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| 26 apr 2023 | 20:18

"Costruiamo muri in riso e gusci di uova". La bioedilizia della Calchera San Giorgio dopo il restauro di Palazzo Reale a Napoli: "Abbiamo studiato le malte di fenici e romani"

L'impresa della famiglia Nerobutto nel 2004 ha realizzato uno studio per elaborare nuove malte tecniche e intonaci a base naturale, come quelle storiche. Il direttore: "Un calcestruzzo moderno ha una durata media molto breve, sui 40-50 anni, quello romano dopo 2mila anni dicono ancora sia materia viva"

di Francesca Cristoforetti

GRIGNO VALSUGANA. Hanno ristrutturato la Villa di Diomede a Pompei, ma anche Palazzo Reale di Napoli e ora creano malte per gli edifici, riproducendo quella antica di fenici e romani.

 

"Non ci dedichiamo soltanto al restauro, ma proponiamo anche materiali innovativi per le ristrutturazioni dei nuovi edifici, come muri fatti utilizzando gli scarti del riso, canapa e gusci delle uova". E' così che Gianni Nerobutto, direttore tecnico della Calchera San Giorgio, nata dall'impresa della famiglia Nerobutto, racconta la sua attività, ormai conosciuta in tutta Italia.

 

L'azienda si è infatti specializzata non solo nello studio e nella produzione di materiali specifici per il restauro, ma anche nell'edilizia sostenibile. "I materiali vengono prodotti mediante l’utilizzo di materie selezionate, sia prime naturali sia derivate dal riciclo, esenti da sostanze dannose per la salute e l’ambiente".

 

Il tutto parte dal 2004, quando viene avviato uno studio commissionato da Calchera San Giorgio, in collaborazione tra le diverse realtà anche con il Politecnico di Milano per lo studio dei materiali antichi. "Abbiamo voluto porre il focus sui materiali fenici e romani – spiega il direttore – arrivando a elaborare delle malte tecniche specifiche e intonaci".
 

Da questo studio emerge per esempio la Calce Pozzolanica Pantheon, "esito di un’approfondita indagine sulle malte romane che strutturano gli straordinari e longevi monumenti che possiamo ancora ammirare. Quest’antico ma avveniristico legante è perfettamente compatibile con le strutture storiche d’ogni tempo".

 

E' proprio la storia il punto partenza per riproporre soluzioni antiche in chiave moderna. "Un calcestruzzo moderno ha una durata media molto breve, sui 40-50 anni, quello romano dopo 2mila anni dicono ancora sia materia viva".

 

Da qui l'utilizzo di prodotti naturali per la bioedilizia, come quelli storici. "In un'ottica di riutilizzo dei materiali creiamo l'intonaco e la malta, utilizzando gli scarti dei gusci delle uova e la lolla del riso. Una grande innovazione nel settore dell'edilizia", conclude Nerobutto.

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