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Nel Bellunese 7 nuove comunità energetiche con un contributo di 420 mila euro da Fondazione Cariverona

I vantaggi legati a queste forme di autoproduzione e autoconsumo vanno oltre l’impatto sull’ambiente: dalla creazione di nuove relazioni a una maggior autonomia dei territori, dalla riduzione dei costi in bolletta allo sviluppo di nuove competenze, le Cer toccano trasversalmente tutti gli obiettivi strategici della Fondazione

Pubblicato il - 02 novembre 2023 - 15:43

BELLUNO. Ventidue comunità energetiche rinnovabili da sviluppare in territori diversi per favorire la transizione ecologica del nostro Paese. Fondazione Cariverona ha deciso di sostenere la nascita di nuove Comunità energetiche rinnovabili (Cer) attraverso un bando ad hoc. Il Consiglio di amministrazione dell’ente ha recentemente deliberato 1,3 milioni di euro per la creazione di 7 Cer nella provincia di Belluno (con un contributo di 420mila euro), 8 a Vicenza, 4 a Verona e 3 ad Ancona.

 


 

“La crisi climatica che stiamo vivendo ci costringe ad accelerare i processi autorizzativi utili a sviluppare sistemi alternativi di produzione e di consumo di energia – sottolinea il presidente Alessandro Mazzucco –. Dietro questa sfida si nasconde una preziosa opportunità: quella di costruire un nuovo futuro, sostenibile e a misura d’uomo, per le nostre comunità. La nascita delle Cer dà forma a questa visione: è un passo piccolo ma concreto e molto importante nella giusta direzione”.

 

Sulla transizione ecologica, l’Italia è ancora indietro. La conferma arriva da un report della School of Management del Politecnico di Milano: per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall’Unione europea al 2030 - che prevedono la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990 - il Paese dovrebbe correre otto volte più veloce di quanto stia facendo, diminuendo i livelli di almeno il 4% all’anno. Un traguardo ambizioso che richiede passi concreti, a partire dalla progressiva riduzione dell’uso dei combustibili fossili per abbracciare le energie rinnovabili. Oggi queste fonti coprono il 19% dei consumi finali degli italiani e rappresentano il 40% circa della produzione nazionale di energia elettrica. La strada verso la decarbonizzazione è quindi lunga ed è necessario il contributo di tutti.

 

I vantaggi legati a queste forme di autoproduzione e autoconsumo vanno oltre l’impatto sull’ambiente: dalla creazione di nuove relazioni a una maggior autonomia dei territori, dalla riduzione dei costi in bolletta allo sviluppo di nuove competenze, le Cer toccano trasversalmente tutti gli obiettivi strategici della Fondazione. Sul piano sociale preoccupa, in particolare, il fenomeno della povertà energetica: secondo i dati, circa l’8,8% della popolazione italiana non è in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. “Le comunità energetiche selezionate rappresentano un’ottima soluzione per rilanciare la coesione e il senso di comunità rispondendo alle sfide socio-economiche dei nostri territori. È importante che enti, cittadini e imprese collaborino e accelerino per dare concretezza al tema della sostenibilità in tutte le sue dimensioni, senza lasciare indietro nessuno”.

 

Nonostante siano considerate uno strumento fondamentale della strategia climatica nazionale, oggi le Cer sono ancora poco diffuse in Italia, soprattutto nel confronto con altri Paesi europei come Germania e Danimarca: quelle operative sarebbero, in totale, meno di cento. A rallentarne l’espansione la lunga attesa dei decreti attuativi e la mancanza di competenze tecniche e specialistiche. “Siamo consapevoli dei ritardi del nostro sistema e delle cause che li hanno generati - commenta il direttore generale Filippo Manfredi -. Per questo motivo, il nostro bando mette a disposizione, oltre alle risorse economiche, anche squadre di esperti e tecnici in grado di fornire assistenza agli enti in ogni fase del progetto, accompagnandoli in un vero e proprio percorso di sviluppo delle competenze”.

 

Sulla base delle candidature ricevute, il Consiglio di amministrazione ha stabilito che, a beneficiare dei contributi, saranno - per la provincia di Belluno - il Centro Consorzi, il Comune di Borgo Valbelluna, il Comune di Feltre, il Consorzio dei Comuni B.I.M. Piave di Belluno, la Cooperativa Tib Teatro Sociale Onlus, l’Istituto Europeo per lo Sviluppo Tecnologico, l’Unione Montana Comelico. “La nostra speranza - conclude Manfredi - è che queste esperienze pilota possano avere un effetto moltiplicatore e diventare buone pratiche per nuove forme di sviluppo, coinvolgendo altri attori nel cambiamento”.

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