In Provincia di Trento il 9,5% dei contratti sono irregolari: 24.600 i lavoratori in nero
Da una ricerca realizzata dalla Cgia di Mestre si scopre che, fra i dipendenti del settore privato, sarebbero 24.600 i lavoratori in nero presenti in Provincia di Trento, pari al 9,5% degli occupati

TRENTO. Secondo i dati riportati dalla Cgia di Mestre sono 24.600 i lavoratori in nero presenti in Provincia di Trento, pari al 9,5% degli occupati.
Secondo l’elaborazione, basata su dati Inps, nel 2021 il numero medio delle giornate retribuite al Nord è stato pari a 247, al Sud, invece, a 211. Il calcolo è stato effettuato sui lavoratori dipendenti del settore privato ma non sono inclusi gli occupati del settore agricolo e i lavoratori domestici.
Pertanto, nel settentrione un ipotetico operaio ha lavorato 36 giorni in più che corrispondono a quasi 2 mesi lavorativi “aggiuntivi” rispetto a un collega meridionale. La discrepanza però è legata proprio alla presenza del lavoro nero. Le ore lavorate irregolarmente infatti non possono essere incluse nelle statistiche ufficiali.

Altresì, la concorrenza sleale praticata dalle realtà completamente o in parte sconosciute al fisco e all’Inps mantengono, nei settori in cui operano, molto basse le retribuzioni previste dai Contratti nazionali. Secondo la Cgia il vero problema resta proprio la diffusione del sommerso che rende l’occupazione del Mezzogiorno “fragile e povera”. Secondo gli esperti se non si inizia a contrastare efficacemente il lavoro irregolare, il divario Nord-Sud è destinato ad aumentare, danneggiando tutto il Paese.

Sempre secondo la Cgia a rallentare il Meridione ci sarebbero anche la scarsa industrializzazione, soprattutto hig-tech, e una limitata concentrazione di attività bancarie, finanziarie ed assicurative. Il mercato del lavoro è caratterizzato da tanti precari, molti lavoratori intermittenti, soprattutto nei servizi, e tantissimi stagionali legati al mondo del turismo. Inoltre, si fa meno ricerca, meno innovazione e il numero dei laureati che lavorano nel Sud è molto contenuto. “La combinazione di questi elementi fa sì che gli stipendi percepiti dai lavoratori regolari siano statisticamente più bassi della media nazionale”, concludono dalla Cgia.












