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| 13 mar 2024 | 19:15

Per Confesercenti in Trentino non c'è un problema stipendi per i lavoratori, i sindacati: ''Sbagliato, l'emergenza salariale è reale''

Mauro Paissan ha presentato i dati di uno studio di Confesercenti nazionale dove si mostra come in sette regioni il bilancio sia positivo: ''A registrare un aumento del reddito medio in termini reali rispetto al 2019 sono infatti Valle d’Aosta (+2.951 euro, l’incremento più alto), Lombardia (+1.930 euro), le province autonome di Trento (+1.639 euro) e Bolzano (+2.237 euro), Veneto (+241 euro) e Friuli-Venezia Giulia (+483 euro)''. Ecco la replica di Cgil, Cisl e Uil

di Redazione

TRENTO. ''La situazione più drammatica in questo momento in Trentino non sono i salari''. Con queste parole, pronunciate a margine di un incontro avuto con il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti, il presidente di Confesercenti Trentino Mauro Paissan ha acceso la miccia della polemica con i sindacati. Cgil, Cisl e Uil, con i loro segretari Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti hanno immediatamente ribattuto spiegando che ''se la situazione salariale in Trentino non fosse un’emergenza le parole del presidente di Confesercenti suonerebbero confortanti. Purtroppo, però, non è così''. ''E bene dovrebbe saperlo il presidente Paissan - aggiungono i sindacati - visto che i settori economici che rappresenta sono quelli che tengono bloccate le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori da 5 anni rispetto alla reale scadenza dei contratti nazionali. Il punto comunque sono proprio le retribuzioni: salario mensile e orario è cosa diversa dal reddito familiare su cui impattano diverse componenti economiche, comprese le misure di sostegno al reddito''.

Ma facciamo un passo indietro. Paissan ha spiegato che da uno studio pubblicato nei giorni corsi da Confesercenti Nazionale ''emerge come se è vero che a livello italiano l’aumento dei prezzi ‘sgonfi’ gli aumenti nominali di reddito e annulli la ripartenza post-lockdown, rispetto al 2019, il reddito reale medio cresca però in sette regioni e una di queste è proprio il Trentino. Per le famiglie di sette regioni, infatti, il bilancio è positivo, prevalentemente a nord: a registrare un aumento del reddito medio in termini reali rispetto al 2019 sono infatti Valle d’Aosta (+2.951 euro, l’incremento più alto), Lombardia (+1.930 euro), le province autonome di Trento (+1.639 euro) e Bolzano (+2.237 euro), Veneto (+241 euro) e Friuli-Venezia Giulia (+483 euro)''.

 

“Questi dati confermano, come avevamo già fatto intendere qualche mese fa nel tavolo di confronto con i sindacati, convocato dalla provincia di Trento, che imprenditrici e imprenditori trentini di ogni settore hanno lavorato in questi ultimi anni per migliorare concretamente il proprio impegno sulla questione salariale, - ha aggiunto Paissan - ovviamente con modalità e quantità differenti in base alle proprie possibilità. Certo si potrà fare meglio in futuro, ma direi proprio che, al contrario di quanto emergeva dai dati riferiti al 2019, la provincia di Trento non mi pare essere per nulla il fanalino di coda su questo tema”.

 

Per Paissan la situazione più drammatica in questo momento in Trentino non sono i salari. ''Ci sono altre emergenze, e solo per citarne alcune, come il tema casa e degli alloggi per i lavoratori, della sicurezza sia per gli operatori economici che per tutti i cittadini; ed ancora l’incidenza dei costi di affitto per gli esercizi commerciali ed i pubblici esercizi e la profonda crisi del commercio al dettaglio e sempre più anche di quello ambulante. Tema quest'ultimo, quello della crisi profonda che sta vivendo il commercio, che richiede un piano di azione e di supporto straordinario. Questo per quanto riguarda le categorie di operatori economici che rappresentiamo”.

 

Per Confesercenti diventa, quindi, prioritario concentrarsi sulla crescita della produttività e quindi degli investimenti. ''Serve un volano per l’economia - ha concluso Paissan - quindi imprese che crescono e poi investono, per poter affrontare in modo strutturale i vari problemi, compreso quello del lavoro e la relativa remunerazione o meglio più in generale della gratificazione di dipendenti e collaboratori. Sono diversi i fattori che in questo momento frenano il nostro territorio. Però sia a livello pubblico che privato per risolvere i problemi in modo pragmatico bisogna avere la capacità di investire e quindi per questo bisogna crescere in produttività e creare ricchezza da ri-distribuire o appunto da re investire”.

 

Per i sindacati, invece ''il punto sono proprio le retribuzioni: salario mensile e orario è cosa diversa dal reddito familiare su cui impattano diverse componenti economiche, comprese le misure di sostegno al reddito. Il reddito familiare inoltre è dettato dal tasso di occupazione complessiva che è cresciuto. E’ inconfutabile, invece, che le retribuzioni sono aumentate meno dell’inflazione e oggi lavoratrici e lavoratori dipendenti sono più poveri. Un problema acuito in Trentino dove i settori con paghe orarie più basse, lavori precari e stagionali, cioè il turismo in senso lato e il commercio, rappresentano una fetta importante della nostra economia''.

 

Cgil, Cisl e Uil spiegano che a conferma delle difficoltà delle famiglie trentine è anche l’ultima indagine della Camera di commercio di Trento che dopo Bankitalia certifica la difficoltà di risparmiare proprio perché il costo della vita consuma tutto il reddito mensile. ''Se non fosse così - proseguono - non avremmo famiglie che faticano, lavoratrici e lavoratori poveri, giovani qualificati che lasciano il Trentino per avere condizioni retributive e professionali migliori.

Nulla in contrario dunque sulla necessità di sostenere la crescita di produttività e gli investimenti delle imprese. E’ un tema che Cgil Cisl Uil ribadiscono da tempo. Bisogna però ricordarsi che solo politiche pubbliche selettive spingono investimenti delle imprese e dunque hanno un effetto sulla produttività. E questo andrebbe detto, con onestà intellettuale, anche da chi rappresenta le aziende''.

 

''Infine - concludono - non si può pensare di scaricare sulle casse pubbliche ed dunque sulla fiscalità generale il tema degli alloggi per i lavoratori. In Trentino esiste un problema casa che va affrontato nel suo complesso, senza pregiudizi e riconoscendo priorità a chi si trova in condizione di maggiore marginalità economica e sociale''.

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