Piena protezione per Grappa e Brandy italiano in Nuova Zelanda, una produzione molto forte in Trentino che rischiava di essere insidiata
L’insidia a uno dei distillati più iconici del Made in Italy era legata al nuovo Free Trade Agreement, accordo sul libero scambio tra Unione europea e Nuova Zelanda. Una produzione e una specificità molto importante anche per il Trentino

TRENTO. Grappa, parola specifica a tutela di uno spirito esclusivamente italiano. Distillato sempre più insidiato da produzioni estere come il recente tentativo - respinto - operato addirittura dalla Nuova Zelanda. Soddisfatti i Mastri distillatori italiani con i grappisti trentini ai vertici della miglior produzione di questo suadente quanto popolare "spirito alchemico".
Trentarè trentine con marchio Tridente: non è uno scioglilingua fonetico, ma il numero delle distillerie del Trentino tra le 130 che producono grappa autenticamente italiana. Soddisfatte dalla presa di posizione del Comitato nazionale acquaviti e liquori di AssoDistil che con un mirato intervento ha evitato che la denominazione Grappa potesse essere utilizzata senza scadenze temporali per un simile distillato prodotto dagli alambicchi installati in Nuova Zelanda.
L’insidia a uno dei distillati più iconici del Made in Italy era legata al nuovo Free Trade Agreement, accordo sul libero scambio, nell’ambito del quale anche nel paese dei kiwi si poteva sfruttare la denominazione chiamando i suoi prodotti con le parole Brandy e Grappa. Attacco respinto, che rende orgogliosi i distillatori italiani.
Lo ribadisce Cesare Mazzetti, presidente di AssoDistil "in quanto il nostro intervento ha evitato che la denominazione Grappa potesse essere utilizzata senza scadenze temporali per un distillato prodotto in Nuova Zelanda, come inizialmente previsto dalla bozza di accordo".
Soddisfatti pure i "grappaioli" trentini. In primis il presidente dell’Istituto di Tutela Alessandro Marzadro, giovane imprenditore di una pregiata azienda di Nogaredo, in Vallagarina. Col marchio Tridente la grappa trentina è tutelata e riconosciuta ai massimi livelli.
Merito dell’impegno di operatori, tecnici quanto istrionici esperti nell’arte del "lambicar", parola tutta trentina e che ribadisce il fascino della grappa, chiamata così dal termine latino grappolus, il grappolo dell’uva.
Perché inizialmente nei rudimentali alambicchi si ‘cuocevano’ grappoli d’uva, con risultati alchemici tutti da definire.
La moderna tecnica della distillazione per la grappa sfrutta solo le vinacce e dalle "cotte" si sprigionano suadenze di finissima fragranza e altrettanti "peccaminose sensazioni gustative". Per il Brandy, invece, scaturisce dalla distillazione di vino. Tra i produttori trentini sono annoverati veri maestri dell’alambicco. Personaggi di dinastie come i Pisoni di Pergolese, i Marzadro, i Bertagnolli della piana Rotaliana, alcune ‘caneve’ della valle di Cembra, pure in val di Non. Poi i cinque Poli, cognome legato a Santa Massenza, borgo lacustre vicino Toblino dove operano ben cinque distillerie, tutte con lo stesso cognome nel marchio.
Tanti altri rinomati distillatori tra gli artefici del bere spiritoso. Citazione doverosa per Bruno Pilzer, Mario Pojer e Fiorentino Sandri, nonché alcuni neo diplomati e pronti a cimentarsi nell’arte distillatoria, giovani come Silvio Chistè della Pravis di Castel Madruzzo. Torniamo all’accordo per bloccare dunque l’insidia neozelandese alla grappa tutta italiana.
Il 25 marzo scorso, infatti, è stato ratificato l'accordo di libero scambio tra Ue e Nuova Zelanda e secondo il Free Trade Agreement "è inclusa la piena protezione di bevande spiritose ad indicazione geografica compresi il Brandy Italiano, la Grappa e le Grappe territoriali ad IG, le cui denominazioni saranno ora riservate alle acquaviti tricolore", si legge nel comunicato di AssoDistil.
In particolare, per la Grappa, è comunque prevista un “phasing out” di 5 anni, cioè un graduale adattamento che permette "un uso temporalmente limitato della denominazione per coloro che ne abbiano fatto un comprovato uso continuativo sul mercato neozelandese – e purché rendano chiaro in etichetta la vera origine geografica del prodotto –, allo scadere dei quali dovrà cessare definitivamente ogni utilizzo". Una misura di tutela che apre a nuovi mercati per un distillato definito una sorta di peccato alchemico.











