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| 13 giu 2023 | 18:58

Rapporto Banca d'Italia, crescita Pil al 4% in Regione "ma le famiglie riducono redditi e risparmi”. I sindacati: “Inflazione ha colpito di più ceti medi e bassi”

Secondo gli esperti della Banca d'Italia nel corso del 2022 la crescita economica in Regione è rallentata rispetto all'anno precedente, segnando un +4% per quanto riguarda il Pil e riportando i valori per quanto riguarda il prodotto interno loro leggermente al di sopra di quelli del 2019. Per i sindacati però il caro prezzi ha colpito in particolare i ceti medi e bassi e “sostegni pubblici non selettivi hanno aumentato le diseguaglianze”

TRENTO. Una crescita leggermente superiore a quella del resto d'Italia, +4% contro un +3,7%, che ha portato in regione a valori di Pil di poco al di sopra di quelli segnati nel 2019, prima che l'arrivo della pandemia da Covid-19 travolgesse anche l'economia del Trentino Alto Adige: sono questi in sintesi i dati riportati oggi dalla Banca d'Italia nel suo rapporto sulla situazione economica sul nostro territorio, che testimoniano quindi come la crescita, in generale, sia continuata, anche se su livelli più bassi di quelli registrati nel 2021. Una crescita alla quale hanno contribuito tutti i settori economici (che vedono incrementare i fatturati sia nominali, al lordo dell'inflazione, sia reali) tra i quali, però, gli esperti hanno citato in particolare quello turistico, che ha vissuto una grande ripresa. Il quadro per il futuro non è però del tutto roseo, visto che tra inflazione e rialzo dei tassi d'interesse è possibile che la crescita della ricchezza nel corso del 2023 venga nuovamente limitata.

 

La dinamica di crescita 2022, dicono in un nota congiunta Cgil, Cisl e Uil, viene giudicata positivamente anche dai sindacati mentre “meno rassicuranti sono i dati sui redditi delle famiglie, a cui i sindacati guardano con preoccupazione. In un contesto economico positivo, segnato anche dalla crescita dell'occupazione, le famiglie non hanno ricadute in termini di maggiore capacità di spesa. Al contrario i nuclei familiari hanno visto azzerare la loro capacità di risparmio. Su questa dinamica ha influito chiaramente l'inflazione, che ha pesato e continua a pesare anche nei primi mesi di quest'anno in modo più marcato sui redditi bassi e medi”. Sul fronte delle imprese invece, continuano le sigle: “L'analisi della Banca d'Italia conferma che le aziende, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, hanno fatto fronte all'aumento dei costi energetici e delle materie prime rivedendo al rialzo i propri listini. Questo ha permesso di veder crescere il fatturato nominale e reale in Trentino”.

 

Meno positivo, ancora una volta, il quadro sulle famiglie. “L'aumento dell'occupazione – scrivono infatti Cgil, Cisl e Uil – non è si tradotto in una maggiore ricchezza a causa dell'inflazione che ha eroso il potere d'acquisto, anche a fronte di un reddito disponibile nominalmente più alto. Anche Banca d'Italia conferma che a soffrire di più per il caro prezzi sono stati i nuclei con redditi bassi e medi, con un differenziale che a dicembre 2022 ha toccato 6,5 punti percentuali e che a marzo di quest'anno si attestava ancora sopra i 3 punti percentuali. In questa situazione è evidente che la Provincia non differenziando le misure di sostegno indicizzando all'inflazione l'assegno unico non ha sostenuto le famiglie più in difficoltà. Quindi i soldi che sono stati spesi, peraltro meno di quelli stanziati, sono stati spesi in modo inefficace”.

 

Altro indicatore delle difficoltà delle famiglie è stata poi la contrazione del risparmio, che nell'ultimo anno si è quasi azzerato, dicono i sindacati, per fare fronte alle spese quotidiane e all'incremento dei mutui, almeno per quanti hanno un tasso variabile: “Infine il Rapporto dedica per la prima volta un approfondimento al cambiamento climatico e all’impatto sull’economia. Dall’analisi emerge come i comparti maggiormente a rischio per il Trentino siano l’agricoltura, esposta agli effetti di siccità e disastri climatici, e il turismo, in particolare quello invernale. La transizione ecologica avrà un impatto anche nel comparto industriale, ed in particolare nei settori più emissivi. L’emergenza climatica impone di assumere subito delle scelte anche sul piano produttivo. Gli incentivi pubblici alle imprese dovrebbero essere orientati anche in questa direzione in modo sempre più selettivo per favorire una transizione equa, anche in termini di impatto sull’occupazione”.

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