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Famiglie trentine in affanno: 6 carrelli della spesa in meno in 3 anni tra calo dei redditi e crescita dell'inflazione. Crescono e preoccupano i divari tra città e vallate

Analizzando i modelli 730 anonimi di 38.000 contribuenti residenti in Trentino, i dati dell'indagine realizzata da Caf Acli e Iref: tra il 2020 e il 2023 una famiglia media ha subito un abbassamento di reddito di circa 2000 euro. Insomma, calano i redditi, aumentano l'inflazione (+15,6%), le spese per la sanità e i mutui; le differenze tra città e vallate sono sempre più marcate, e per le donne c'è un rischio di povertà tre volte superiore

Di MOb - 14 giugno 2024 - 15:18

TRENTO. Sono numeri preoccupanti quelli che emergono dall'indagine realizzata da Caf Acli Trentino in collaborazione con l'Iref (istituto di ricerche educative e formative) grazie ai dati dell'osservatorio nazionale sui redditi delle famiglie promosso dalle Acli. Il panel statistico è stato realizzato sulla base dell'analisi in forma anonima dei modelli 730 presentati agli sportelli dei Caf Acli: sono stati 38.000 quelli di altrettanti contribuenti residenti in Trentino, e sulla base di quei dati è stato possibile desumere utili informazioni riferite all’andamento dell’inflazione, all’aumento del costo della vita, delle spese per i mutui e la sanità (nella foto in alto, da sinistra Michele Mariotto, Nicola Simoncelli, Luca Oliver).

 

Non manca nulla all'appello: calano i redditi, aumentano l'inflazione, le spese per la sanità e i mutui; le differenze tra città e vallate sono sempre più marcate, e per le donne c'è un rischio di povertà tre volte superiore.

 

Ma andiamo con ordine. Negli ultimi anni l’inflazione è aumentata in provincia di Trento del 15,6% provocando una diminuzione del potere di acquisto complessivo delle famiglie, escludendo le fasce più ricche, di 124 milioni di euro.

 

Paragonando i redditi del 2020 e del 2023 risulta che una famiglia media ha subito un abbassamento di reddito di circa 2000 euro con punte di 3000 euro per le famiglie più agiate (bireddito senza carichi di spesa), che evidentemente non risentono più di tanto degli aumenti, mentre la situazione si fa oggettivamente più difficile per le famiglie monoreddito con carichi di spesa che nello stesso periodo si sono viste diminuire le loro entrate di circa 1000 euro.

 

Trasformando concretamente l’inflazione nella capacità di acquisto al supermercato risulta che una famiglia media ha perso complessivamente sei carrelli della spesa ogni anno con punte fino a sette carrelli per i divorziati o separati e i single o coppie di fatto con carichi famigliari. Secondo il direttore generale del Caf Acli Trentino Michele Mariotto si tratta di un’analisi massiva che si basa su dati consolidati e quindi particolarmente indicativi dell’effettivo costo della vita e delle difficoltà insite nell’attuale congiuntura economica.

 

Dall’indagine, presentata dal responsabile lavoro delle Acli trentine Nicola Simoncelli, emergono alcuni ulteriori dati preoccupanti. 

 

A partire dalle pesanti conseguenze dell’aumento dell’inflazione, incentivato anche dalla particolare congiuntura energetica relativa alla guerra in Ucraina, che ha provocato dal 2020 al 2023 un’ulteriore peggioramento delle diseguaglianze e delle condizioni di vita delle famiglie monoreddito con carichi di spesa (coniuge e figli a carico più altre spese). Tale situazione si lega ad altre difficoltà ad iniziare dalla casa che necessitano di interventi urgenti nel campo delle politiche sociali.

 

Dalla disanima generale sull’andamento dei redditi nel periodo fiscale 2019-2022 salta inoltre all’occhio il pesante divario fra le città e le vallate. Secondo l’indagine delle Acli, in provincia di Trento i redditi mediani (che rappresentano il livello di benessere dell'individuo medio o della famiglia media) delle aree urbane si assestano sui 26.000 euro mentre quelli delle aree interne sui 24.100 con una differenza marcata di 2800 euro circa. Dati che richiamano ad un’attenta riflessione relativamente alla necessità di un rilancio delle politiche per la montagna. Tali differenze, secondo il direttore di Iref Gianfranco Zucca (in collegamento da Roma) si devono soprattutto alle particolari

situazioni di precarietà e discontinuità occupazionale legate alla stagionalità che caratterizza in Trentino sia il turismo sia l’agricoltura.

 

Un altro fenomeno riguarda l’aumento della diseguaglianze in Trentino se consideriamo che la flessione reddituale ha colpito il 77,8% delle famiglie evidenziando una forbice sempre più ampia fra una piccola percentuale di ricchi e una moltitudine di famiglie sempre più esposte al caro vita. Tassa invisibile, l’inflazione si fa poi sentire anche sull’aumento dei tassi di interesse dei mutui dovuti all’impennata inflazionistica che ha colpito quelli a tasso variabile con un aumento medio annuo di 1330 euro di interessi per il 94,8% delle famiglie intestatarie che si sono rivolte ai servizi delle Acli.

 

Mentre i dati sulla povertà relativa (percentuale di individui che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente inferiore ad una soglia di povertà convenzionale) indicano una sostanziale tenuta del contesto trentino, va rilevata la pesante disparità di genere che contraddistingue il panel delle famiglie in difficoltà. Nel caso di nuclei sotto la soglia di povertà relativa dove il dichiarante è donna siamo di fronte a numeri tre volte maggiori rispetto ai casi in cui il dichiarante è maschio. Dato che evidenzia la permanenza di situazioni di disparità e discriminazione che necessitano di essere immediatamente superati.

 

Un’ulteriore voce presente nella dichiarazione dei redditi è la spesa sanitaria delle famiglie trentine che è aumentata per i meno abbienti del 18%, passando da 399 a 473 euro e per i più abbienti del 13%, passando da 764 a 868 euro.

 

Un ultimo dato richiamato da Simoncelli riguarda il progressivo allineamento del Trentino, notoriamente considerata una provincia con un alto standard di vita, alle altre regioni italiane se consideriamo che la differenza del reddito mediano delle famiglie è di appena 600 euro in più a favore della provincia autonoma di Trento.

 

Traendo le logiche conclusioni e le più opportune sintesi politiche, il Presidente delle Acli trentine Luca Oliver ha evidenziato alcuni elementi di discontinuità rispetto al passato. In primo luogo la progressiva omologazione del Trentino rispetto al resto d’Italia per quanto riguarda le retribuzioni e la ricchezza alle quali si affianca la preoccupante deriva delle vallate trentine che vedono progressivamente erodersi i livelli di benessere conquistati fino ad oggi grazie alla potestà autonomistica.

 

È necessaria pertanto una risposta di consapevolezza da parte della classe politica che sappia misurarsi con i problemi reali dei nostri territori e delle famiglie più penalizzate dalla crisi.

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