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Belluno
06 ottobre | 16:44

La crescita economica? Richiede formazione e nuovi talenti: “Belluno non vuole vivere di nostalgia, e la montagna non è una condanna ma un punto di partenza”

Università e sviluppo economico, due termini indissolubili per il futuro di un territorio a vocazione tradizionalmente industriale e manifatturiera. Confindustria: "La strategia è fare della montagna un laboratorio di innovazione, in primis grazie alla formazione"

BELLUNO. “Senza università di qualità non si fanno imprese innovative contemporanee”. È questa, secondo Giulio Buciuni, professore associato al Trinity College di Dublino, la soluzione per un solido rilancio (anche) della provincia di Belluno.

 

Ospite di Confindustria Belluno Dolomiti in occasione della presentazione del nuovo presidente del Gruppo Giovani, Buciuni ha rilanciato l’ecosistema centrato sull’alta formazione a cui l’associazione sta lavorando da qualche tempo e che ha recentemente presentato a Venezia in vista delle elezioni regionali 2025, in un position paper dal quale emerge come le terre alte possano diventare attrattore di innovazione, investimenti e giovani talenti.

 

In particolare, la visione di Buciuni parte da un passato che ha visto la provincia italiana rilanciare l’economia del Paese, ma che oggi non basta più. “Era l’Italia dei distretti e delle company town, come l’occhiale ad Agordo - scrive sul suo profilo LinkedIn - un modello che ha portato sviluppo diffuso e inclusivo a Belluno: oggi però il valore aggiunto si crea sempre più altrove e i giovani formati e ambiziosi vanno a cercarlo”.

 

Insomma, all’economia bellunese, per crescere, serve qualcosa in più. Lo hanno riscontrato anche i giovani industriali girando nel territorio e scontrandosi con alcuni degli ostacoli del passaggio generazionale, tra cui la difficoltà dei padri a riconoscere determinate caratteristiche nel figlio/a: “Bisogna far capire quello che le nuove generazioni cercano e che non necessariamente corrisponde alla visione delle precedenti. I giovani hanno voglia di partire con progetti nuovi, start up e idee, perciò serve consapevolezza che i figli sono destinati a portare innovazione nelle aziende”. E servono anche percorsi mirati, che trattengano i giovani e ne attraggano da fuori: la monocultura dell’occhiale e la delocalizzazione delle alte competenze nelle grandi città (in primis Milano) non funzionano più.

 

“Dopo anni di analisi critica nei confronti del modello economico del Paese - prosegue Buciuni - voglio provare a dare un contributo concreto. Ci stiamo provando a Belluno, che non vuole vivere di nostalgia ma deve guardare a esempi come Grenoble, capaci di costruire ecosistemi competitivi partendo da università, ricerca e nuove imprese tecnologiche. Belluno può diventare un laboratorio per le periferie competitive italiane: la strada parte dalle imprese leader presenti nei territori, si rafforza innestando nuove aziende ad alto valore aggiunto e cresce investendo in università STEM”.

 

Un ecosistema grazie al quale a Belluno potrebbero nascere nuove idee e nuove imprese, nell’ottica di integrare il tessuto manifatturiero della provincia, dal quale non possiamo chiaramente prescindere: anche qui, non a caso, la parola d’ordine è formazione (qui l’intervista).

 

Buciuni è dunque stato coinvolto nel progetto e definisce il futuro del territorio bellunese “neo-industriale”: un territorio nel quale “la montagna non è una condanna ma un punto di partenza che oggi acquista valore in un contesto che cambia rapidamente". E per generare questo valore la provincia deve puntare su università e ITS (Istituti tecnici superiori). "Non è semplice - conclude - ma esistono città periferiche che hanno saputo dare slancio a una nuova generazione di imprese. Tra di esse Grenoble, che conta oggi 450 startup tecnologiche collegate a centri di ricerca e università locale. Il modello è ormai chiaro: o si investe in università nel territorio o si trovano altri canali per portare innovazione, ma è una strada complicata. Supporto quindi il progetto della Luiss Business School a Belluno: il territorio deve capire che va fatta girare e l’agenda politica bellunese deve contribuire ad ancorarla in città”.

 

Per questo, la richiesta anche per il prossimo governo regionale è di fare della montagna un pilastro strategico delle politiche di sviluppo.

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