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| 20 ago 2023 | 19:19

Allarme manodopera: non si trovano lavoratori. In Trentino Alto-Adige il peggior dato: introvabile il 61,6% delle assunzioni previste

L'appello di Confartigianato: "La carenza di manodopera è diventata uno dei maggiori problemi per le nostre imprese. Siamo al paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori. E, nel frattempo, 1,7 milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studia, non si forma, non cerca occupazione. Ci giochiamo il futuro del made in Italy''

di Redazione

TRENTO. Allarme rosso per gli imprenditori: la manodopera è sempre più introvabile. Nell’ultimo anno la quota di lavoratori introvabili sul totale delle assunzioni previste è salita dal 40,3% di luglio 2022 al 47,9% registrato a luglio 2023. Un dato preoccupante, emerso dal rapporto di Confartigianato sulla carenza di personale in Italia.

 

Il fenomeno coinvolge tutte le Regioni, ma la più colpita è proprio il Trentino Alto-Adige, che con il proprio 61,6% di personale di difficile reperimento, stacca con un sostanzioso 4,5% la seconda classificata, ovvero la Valle d’Aosta (57,1%). Seguono Umbria (54,6%), Friuli-Venezia Giulia (53,3%), Emilia-Romagna (52,7%), Piemonte (52%) e Veneto (51,4%).

 

Si tratta di un’emergenza che non accenna a rallentare: il sondaggio infatti classifica la scarsità di manodopera come un fenomeno in crescita ovunque. Ancora una volta il Trentino Alto-Adige si classifica tra i primi in quest’ambito con un +10,3% che lo lascia alle spalle soltanto di Abruzzo (+11,5%), Calabria (+10,9%), Liguria (+10,8%) e Puglia (+10,5%).

 

Se il Trentino Alto-Adige è “la regione più esposta al fenomeno” secondo Confartigianato, le figure più interessate, ovvero quelle di difficile reperimento, sono in particolare quelle dei tecnici specializzati, in particolare nella carpenteria metallica (70,5% di personale difficile da trovare), nelle costruzioni (69,9%) e nella conduzione di impianti e macchinari (56,6%).

 

Inoltre dal rapporto di Confartigianato emerge che, tra le cause di difficile reperimento, per il 32,4% dei lavoratori è dovuto alla mancanza di candidati ed il 10,8% all’inadeguata preparazione degli stessi. Per questo, le piccole imprese reagiscono intensificando le collaborazioni con gli istituti tecnici e professionali, l’utilizzo di stage, tirocini, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Inoltre, all’aumento delle retribuzioni, affiancano l’offerta di pacchetti di welfare aziendale, flessibilità dell’orario di lavoro, l’utilizzo dello smart working, interventi per migliorare il clima aziendale e il comfort dei luoghi di lavoro.

 

“La carenza di manodopera – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – è diventato uno dei maggiori problemi per le nostre imprese. Siamo al paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori. E, nel frattempo, 1,7 milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studia, non si forma, non cerca occupazione. Di questo passo, ci giochiamo il futuro del made in Italy. Ecco perchè il dibattito su salario minimo e lavoro povero deve allargarsi ad affrontare con urgenza il vero problema del Paese: la creazione di lavoro di qualità. Serve un’operazione di politica economica e culturale che avvicini la scuola al mondo del lavoro, per formare i giovani con una riforma del sistema di orientamento scolastico che rilanci gli Istituti Professionali e gli Istituti Tecnici, investa sulle competenze a cominciare da quelle digitali e punti sull’alternanza scuola lavoro e sull’apprendistato duale e professionalizzante. Bisogna insegnare ai giovani che nell’impresa ci sono opportunità, adeguatamente retribuite, per realizzare il proprio talento, le proprie ambizioni, per costruirsi il futuro”.

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