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Trento
12 gennaio | 11:26

La mozione di Degasperi per "adeguare le retribuzioni al costo della vita e introdurre il salario minimo legale". E serve "attenzione agli appalti e subappalti"

Una mozione di Filippo Degasperi (Onda) per impegnare la Provincia di Trento a farsi interprete con il governo e il parlamento di una serie di misure a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori, soprattutto nell'ambito degli appalti e dei subappalti

TRENTO. Adeguare le retribuzioni al costo della vita e introdurre il salario minimo legale. Questa la richiesta di Filippo Degasperi, il consigliere provinciale di Onda ha presentato una mozione per impegnare la Provincia di Trento a farsi interprete con il governo e il parlamento di una serie di misure a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori, soprattutto nel campo di appalti e subappalti.

 

Il consigliere provinciale di Onda parte dai dati contenuti nel rapporto Inapp del 2023, che "confermano quanto già attestato dall’Ocse l'anno scorso: l’Italia è l’unico Paese in Europa in cui, negli ultimi 30 anni, i salari dei lavoratori e delle lavoratrici sono diminuiti in termini reali del 2,9%. Secondo l’Inps il 23% dei lavoratori italiani percepisce un salario inferiore a 780 euro al mese".

 

Per il presidente della Banca d’Italia il 30% delle lavoratrici e dei lavoratori italiani guadagna meno del 60% del salario mediano, cioè meno di 11.600 euro all’anno, 892 euro al mese per 13 mensilità. Mentre nei Paesi Ocse i salari sono cresciuti in media del 32,5% in Italia sono fermi dal 1991.

 

"Queste cifre - commenta Degasperi - ci indicano che molti nuclei familiari vivevano già sul filo della povertà relativa prima che due anni di inflazione impoverissero ancora di più i salari riducendone il potere d’acquisto di circa il 20% o, come sostiene la Banca d’Italia, del 17,9% nel solo ultimo anno. Nella graduatoria dell’area Ocse l’Italia è scivolata dal nono posto del 1992 al ventiduesimo del 2022. L’aumento delle famiglie in povertà assoluta che in Italia, nell’ultimo anno, sono arrivate all’8,3% è da ricondursi principalmente al lavoro povero, precario e sottopagato: si assiste a una crescita continua della quota dei profitti sul Pil ai danni dei salari mentre la produttività, pur arretrando rispetto agli altri paesi europei, è aumentata più delle retribuzioni".

 

Tra le cause dell’emergenza salariale individuate dal rapporto Inapp ritroviamo indicate la crescente incapacità della contrattazione collettiva nazionale di tutelare il lavoro anche a causa dell’aggancio all’Ipca depurato dai prezzi dell’energia, la totale inadeguatezza della contrattazione di secondo livello, nonostante gli incentivi erogati dai governi per sostenerla, i lunghi periodi senza rinnovi contrattuali e l’assenza di un salario minimo garantito.

 

"Il dramma dei bassi salari in Italia ha determinato l’intervento della Commissione europea con una precisa direttiva in merito e soprattutto ha indotto la magistratura a farsi carico del problema", prosegue Degasperi. "A titolo esemplificativo si possono citare sia la sentenza del Tribunale di Milano, che ha assunto la soglia di povertà relativa come minimo per garantire una vita dignitosa, confutando quindi la pratica consolidata di considerare i contratti collettivi quale metro sufficiente a giustificare l’inadeguatezza delle retribuzioni, sia le sentenze di altri tribunali intervenuti contro l’incostituzionalità di salari da fame e del lavoro povero che hanno obbligato le aziende ad aumentare le remunerazioni dei propri dipendenti".

 

Di grandissimo rilievo, spiega Degasperi, appare poi l’intervento della Cassazione che ha sancito la giustezza delle sentenze richiamate sopra e ristabilito il diritto “a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e comunque sufficiente a garantire a sé e alla propria famiglia una vita dignitosa” così come previsto dall’articolo 36 della Costituzione. Anche in Trentino i dati relativi alle retribuzioni e alle condizioni lavorative ci parlano di una emergenza salariale dove l’estrema precarizzazione del lavoro, la disarticolazione dei processi produttivi e il costante peggioramento delle condizioni materiali di lavoro sono inseriti all’interno di un contesto di elevato costo della vita e di una grave emergenza abitativa".

 

Le sacche in cui "si annida maggiormente il lavoro povero sono oggi quelle legate al mondo degli appalti e dei subappalti, in Provincia di Trento prosegue la via della privatizzazione del lavoro pubblico svendendo ad aziende e cooperative pezzi importanti di servizio pubblico, dove lavoratori e utenti hanno basse tutele e vivono costantemente l’incertezza del cambio d’appalto. Il 28 novembre in Parlamento sono state depositate più di 70mila firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare per chiedere l’introduzione di un salario minimo legale di 10 euro indicizzato nell'ambito delle procedure per la stipula dei contratti pubblici è l'Amministrazione procedente a porre i criteri e le regole attraverso cui individuare il soggetto privato con il quale addivenire alla stipulazione del contratto e che la definizione dei criteri di scelta in tutti i sistemi di aggiudicazione dei contratti pubblici (procedure aperte, ristrette e negoziate) possono prevedere metodi di valutazione dell'offerta economica che valorizzino criteri oggettivi quali gli aspetti qualitativi, ambientali e sociali connessi all'oggetto dell'appalto".

 

Da qui una serie di richieste alla Provincia di "farsi interprete verso il Governo e il Parlamento della necessità di introdurre un salario minimo legale a 10 euro, richiesta che arriva, come mostrano i sondaggi, dal 70% delle cittadine e dei cittadini e sostenere la Legge di iniziativa popolare sul salario minimo 10 euro. A considerare poi necessario che, nelle gare di appalto di competenza dell’Amministrazione provinciale, il soggetto aggiudicatore oltre a possedere elevati requisiti tecnici, finanziari, economici e morali si impegni a corrispondere ai lavoratori coinvolti nell'esecuzione dell'opera trattamenti economici conformi ai trattamenti economici previsti dai vari Ccnl di categoria ed in ogni caso un trattamento economico non inferiore all'importo di 10 euro all'ora, adeguando lo stesso trattamento al costo della vita".

 

E ancora, si legge nella mozione, a garantire che già dall'avvio della procedura di selezione, il responsabile unico del procedimento inserisca nei bandi di gara, come criterio di scelta del contraente privato, l'obbligo di corresponsione ai lavoratori coinvolti nell'esecuzione dell'opera trattamenti economici non inferiori all'importo di 10 euro all'ora, adeguando lo stesso trattamento al costo della vita; a garantire che la stazione appaltante si impegni a verificare l'eventuale anomalia dell'offerta, particolarmente nelle ipotesi in cui l'aggiudicazione derivi dall'applicazione del criterio del prezzo più basso, provvedendo in autotutela ad escludere la proposta che non preveda l'obbligo di corresponsione delle retribuzione minima.

 

Poi "a garantire che la stazione appaltante, dopo l'aggiudicazione e in sede di stipula del contratto preveda per iscritto che l'aggiudicatario si impegni a corrispondere ai lavoratori coinvolti nell'appalto i trattamenti economici; verificare durante tutta l'esecuzione del contratto il mantenimento e il rispetto dei trattamenti economici revocando gli affidamenti che risulteranno non conformi" conclude Degasperi.

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