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Belluno
21 marzo | 18:57

Dal 1908, eccellenza tessile del Feltrino, alla Piave Maitex scatta l'ipotesi chiusura: “80 gli operai in cassa integrazione da oltre un anno, senza prospettive per il futuro”

Filctem Belluno: “La scarsità di rassicurazioni da parte datoriale ci fa temere lo scenario peggiore. Si crea un clima che non conduce alla fattiva collaborazione, nel quale i lavoratori sono chiamati in azienda con poco preavviso e ridotta retribuzione”

di ACC

BELLUNO. C'è forte preoccupazione per le sorti della Piave Maitex, storica industria tessile con sede a Feltre specializzata nella manifattura di tessuti elasticizzati di alta qualità tanto da esserne uno dei principali produttori a livello europeo.

 

80 i dipendenti che si trovano in cassa integrazione da oltre un anno, in attesa di risposte circa il futuro dell'azienda.

 

Un clima teso a cui si aggiungono relazioni sindacali frammentate e l'assenza di comunicazione in merito al piano industriale (che al momento non garantisce prospettive sull'attività produttiva).

 

“Quest'azienda ha una produzione merceologica diversificata, rispetto all’industria bellunese, dedicata soprattutto all'occhialeria e alla meccanica”, spiega Fabrizio Fontana della Filctem Belluno, il sindacato di categoria della CGIL, preoccupato per un'eventuale chiusura. “La scarsità di rassicurazioni da parte datoriale ci fa temere per lo scenario peggiore”.

 

“Quello che sta snervando i lavoratori e le lavoratrici – aggiunge – è un utilizzo della cassa integrazione con modalità spinte, con preavviso sempre minore, con richiesta di disponibilità che rasenta quasi l'istituto della chiamata”.

 

In questo modo, “si crea un clima che non conduce alla fattiva collaborazione, nel quale i lavoratori devono rimanere a casa in cassa integrazione, salvo essere chiamati con preavviso scarsissimo, quando arriva l’urgenza di un ordine che deve essere evaso”.

 

Per Filctem Belluno si tratta di “un quadro volto al risparmio massimo, sulla pelle degli operai, i quali devono rimanere in attesa di un'urgente chiamata al lavoro, nel contesto di una ridotta retribuzione, senza alcuna prospettiva concreta per il futuro”.

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