specie aliene? I pescatori: “Rischiamo di sparire, danni per 3 miliardi sull’indotto nazionale”

Il Governo ha varato un provvedimento che prevede il divieto di reintrodurre specie non autoctone ma i pescatori sono contrari: “La prospettiva è vedere cancellato nel giro di pochi mesi l’intero mondo della pesca dilettantistica, con i suoi 3 miliardi di indotto stimati a livello nazionale”

Di Tiziano Grottolo - 07 novembre 2021 - 20:27

TRENTO. “La prospettiva è vedere cancellato nel giro di pochi mesi l’intero mondo della pesca dilettantistica, con i suoi 3 miliardi di indotto stimati a livello nazionale”. Questa la posizione dell’Unione pescatori del Trentino e della Federazione pescatori del Trentino in merito al decreto direttoriale approvato il 2 aprile 2020 dal Governo che prevede il divieto di “immissione e qualsiasi azione di introduzione, reintroduzione e ripopolamento di esemplari di specie e di popolazioni non autoctone”.

 

Per dovere di cronaca va detto che non si tratta di un provvedimento campato per aria, infatti, le cosiddette specie aliene spesso e volentieri entrano in conflitto con quelle autoctone con il forte rischio di soppiantarle nella catena alimentare. Come spiegava Nicola Fortini, zoologo specializzato in ittiologia: “Dal punto di vista della conservazione del patrimonio faunistico è un decreto necessario – perché – le principali minacce al patrimonio faunistico delle acque italiane sono rappresentate dalle immissioni di materiale ittico non adeguatamente selezionato per favorire la pesca sportiva”.

 

Ovviamente le associazioni della pesca hanno un parere diverso. “In Trentino – spiegano – si rischia di perdere un intero sistema che ha garantito fino ad oggi la conservazione e tutela degli ambienti acquatici. Le implicazioni del prevedendo prima dell’applicazione una fase di confronto e coordinamento di cui non si è vista traccia, hanno dimensioni ed effetti che probabilmente erano sfuggiti al legislatore”.

 

Il nodo è l’applicazione in concreto del principio di “specie autoctona”. Il Governo infatti ha stilato un elenco di pesci ritenuti originari delle acque e pesci che non lo sono, in quanto immessi negli ultimi secoli. Di questi “intrusi” fanno parte sostanzialmente buona parte delle specie oggetto di allevamento, pesca dilettantistica e, nei laghi, professionale.

 

Per citarne alcune: trota fario, trota iridea, trota lacustre e coregone. “La loro immissione – ricordano le associazione della pesca – è avvenuta in origine per incrementare la produttività a scopo alimentare e a vantaggio delle popolazioni locali, di ambienti come fiumi e torrenti in quota e laghi. Ha portato in molti di questi ambienti alla nascita di popolazioni autonome, in grado di autoriprodursi, almeno finché i nuovi utilizzi dei corsi d’acqua (sbarramenti per scopi idroelettrici, prelievi irrigui, modifiche radicali degli alvei per tutelare centri abitati, coltivazioni e attività economiche dalle piene) non hanno reso quegli ambienti troppo artificiali”.

 

Oggi le popolazioni di trota fario, lacustre e salmerino sono sostenute dall’immissione di uova e avannotti in molti di questi ambienti ecologicamente “degradati” e in quelli in cui la pressione di pesca è più massiccia. In Trentino se ne occupano le associazioni di pescatori, organizzate territorialmente, che su concessione della Provincia e seguendone le linee guida, “coltivano” le acque secondo la carta ittica e i piani di gestione. Soci locali e ospiti sostengono gran parte del peso economico dell’intero sistema.

 

Il problema è che queste specie, oltre a entrare in conflitto con quelle autoctone, con il forte rischio di soppiantarle nella catena alimentare, possono far nascere degli ibridi che “inquinano” la genetica delle specie indigene. Eppure, secondo i pescatori invece “gli effetti del divieto di introduzione delle trote fario, lacustri e del coregone dal prossimo gennaio renderanno del tutto inutili i riproduttori selezionati in decenni di attività e allevati nei 18 incubatoi di valle, per la realizzazione dei quali anche la Provincia ha investito negli anni milioni di euro”.

 

In questi incubatoi si trovano oggi 5 milioni di uova embrionale di trota fario e 2,5 milioni di uova embrionale di trota lacustre: futuri avannotti prodotti, come ogni anno, per essere seminati nel corso dell’anno seguente e dei quali le associazioni ora non sanno che fare. Parallelamente, in una percentuale ridotta di laghi e corsi d’acqua, si immettono anche trote già adulte destinate alla cattura: vengono acquistate dalla filiera, certificata e controllata, degli allevamenti privati: un’altra attività che verrà messa al tappeto.

 

“La rinuncia alla coltivazione a trota di torrenti, laghi e laghetti avrà un impatto che le associazioni stimano in una perdita del 40% dei soci permanenti e tra il 40 e il 70% degli ospiti”. Per i pescatori significherebbe non poter sostenere economicamente il personale e la gestione delle acque, tanto che se non si troverà una soluzione nelle prossime settimane, le associazioni hanno già annunciato che l’extrema ratio potrebbe essere la restituzione delle concessioni.

 

Per trovare una soluzione in tempo utile, la Conferenza delle politiche agricole (e pure la Regione Veneto) ha chiesto al Governo un ripensamento, affinché vengano riconosciute come “para autoctone” le specie presenti negli ambienti acquatici da almeno 200 anni. “Si potrebbe farlo anche solo temporaneamente, mentre si studia la percorribilità di modelli di gestione delle acque alternativi che ad oggi non sono nemmeno ipotizzati o basandosi già su modelli d’eccellenza come quello del Trentino”. Il 13 novembre a Milano un convegno riunirà ad un tavolo tutti i soggetti interessati: gestori delle acque di pesca, gestori degli impianti di acquacultura, aziende operanti nella produzione e commercializzazione di articoli per la pesca, aziende legate al turismo, all’ospitalità e alla ristorazione. L’obiettivo è arrivare a un documento comune da inviare al Governo per chiedere una immediata revisione del Decreto 2020 o perlomeno una sospensione temporanea degli effetti, prima che sia troppo tardi”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 27 gennaio 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Ricerca e università
28 gennaio - 15:43
Entro il 2050 si potrebbe non sciare più su neve naturale a Cortina e Torino, così come in altre delle 21 località che ospitano i Giochi [...]
Montagna
28 gennaio - 10:23
Nel nuovo approfondimento della rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, tenuta dal Dolomiti in collaborazione con il Museo della Guerra di [...]
Ricerca e università
27 gennaio - 19:15
Dopo due studi di rilevanza internazionale pubblicati su importanti riviste, il team multidisciplinare del reparto di Neuroriabilitazione [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato