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L'Italia sarebbe pronta alla settimana corta nelle imprese? "Il mondo corre e bisognerebbe riflettere sulle soluzioni più moderne ma la strada è lunga"

Anche in Trentino è stato avviato qualche ragionamento sulla settimana corta. Ma il tessuto economico sarebbe pronto? Alan Tancredi (Uiltec Uil): "Potrebbe portare a una maggiore produttività e soddisfazione, una forma di conciliazione famiglia-lavoro ma non è un passaggio semplice e il modello è ancora ancorato a quello tradizionale"

Di Luca Andreazza - 18 febbraio 2024 - 22:56

TRENTO. Lavorare meno a parità di salario. E' la settimana corta, una modalità operativa adottata in alcune aziende italiane. A Luxottica per 20 settimane i lavoratori degli stabilimenti fondati da Leonardo Del Vecchio nel 1961 e passati nel 2018 a Essilor possono lavorare dal lunedì al giovedì, mentre per gli altri periodi si resta sui 5 giorni.

 

La sperimentazione riguarda circa 20 mila dipendenti tra le sedi di Agordo e Sedico, Cencenighe Agordino, Pederobba, Lauriano e Rovereto. L'accordo è stato sottoscritto, con un nuovo contratto integrativo, dalle single sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. Operativamente le lavoratrici e i lavoratori vedono scalati cinque dei venti venerdì liberi dai permessi retribuiti, mentre gli altri 15 sono a carico del datore di lavoro.

 

Il mercato del lavoro è sempre più dinamico e in continuo cambiamento, la settimana corta trova spazio anche in Italia. Il tessuto economico è pronto? "E' un'ipotesi certamente interessante - commenta Alan Tancredi, segretario della Uiltec Uil del Trentino - ma questo passaggio non è banale perché presuppone una modalità organizzativa diversa a livello aziendale e il principio universale resta delle relazioni sindacali positive per trovare una soluzione che non comprometta il benessere lavorativo e il il ciclo produttivo".

 

Dopo Intesa Sanpaolo, l'istituzione della settimana corta è stata lanciata anche a Luxottica su base volontaria in determinati reparti e l'andamento viene monitorato per poi valutare i risultati e la fattibilità di questa iniziativa.  "E' più semplice adottare la settimana corta nelle organizzazioni più grandi anche se la pianificazione dei turni diventa più complessa - prosegue Tancredi - perché bisogna garantire gli standard produttivi, ottimizzare gli spazi e restare competitivi sul mercato. E' un nuovo modello di welfare e di lavoro che si adegua ai profondi cambiamenti della società e incontra i bisogni emergenti del tempo".

 

La logica della settimana corta è intuitiva. Lavorare solo quattro giorni a settimana per ottenere una maggiore flessibilità, soddisfare le esigenze dei dipendenti e quelle delle aziende. "Questo modello - aggiunge Tancredi - potrebbe portare a una maggiore produttività e soddisfazione, una forma di conciliazione famiglia-lavoro. Un po' come il ricorso allo smart working. Si possono ridurre i livelli di stress e di burnout legato agli orari, un modo per motivare e coinvolgere i dipendenti nella vita di un'azienda in un clima di più positivo".

 

In Trentino qualche ragionamento è stato avviato a E-Pharma. L'idea settimana corta viene valutata ma non è molto diffusa. "I modelli d'impresa sono ancora tradizionali", evidenzia Tancredi. "Ci sono ancora molti ostacoli da superare per poter avviare un discorso più generale, come l'assenza di una normativa, la burocrazia e soprattutto tavoli di trattativa sindacali da avviare per studiare caso per caso questa modalità operativa. E' inoltre necessario un forte rapporto di fiducia reciproca tra dipendente e azienda". 

 

Se i vantaggi sono legati a una gestione diversa del tempo libero e una presenza maggiore in famiglia, non mancano anche i nodi critici: una preoccupazione è legata al carico di lavoro da portare a termine nelle scadenze con meno ore a disposizione, la contrattazione che deve trovare le soluzioni per garantire il medesimo livello di retribuzione con orario ridotto e la gestione del personale  in quelle aziende che richiedono orari continuati. E, aspetto da non sottovalutare, in Italia ore di permesso e di ferie, spesso si accumulano. 

 

"Non tutte le aziende possono seguire questo modello. C'è un po' di timore sulla produttività oppure sulle prestazioni aziendali. E' evidente che sarebbe un cambio culturale importante che riconsidera un sistema ormai consolidato, una struttura del lavoro assodata nei decenni. Un ragionamento serio presuppone, però, una mappatura delle imprese in Italia e l'avvio di un tavolo per disciplinare un istituto che oggi non esiste. Il mondo corre veloce, il post Covid ha evidenziato un cambio di trend sui bisogni e sulle necessità e si rischia di restare indietro in molti aspetti mentre si rimane della comfort zone senza avere il coraggio di affrontare soluzioni più moderne", conclude Tancredi.

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