I dazi di Trump non rallentano l'export italiano negli Usa (e nel mondo): numeri record per Trieste, ma Trentino e Veneto arrancano
Con un valore di circa 190 miliardi di dollari, l’Italia ha superato il Giappone al quarto posto tra i Paesi esportatori di merci, mentre davanti rimangono solo Cina, Stati Uniti e Germania, secondo i dati dell'Ocse: a rivelare questi dati è l'Ufficio studi della Cgia. Diverso il discorso per il Nord-est, dove per il Trentino-Alto Adige e si registrano segni negativi sia per l'export nel mondo sia per quello statunitense

TRENTO. L'implementazione dei dazi voluta dall'amministrazione Trump sembra non aver inciso in particolar modo sul commercio internazionale italiano, che ha ottenuto un ottimo risultato nel terzo quadrimestre del 2025, balzando al quarto posto tra i Paesi del G20 per esportazioni di merci.
Con un valore di circa 190 miliardi di dollari, l’Italia ha superato il Giappone (184 miliardi), mentre davanti rimangono solo Cina (944,6), Stati Uniti (547,8) e Germania (453,8), secondo i dati dell'Ocse: a rivelare questi dati è l'Ufficio studi della Cgia.
Dopo un 2024 segnato da una leggera flessione (-3,3 miliardi di euro, pari al -0,5%), le esportazioni italiane sono tornate a crescere nel 2025. Nei primi nove mesi dell’anno, il dato ha registrato un aumento di 16,6 miliardi di euro (+3,6%).
Anche le vendite verso il mercato statunitense dell'export italiano hanno registrato una ripresa positiva: dopo una contrazione nel 2024 (-2,2 miliardi di euro pari al -3,3%), nei primi nove mesi del 2025 le vendite negli Stati Uniti sono aumentate di 4,3 miliardi di euro (+9%), raggiungendo i 52,4 miliardi. Questo incremento è stato, secondo un'ipotesi, alimentato dalla preoccupazione dei consumatori americani per l’aumento delle tariffe doganali avvenuta l'estate scorsa, che ha spinto molte famiglie e imprese ad "anticipare" gli acquisti di merci italiane.
Le ipotesi di un crollo dell'esportazioni previste a causa dell'incremento delle tariffe doganali poste da Trump sono state quindi contraddette: sebbene ad agosto si sia registrato un calo del 21,6%, a settembre le esportazioni italiane negli Stati Uniti sono risalite del 34,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Secondo l'ipotesi della Cgia, l'incremento nella crescita delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti può essere ricondotto a due fattori: la continua domanda di prodotti italiani, specialmente quelli di fascia medio-alta (che rappresentano il 92% delle esportazioni verso gli Usa), rende impossibile sostituire il made in Italy con qualsiasi altro prodotto di pari livello. In aggiunta, le imprese italiane potrebbero aver difeso o addirittura incrementato le loro quote di mercato negli States, compensando l’incremento del prezzo finale dei propri manufatti causato dall’aumento delle tariffe doganali, attraverso una riduzione dei margini di profitto.
Un fattore che non va sottovalutato e ha inciso sulle esportazioni italiane è la svalutazione del dollaro rispetto all'euro: da inizio anno, il dollaro ha avuto un deprezzamento nei confronti dell'euro di 12 punti percentuali. Nonostante ciò, se nei primi 9 mesi le nostre vendite nel mercato statunitense sono aumentate del 9%, questo vuol dire che il risultato ottenuto è stato significativamente importante.
Analizzando i primi 50 prodotti più esportati, che coprono il 90% del totale, gli incrementi di vendita nei mercati di tutto il mondo hanno interessato principalmente le esportazioni di navi e imbarcazioni, che sono aumentate del 51,6%, i medicinali e i preparati farmaceutici, aumentati del 37,6%, i metalli preziosi del 32,4 e gli aeromobili del 25,5. Male, invece la gioielleria, diminuita del 14,7%, i prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio del 13,6% e le auto del 10.
A primeggiare nell'export verso gli Stati Uniti è Trieste, con una crescita che è esplosa al 1.080%, passando da quasi 107 milioni di euro del 2024, a quasi 1,3 miliardi del 2025, grazie in particolare all'impennata della produzione di navi e imbarcazioni. Seguono la provincia di Enna che ha visto aumentare le vendite del 582,4%, grazie all’agroalimentare (miele, legumi, confetture di frutta, formaggi, funghi, etc.) e Vibo Valentia con il +434,5%.
Diverso il discorso per il Nordest, dove per per il Trentino-Alto Adige e si registrano segnali negativi sia per l'export nel mondo sia per quello statunitense: Bolzano nella classifica delle province italiane per variazione tra i risultati del 2025 rispetto a quelli dell'anno precedente si posiziona al 62esimo posto con una leggera flessione dello 0,3%, mentre la Provincia di Trento si colloca un po' più in basso (all'85esimo posto), registrando un calo del 3,3%. Situazione stabile a Belluno, che occupa il 63esimo posto con un calo dello 0,4%, mentre Sondrio occupa il 33esimo posto con un aumento del 5,9% rispetto al 2024.
Per quanto riguarda le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti invece, Bolzano si colloca al 17esimo posto con una performance positiva, segnando un incremento del 18,6%. Trento, al 54esimo posto, registra invece una diminuzione del 2,1%. Forte contrazione per Belluno, che deve fare i conti con un calo del 35,1%. Per Sondrio, al 93esimo posto, la riduzione è del 26,3%.












