Dazi Usa, la (solita) richiesta di Coldiretti, chiedere altri fondi europei: "Tariffe al 15%? Servono compensazioni Ue per i settori più colpiti"
Il commento di Coldiretti all'accordo trovato tra il presidente degli Usa Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen

TRENTO. “Migliorativa la riduzione rispetto all’ipotesi iniziale del 30%, ma servono risorse europee per le filiere più esposte come il vino. Aspettiamo di capire questione dazi zero”.
È questo il "grido d'allarme" lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare l'accordo trovato tra Europa e Usa dopo l'incontro di ieri, domenica 27 luglio, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.
“L’accordo con tariffe al 15% è sicuramente migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30% che avrebbe causato danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare", spiega Prandini.
"Tuttavia, il nuovo assetto tariffario, avrà impatti differenziati tra i settori e deve essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate anche considerando la svalutazione del dollaro. Dobbiamo aspettare di capire bene i termini dell’accordo e soprattutto di leggere la lista dei prodotti agroalimentari a dazio zero sui quali ci auguriamo che la Commissione Ue lavori per far rientrare, ad esempio, il vino che altrimenti sarebbe pesantemente penalizzato”.
Come già ribadito, il presidente della Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi sottolinea che "non possono essere ammessi in Italia prodotti agroalimentari che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle imprese europee. È fondamentale che l’Unione Europea continui a difendere con fermezza il sistema delle Indicazioni Geografiche, che rappresentano una garanzia di qualità e origine, e un presidio culturale ed economico del nostro cibo".
“Abbiamo sempre spinto per un accordo e per superare l'incertezza che stava creando danni seri alle nostre imprese. Gli Stati Uniti restano un mercato fondamentale, dove dobbiamo proteggere i consumatori dalle imitazioni del falso made in Italy – aggiunge Barabacovi - e dobbiamo portare avanti un’azione strutturale per promuovere il Made in Italy autentico e contrastare l’italian sounding, che negli Stati Uniti provoca ogni anno perdite stimate in oltre 40 miliardi di euro".












