Pubblici esercizi, prezzi in aumento e pesa il costo delle materie prime. L'appello della categoria: "Serve ridurre il carico fiscale"
“I prezzi sono in aumento ma i pubblici esercizi fanno da calmiere all’inflazione, assorbendo gli aumenti di costi e materie prime senza riversarli sui clienti: di fatto, gli aumenti della categoria sono al di sotto dell’inflazione generale

TRENTO. Il 42% dei bar ha aumentato i prezzi fino al 10% ma per le attività il prezzo delle materie prime ha fatto registrare aumenti che sono arrivati anche il 25%. Sono alcuni dei dati di un sondaggio che è stato effettuato dai pubblici esercizi del Trentino e che stato presentato nelle scorse ore.
“I prezzi sono in aumento ma i pubblici esercizi fanno da calmiere all’inflazione, assorbendo gli aumenti di costi e materie prime senza riversarli sui clienti: di fatto, gli aumenti della categoria sono al di sotto dell’inflazione generale. I ricavi sono in aumento, complice una stagione estiva molto buona, sebbene con differenze tra territori, e le prospettive inducono alla fiducia la categoria” è la sintesi dei dati raccolti.
Il sondaggio si riferisce alla stagione estiva appena conclusa; il 40% delle risposte sono pervenute da esercizi che gravitano sulla città di Trento, mentre il restante riguarda l’intera provincia. È stato somministrato tra la metà di settembre ed i primi giorni di ottobre.
I numeri del sondaggio
I ricavi dei pubblici esercizi trentini dimostrano - secondo gli stessi esercenti - una certa variabilità da territorio a territorio: vanno bene le zone turistiche, a partire dal Garda, meno bene zone come Vallagarina, Val di Non, Giudicarie. Nel complesso, per il 31% dei rispondenti i ricavi sono aumentati, per il 37% sono rimasti invariati e per il 32% sono calati.
Per il 50% dei bar i prezzi sono rimasti invariati, mentre il 42% li ha aumentati fino al 10%, l’8% dal 10% al 25%. Una dinamica analoga a quella dello scontrino medio, rimasto invariato nel 49,5% dei casi, aumentato fino al 10% per il 30% dei locali, dal 10 al 25% per il 5,5%. Il restante ha registrato cali dal 10 al 25%.
Il prezzo delle materie prime, invece, ha fatto registrare aumenti di oltre il 25% per il 15,4% degli intervistati, dal 10 al 25% per il 48,4% e fino al 10% per il 34,1%. Per il 2,2% sono rimasti invariati. Nessuno ha riscontrato cali.
Tra i motivi negativi che hanno condizionato la stagione estiva gli esercenti segnalano la percezione dei rincari (per il 34,7%), la mancanza di turisti (per il 29,2%), il meteo instabile (18,1%), l’aumento dei listini (9,7%) e la mancanza di spazi esterni/dehors (8,3%).
Tra i driver positivi della stagione, invece, vi è il bel tempo (per il 33,7%), la presenza dei turisti (22,9%), la possibilità di offrire spazi esterni (19,3%), la ripresa della socialità (14,5%) e l’accettazione dei prezzi da parte del consumatore (9,6%).
Le aspettative della categoria per la stagione invernale sono positive (per il 9,9%) o abbastanza positive (52,7%). Il 22% non ha particolari aspettative, mentre il 9,9% e il 5,5% si aspettano rispettivamente un andamento abbastanza negativo o negativo. Una predisposizione simile vale anche per le aspettative sul triennio: per il 15,4% ed il 48,4% sono positive o abbastanza positive, per il 17,6% e il 5,5% abbastanza negativa o negative. Il 13,2% preferisce non esprimersi.
Nettamente in testa alle richieste che gli imprenditori rivolgono alla politica, locale e provinciale, c’è la riduzione del carico fiscale, seguita dalle misure contro i rincari e dalla richiesta di favorire maggiormente gli spazi all’aperto, per intercettare quella che da tendenza è diventata una richiesta strutturale.











