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Belluno
27 giugno | 16:24

LU-VE Group: nel clima di incertezza globale strategia vincente quella di essere presenti su tanti mercati. “Ora puntiamo su data center e nucleare”

In occasione della presentazione del rapporto sull’economia veneta da parte di Banca d’Italia, è stato ospite di Confindustria Belluno Dolomiti Michele Faggioli, amministratore delegato agli sviluppi strategici di LU-VE Group, realtà industriale del territorio con rilievo internazionale. Faggioli ha spiegato come si muove oggi LU-VE nel complesso contesto globale, che sta determinando un quadro generale di debolezza anche per l’economia regionale e locale

BELLUNO. In occasione della presentazione del rapporto sull’economia veneta da parte di Banca d’Italia, è stato ospite di Confindustria Belluno Dolomiti Michele Faggioli, amministratore delegato agli sviluppi strategici di LU-VE Group, realtà industriale del territorio con rilievo internazionale. Faggioli ha spiegato come si muove oggi LU-VE nel complesso contesto globale, che sta determinando un quadro generale di debolezza anche per l’economia regionale e locale.

 

Nella media del 2024, infatti, il Pil del Veneto è cresciuto solo di +0,5% (nel 2023 era 0,9%) e tra le cause di questo rallentamento viene segnalato in particolare il clima di instabilità dovuto alle crisi geopolitiche, all’incertezza delle politiche statunitensi e, per il Veneto, ai forti legami con l'economia tedesca. Anche la produzione manifatturiera conferma un andamento debole, con un calo di -1,4% nella media annuale in quasi tutti i settori, calo che per la produzione bellunese segna -4,2%.

 

Come allora una grande azienda affronta questo scenario? Anzitutto il contesto: LU-VE realizza macchine e componenti per la refrigerazione industriale, anche in ambiti oggi strategici quali i data center e il raffreddamento degli impianti nel nucleare. Da 10 anni è quotata in borsa e conta 16 stabilimenti dislocati nel mondo, soprattutto Europa, ma anche Stati Uniti, Cina e India. Oggi, lo scenario è, come noto, complesso. Secondo Faggioli, tra i principali fattori di instabilità rientrano in particolare i dazi, il cambiamento degli equilibri geopolitici internazionali e la sostenibilità, che crea ulteriore incertezza perché gestita in maniera non coerente dagli Stati e, per quanto riguarda l’Italia, con una serie di ‘start e stop’ pericolosi perché ostacolano la pianificazione sul medio-lungo termine.

 

A permettere a LU-VE di gestire meglio queste situazioni oggi è stata soprattutto la strategia di espansione iniziata vent’anni fa. “Una strategia - spiega Faggioli - che si sta rivelando lungimirante. I dazi, ad esempio, ci spaventano meno, anzi paradossalmente rappresentano una potenziale opportunità avendo produzioni anche negli Stati Uniti. C’è poi la mancanza di manodopera, tema già presente all’epoca e tra i motivi per cui fu deciso di aprire uno stabilimento in Polonia: non però per delocalizzare la produzione italiana, ma per avvicinarci al cliente producendo e vendendo direttamente sul territorio. Se avessimo sviluppato la nostra strategia solo in Italia, non saremmo cresciuti perché non abbiamo oggi la possibilità di assumere nei soli stabilimenti italiani i circa 4.500 collaboratori attuali. Insomma, possiamo crescere in Italia perché cresciamo anche altrove”.

 

Altra strategia funzionante è stata la fusione nel 1990 tra due famiglie. “Oggi è determinante - prosegue Faggioli - non pensare più allo sviluppo del proprio business in maniera solitaria. All’epoca lo abbiamo ritenuto vincente perché si tenta di ridurre il rischio e soprattutto ci si fa coraggio a vicenda, ma oggi sta diventando un obbligo per sfondare certi mercati e per utilizzare la finanza per crescere. La fusione ci ha infatti permesso, quando c’è stata l'opportunità, di poterci quotare, il che era per noi sia una questione di orgoglio sia soprattutto la possibilità di anticipare una serie di investimenti che permettono di fare passi avanti: in 7 anni siamo infatti cresciuti tre volte, da 200 a 600 milioni di euro, facendo acquisizioni oltre che investendo nella crescita interna, quindi guadagnando quote di mercato importanti in India, Stati Uniti ed Europa”.

 

Oggi però il problema della manodopera qualificata torna preponderante, tanto più nel nostro territorio dove c’è bisogno di puntare sull’alta formazione non solo per attrarre talenti ma anche per permettere alle aziende di crescere. “Tranne India e Cina - sostiene infatti Faggioli - tutti gli altri Paesi hanno problemi di manodopera ed è limitante per la crescita delle aziende, specie perché si fatica a trattenere e attirare persone. Un’azienda che cresce deve trovare nuove figure professionali e, se non ci sono nel territorio, portarle da fuori. Per farlo, però, deve essere attrattivo l’intero territorio”.

 

Infine la sostenibilità. Secondo l’imprenditore, per un’azienda essere sostenibile significa non solo attenzione all’ambiente, ma soprattutto possibilità di investimenti. “Anche questo tema - afferma - crea indeterminatezza. La sostenibilità infatti deve essere sostenibile sia finanziariamente sia a livello pratico, perché o sei coerente con quello che fai o sei molto più esposto, soprattutto con gli investitori. Tuttavia, la grande difficoltà oggi è che lo scenario regolatorio su questi temi è in continua evoluzione e spesso non permette uno sviluppo pianificato a medio termine. Per questo come azienda stiamo considerando la sostenibilità soprattutto dal punto di vista competitivo. Ad esempio, l’uso dei pannelli fotovoltaici è utile sia per l'ambiente sia perché riteniamo che ci sia un reale rischio di non sufficienza di generazione dell’energia elettrica, perciò più siamo indipendenti, più riduciamo il rischio di dover fermare le nostre produzioni”.

 

E per il futuro? Anche Faggioli conferma l’importanza di guardare a nuovi mercati: “LU-VE - conclude - oggi sta lavorando molto sui mercati di sbocco. Oggi siamo al 70% orientati sull’Europa, ma il nostro obiettivo è riequilibrare questa percentuale anche su Asia e America. Come? Soprattutto attraverso i due settori maggiormente in sviluppo: i data center e l’energia nucleare”.

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