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Dal sessismo alle discriminazioni fino alle violenze sessuali, il 50% dei lavoratori (in maggioranza donne) è stato molestato. Il risultato dell'indagine di Cgil e Università

"La maggioranza delle persone intervistate ha subito almeno una volta una volta molestia sul luogo di lavoro". L'indagine "Non è una battuta", un'iniziativa promossa dalla Cgil del Trentino e realizzata da We.Be.Wo Lab e Centro studi interdisciplinari di genere dell'Università di Trento

Di LA - 22 febbraio 2024 - 13:46

TRENTO. Il 50% dei dipendenti ha subito una qualche forma di molestia sul lavoro. L'analisi è stata condotta su un campione di 3.025 iscritti o ex iscritti al sindacato. E il 65,5% delle persone intervistate è donna. Le forme maggiormente segnalate riguardano il linguaggio sessista, diffusi anche i comportamenti discriminatori e le attenzioni indesiderate. Ma più dell'1% ha subito una vera e propria violenza sessuale. E' questo quanto emerge dall'indagine "Non è una battuta", un'iniziativa promossa dalla Cgil del Trentino e realizzata da We.Be.Wo Lab e Centro studi interdisciplinari di genere dell'Università di Trento.

 

"Il fenomeno delle molestie sui luoghi di lavoro, cioè ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale che offende la dignità delle donne degli uomini nel mondo occupazionale, è poco conosciuto ma indubbiamente più diffuso di quanto si immagina", commenta la Cgil nel presentare i risultati dell'indagine.

 

Questo studio evidenzia che "la maggioranza delle persone intervistate ha subito almeno una volta molestie sul luogo di lavoro". Le forme maggiormente segnalate riguardano il linguaggio sessista: il 56,1% ha dovuto confrontarsi almeno una volta con racconti, barzellette o commenti offensivi sulle donne o sugli uomini.

 

Ampiamente diffusi anche i comportamenti discriminatori (come i commenti sull’aspetto fisico o l’abbigliamento, apprezzamenti non desiderati) che hanno colpito il 40,9% delle persone intervistate nell’arco della carriera lavorativa e le attenzioni sessuali indesiderate (35,9%). Le forme di molestia coercitiva o ricattatoria, esercitate anche in modo subdolo o implicito, riguardano il 4% del campione. L’1,1% ha subito vera e propria violenza sessuale.

 

Dalla lettura dei dati emerge, inoltre, una ridotta consapevolezza del problema o comunque la difficoltà di segnalazione. "Seppur una maggioranza dichiari di aver subito una forma di molestia, tre persone su quattro affermano di non essere a conoscenza di comportamenti subiti da altre colleghe o altri colleghi e solo il 16% testimonia la presenza di molestie nel proprio ambiente di lavoro".

 

L’analisi ha cercato anche di individuare caratteristiche comuni tra le vittime: sono le donne, viene spiegato nell'indagine, a subire prevalentemente molestie di genere e attenzioni sessuali indesiderate. Le molestie coinvolgono persone italiane e straniere, ma le donne straniere sono più esposte alle forme ricattatorie.

 

Sono maggiormente esposte a comportamenti molesti le donne più giovani. La probabilità di subire certi atteggiamenti aumenta al crescere del titolo studio e in assenza di un legame sentimentale. "Le molestie sono capillarmente diffuse in tutti i settori, con picchi più elevati in ambienti di dimensioni maggiori e dove è più forte la presenza maschile. Nei servizi appaiono più ostili i settori dell’arte e sport, comunicazione, informazione.

 

Per la maggioranza delle persone che hanno provato disagio a seguito di una molestia (73%) il comportamento sgradito si è ripetuto almeno alcune volte. I molestanti sono per l’86% uomini; nel 59% dei casi è un collega di pari livello, nel 32% un superiore".

 

L’analisi individua anche una correlazione tra il fatto di aver subito molestie e la soddisfazione sul luogo di lavoro: chi ha subito esperienze di molestie è maggiormente insoddisfatto. Le molestie incidono, inoltre, sullo stato di salute psicologico e sulla probabilità di incorrere in un peggioramento dell’umore, insonnia, stress, ansia, depressione e disturbi alimentari.

 

Accanto alla fotografia del fenomeno l’indagine traccia anche possibili strategie da mettere in campo per prevenirlo e contrastarlo. Il primo passo è quello di condividere l’accaduto: chi ha subito molestie ne parla con le colleghe (39%) oppure con le persone più intime come amici e familiari. Solo in pochi casi ci si rivolge a superiori, al responsabile del personale o al sindacato.

 

Il 46% delle persone intervistate non fa nulla dopo aver subito un atteggiamento che l’ha fatta sentire a disagio, soprattutto tra gli uomini. C’è anche chi tra le donne riporta effetti negativi sul proprio lavoro. "Indubbiamente esistono delle buone pratiche che le organizzazioni possono mettere in campo per contrastare le molestie. Ci sono alcune azioni che vengono sviluppate all'interno delle imprese, ma restano poco conosciute dalle lavoratrici e dai lavoratori, come nel caso dei codici di condotta e della contrattazione collettiva che può introdurre misure anche di maggior tutela".

 

Circa la metà delle persone intervistate purtroppo non conosce i regolamenti interni, prosegue lo studio, e appare poco diffusa anche la conoscenza della consigliera o del consigliere di parità e della consigliera di fiducia e sono pochi coloro che si rivolgono al sindacato, seppur la maggioranza del campione ritiene importante che le parti sociali si occupino di questi temi per ampliare le tutele.

 

"E' chiara la necessità di rafforzare la formazione e l’informazione su questi temi e contribuire alla conoscenza degli strumenti che già oggi esistono, per contribuire ad accrescere la consapevolezza tra le lavoratrici e i lavoratori. Allo stesso modo va rafforzata la formazione e la divulgazione di temi legati alla parità, al rispetto e all’uguaglianza", conclude la Cgil.

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