Allarme zootecnia, dalla promozione del settore (scarsa) agli incentivi al benessere animale (troppo bassi). In Trentino chiude 1 stalla al mese: "La Provincia deve fare di più"
Casa Autonomia, Pd e Campobase presentano tre proposte di mozione: al centro la transizione tecnologica e digitale, la promozione dei prodotti e gli incentivi al miglioramento del benessere animale

TRENTO. In Trentino chiudono circa 10 stalle ogni anno, alla media di quasi una al mese, con il numero delle aziende e dei capi allevati che si sta riducendo. Basso è anche il ricambio generazionale, con pochi giovani agricoltori che scelgono di continuare la professione anche alla luce del basso compenso offerto dal mercato. A risultare critico è anche l'aspetto della valorizzazione dei prodotti locali, come ad esempio il latte, così come il tema del dialogo tra l'ambito zootecnico e quello turistico, evidentemente interdipendenti. Così come è delicato il tema del supporto alle aziende dal punto di vista tecnico e burocratico, anche tenendo conto della transizione digitale.
Sono queste alcune delle tematiche messe in evidenza da Movimento Casa Autonomia che, d'intesa con i partiti di coalizione Pd e Campobase, ha voluto raccogliere le numerose lamentele del sistema allevatoriale provinciale, presentando in seguito tre proposte di mozione volte al tema della transizione tecnologica e digitale, alla promozione del prodotto zootecnico e agli incentivi al miglioramento del benessere animale.
Alla base, la volontà di individuare alcune soluzioni per un settore, quello zootecnico, "costantemente in crisi" e che soffre inoltre il "confronto" con il vicino Alto Adige, in grado di trovare risposte più concrete alle problematiche. E i numeri, in tal senso, parlano chiaro: in provincia di Trento ci sono 700 aziende che allevano 43 mila capi, mentre in Alto Adige il sistema dei masi chiusi conta 11 mila aziende per un totale di 120 mila capi.
"La zootecnia è stata praticamente dimenticata o poco considerata, pur essendo una peculiarità del nostro territorio che merita di essere trattata come qualsiasi altro ambito, che sia quello turistico o della melicoltura", dichiara la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri, che si sofferma poi sulle azioni necessarie per un' inversione di rotta: "Sono fondamentali l'aspetto dell'attivazione della tecnologia, appoggiandosi anche ai centri agricoli per svolgere una funzione di supporto agli allevatori e anche azioni che riguardino l’attivazione del percorso per il benessere animale: ci sono stalle datate che in tal senso dovrebbero essere ammodernate, e sarebbero necessari contributi maggiori rispetto a quanto già fatto".
Per quanto riguarda il confronto con il vicino Alto Adige, viene specificato come non deve essere rincorso il modello del "maso chiuso", bensì andare nella direzione di "un sostegno politico all'area della zootecnia, attivando percorsi volti a migliorare le performance del settore".
Demagri si sofferma poi sul tema della gestione politica, in relazione all'assessorato al turismo e all'agricoltura: "Separare gli assessorati è un errore perché i due ambiti dovrebbero correre assieme: la possibilità che ci sia un unico interlocutore ad interfacciarsi con le persone sarebbe molto d’aiuto. C’è sicuramente anche un aspetto culturale su cui lavorare, ma bisogna arrivare al punto in cui il turista che arriva in Trentino comprenda l’assoluta sintonia tra l’area turistica e quella zootecnia".
Venendo alle proposte di mozione nello specifico, la prima riguarda il fatto che tecnici agronomi e professionisti d'azienda faticano sempre più a supportare adeguatamente le piccole strutture, specialmente quelle piccole e gestite da persone anziane o meno aggiornate dal punto di vista informatico: la richiesta è quella di attivare un tavolo di confronto al fine di costruire una rete che possa offrire adeguata assistenza a chi ne fa richiesta.
La seconda riguarda l'adeguata promozione del prodotto zootecnico, anche alla luce del fatto che a nulla valgono i contributi se, nello specifico, il prezzo del latte è a terra e livellato su quello prodotto a livello europeo: è necessario quindi, viene specificato, attivare un programma straordinario di iniziative volte alla promozione del prodotto lattiero caseario.
L'ultima affronta invece il tema degli incentivi al miglioramento del benessere animale: non bastano infatti, viene spiegato, poche decine di migliaia di euro dal momento che, per produrre latte o carne mettendo in piedi strutture nuove i rimodernando quelle ereditate, le cifre sono di gran lunga maggiori. In tal senso, si legge nel testo della mozione, potrebbe risultare più adeguata una cifra analoga a quella messa a disposizione in tempi recenti per l'innovazione tecnologica della raccolta delle mele.
"Perché la zootecnia è un’entità economica costantemente in crisi? Perché c’è un grande gap di costi di produzione tra la pianura e la montagna – dichiara il segretario politico di Casa Autonomia Michele Dallapiccola – e inoltre l’attività politica di sostegno al settore in questi anni si è disarticolata, partendo in primis dalla separazione degli assessorati al turismo e all'agricoltura. C'è poi il tema dell'attrattività del lavoro dell'agricoltore, che è molto bassa: è necessario stimolare chiunque si occupa di zootecnia oggi, anziani compresi, che sono quelli che possono dare il là al ricambio generazionale. Si deve quindi garantire agli agricoltori il valore del lavoro, lavorando anche sulla promozione di prodotti locali come il latte, che devono diventare centrali sia per gli abitanti della provincia che per i turisti".
Ad emergere è poi il tema del dialogo tra i settori agricoltura e turismo e ad essere sottolineato è come le zone maggiormente vocate all'indirizzo turistico siano anche quelle con il sistema agricolo più sviluppato: alla base il concetto che se c'è un bel territorio coltivato da vivere nel tempo libero, e sul quale costruire attività turistiche, è perchè c'è qualcuno che lo coltiva.
A riprendere l'argomento è il consigliere di Campobase Roberto Stanchina, che ribadisce come l'aspettativa politica di vedere il motore dell'economia trentina, il binomio turismo-agricoltura, unito in un unico assessorato sia stata disattesa.
"Il Trentino non può vivere solo di industria, anche se questa è un aspetto fondamentale, e in tal senso serve elaborare una prospettiva futura – spiega Stanchina – e sorge naturale chiedersi cosa ne è stato degli stati generali della montagna, nei quali si doveva parlare proprio di turismo e agricoltura. C'è poi un dato molto importante: parlando con gli agricoltori, da un lato c'è grande entusiasmo per il lavoro, dall'altra forte preoccupazione per quanto riguarda i temi del ricambio generazionale e della valorizzazione dei prodotti agricoli".
Il consigliere rimarca poi la necessità di un sostegno equilibrato tra i vari settori agricoli: "Bisogna aver chiaro che non esiste un'agricoltura di serie b, e tutti i vari settori devono essere supportati nella stessa misura: per fare ciò è necessaria una politica di programmazione, che al momento sembra non esserci".
A tornare sul tema economico è la consigliera provinciale del Pd Michela Calzà, che ribadisce come sia diventata insostenibile, per molte aziende, la produzione del cibo che noi fruiamo.
"In discussione oggi c'è anche il tema del reddito degli agricoltori e la garanzia di produzione di cibi sani e sostenibili – specifica Calzà – e trovare un equilibrio tra queste istanze deve essere un obiettivo politico. Il ragionamento di arrivare ad avere un prodotto made in Trentino, che è riconosciuto dai trentini stessi, è fondamentale, e costruire una cultura della filiera corta attraverso anche il volano turistico è un'istanza che rivolgiamo ad entrambi gli assessorati coinvolti".











