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| 10 mag 2025 | 16:39

Quanto si lavora in Italia? Al Nord 255 giorni l'anno, in Trentino 236, al Sud "solo" 228. L'analisi dell'ufficio studi Cgia per "sfatare i luoghi comuni"

Come si spiega l'ampia differenza tra le varie Regioni? Secondo l'analisi del centro studi della Cgia di Mestre, non certo perché al Nord impiegati e operai siano degli instancabili eroi, mentre al Sud ci sia una diffusa presenza di “scansafatiche” che evitano uffici e fabbriche

di Redazione

TRENTO. Un'Italia spaccata: al Nord si lavora in media 255 giorni l’anno, al Sud "appena" 228.

 

Insomma, in media ben 27 giornate in più, quasi un mese intero di presenza in più in uffici e fabbriche: ma l'analisi dell'ufficio studi della Cgia di Mestre rivela che al di là dei luoghi comuni, questa differenza numerica non è una questione di "stakanovismo" settentrionale né di pigrizia meridionale.

 

La vera ragione del divario sta in due fattori strutturali: prima di tutto, nell’elevata diffusione dell’economia sommersa nelle regioni del Mezzogiorno dove molte ore lavorate non risultano nelle statistiche perché svolte senza contratto, fuori dai radar dell’Inps.; e in un mercato del lavoro più fragile e discontinuo, fatto di part-time involontari, contratti stagionali (soprattutto nel turismo e nell’agricoltura) e occupazioni complessivamente più precarie.


Non sorprende quindi che le retribuzioni al Sud siano molto più basse: nel 2023, al Sud la paga media giornaliera è stata di 77 euro lordi, contro i 104 euro del Nord, con un divario del 35%. Anche la produttività segue lo stesso schema: al Settentrione è superiore del 34%. Va segnalato - dice la Cgia - che le differenze salariali presenti in Italia nel settore privato sono un problema che ci si trascina almeno dagli inizi del secolo scorso. Purtroppo, in questi ultimi decenni il gap è sicuramente aumentato, perché le multinazionali, le imprese medio-grandi, le società finanziarie/assicurative/bancarie che riconoscono ai propri dipendenti stipendi molto più elevati della media sono ubicate prevalentemente nelle aree metropolitane del Nord. 

 

Lecco guida la classifica delle province con più giornate lavorate (264,9), seguita da Biella e Vicenza. Trento fa capolino a quota 236,8, poco davanti a Bolzano (236,1) In coda, invece, troviamo Vibo Valentia (193,3), Nuoro e Trapani. A livello nazionale, la media è di 246,1 giorni lavorativi. I salari più alti si registrano a Milano (34 mila euro lordi), Monza-Brianza e lungo la via Emilia, grazie alla presenza di imprese ad alta produttività. In fondo alla classifica, invece, le buste paga più leggere si trovano in molte province del Sud, con retribuzioni medie annue inferiori ai 15 mila euro.

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