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Trento
20 aprile | 09:41

La crisi dei negozi non si ferma, sempre più chiusure in Trentino. Il Pd: "Dal Governo provinciale incapacità di programmare e di comprendere l'andamento economico"

Dal 2010 e al 2023 il settore ha perso 764 negozi di cui 134 nel solo 2023. I consiglieri Michela Calzà e Alessio Manica chiedono di "istituire gli Stati generali del Commercio, coinvolgendo nel dibattito pubblico operatori economici, lavoratori, associazioni di categoria, rappresentanze e istituzioni locali, guardando anche alle esperienze più evolute a livello nazionale ed europeo"

TRENTO. “La Giunta provinciale è intenzionata ad intervenire sul continuo declino del comparto del commercio al dettaglio, presidio anche della socialità nelle piccole comunità delle valli trentine?”. A chiederlo e il Partito Democratico con i consiglieri Michela Calzà e Alessio Manica

 

I recenti dati presentati dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio di Trento  fotografano una situazione drammatica soprattutto con riferimento ai piccoli esercizi delle zone montane e semi montane delle valli trentine (QUI L'ARTICOLO).

 

Dal 2010 e al 2023, il settore ha perso 764 negozi, di cui 134 nel solo 2023. In termini assoluti si è passati da 5.997 negozi nel 2010 ai 5.233 di fine 2023. Nello specifico si riscontra che l’andamento delle attività commerciali interessa in modo disomogeneo i diversi ambiti territoriali. Le Comunità più colpite risultano essere quelle più periferiche, come la Valle di Fiemme (-22,4% negozi in 13 anni), la Valsugana e Tesino (-21,2%), le Giudicarie (-19,4%) e la Val di Non (-18,6%), mentre la Rotaliana, la Paganella e l’Alto Garda e Ledro esprimono una maggiore capacità di tenuta. I due comuni di Trento e Rovereto, considerati insieme, ospitano il 28,6% degli esercizi commerciali in sede fissa dell’intera provincia e il 34,9% della superficie di vendita.

Per contro è significativamente aumentata la superficie media dei punti vendita (da 114 metri quadri  nel 2010 a 141 metri quadri nel 2023), indice della presenza di grandi catene di negozi che si insediano nel territorio, talvolta a danno dei negozi di vicinato a gestione familiare. Inoltre le imprese che in Trentino lavorano con il commercio on-line sono aumentate esponenzialmente (da 55 a 294) e si pongono in concorrenza con il commercio tradizionale che si trova a combattere anche con burocrazia, affitti, tasse, bollette di energia e gas.

 

“La Giunta provinciale è intenzionata ad intervenire su questo importante comparto, presidio anche della socialità nelle piccole comunità delle valli trentine? Era il 2010 quando è stata approvata la nuova legge del commercio (la cosiddetta  'Legge Olivi') nella quale è stato costruito un modello a misura di territorio coinvolgendo i Comuni, le imprese e i lavoratori che avevano, ad esempio, condiviso un processo di autoregolazione degli orari e delle aperture domenicali basata sul considerare prioritari i valori costituzionali della qualità dell’ambiente, del lavoro e della tutela della piccola distribuzione locale”.

 

Forse, a distanza di quasi 15 anni, vista anche la situazione e i profondi cambiamenti avvenuti a livello globale, spiegano Calzà e Manica “Sarebbe ora di lavorare ad un aggiornamento della normativa, adeguandola alle nuove esigenze e alle nuove sfide del commercio. La situazione venutasi a creare testimonia anche i limiti oggettivi di una politica, come quella provinciale, affidata solo alla risoluzione dei problemi quotidiani e priva invece di qualsiasi capacità programmatoria e di comprensione, sul medio-lungo periodo, dell’andamento economico e delle sue incognite”.

 

Governare significa anche programmare, avendo chiaro un disegno di prospettiva anche per un settore così strategico come quello commerciale. Ed è per questo che il Partito Democratico chiede  alla Giunta “di istituire gli Stati generali del Commercio,  coinvolgendo nel dibattito pubblico operatori economici, lavoratori, associazioni di categoria, rappresentanze e istituzioni locali, guardando anche alle esperienze più evolute a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di tutelare un settore così importante per il nostro territorio in tutte le sue forme, comprenderne a fondo i problemi e le evoluzioni e aggiornare la normativa e gli strumenti di supporto provinciali.”

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