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Trento
25 dicembre | 11:36

Tra carenza di manodopera e innovazione, le sfide dell’edilizia trentina. Angelini: "Fondamentale puntare sulla formazione e sulla sostenibilità"

I temi sul tavolo sono numerosi, dal rapporto con il mondo della formazione alle difficoltà di fare impresa oggi, con uno sguardo particolare al contesto trentino. Oggi l'Ance Giovani in Trentino conta una quarantina di soci mentre sono 1800 a livello nazionale

TRENTO. "Digitalizzazione, sostenibilità, formazione e sicurezza”. Sono queste le parole d'ordine per il settore delle costruzioni che proprio in questi anni sta vivendo una delle fasi di trasformazione più complesse della sua storia recente. A confermarlo è Alessandro Angelini, esponente della storica impresa edile Angelini Remo, già presidente dell'Ance Giovani in Trentino e nei giorni scorsi eletto nuovo vicepresidente nazionale.

 

I temi sul tavolo sono numerosi  dal rapporto con il mondo della formazione alle difficoltà di fare impresa oggi. Oggi l'Ance Giovani in Trentino conta una quarantina di soci mentre sono 1800 a livello nazionale.

 

Dottor Angelini, negli ultimi anni il mondo dell'edilizia è stato attraversato da numerosi cambiamenti e non sono mancate le criticità. Lei è vicepresidente nazionale di Ance Giovani, il sistema scolastico e universitario italiano prepara davvero alle professioni dell’edilizia moderna?
Negli ultimi anni abbiamo visto un settore in veloce cambiamento, basta pensare alla digitalizzazione, la sostenibilità oppure la sicurezza, aspetti che hanno un peso sempre maggiore. Il sistema scolastico che ci troviamo davanti ha una buona base ma deve saper evolversi parallelamente al settore dell'edilizia, alla stessa velocità. A livello trentino il dialogo tra le scuole e le imprese è stato sempre costante e siamo in prima linea per rafforzarlo.

 

Da anni si parla di ricambio generazionale nel settore delle costruzioni. Secondo lei, oggi questo ricambio esiste davvero o siamo ancora in una fase di transizione incompiuta? Quali sono eventualmente le criticità?
Questo è uno dei problemi, e mi riferisco al fatto che mancano nuove leve.
Se si parla dei tecnici e delle maestranze il ricambio generazionale si trova in una situazione critica. Dobbiamo pensare che è saltata una generazione con la grande crisi che abbiamo attraversato nel passato, tra il 2009 e il 2010, quando nessuno più andava negli istituti tecnici. In quegli anni i nuovi tecnici, i nuovi muratori, i nuovi geometri sono stati davvero pochi. Accanto a questo c'è poi la mancanza di appeal del settore.

Dal punto di vista imprenditoriale il discorso è diverso. Il nostro gruppo giovani di Trento ha più di 40 associati e sono tutti rappresentanti della seconda, terza o quarta generazione. Rappresentano la totalità delle imprese strutturate che lavorano in Trentino. Sono tutti giovani preparati, competenti e che operano in prima linea. Non sono mancati, purtroppo, anche tanti casi di giovani che hanno deciso di non continuare con l'attività di famiglia. O dove il passaggio non è avvenuto del tutto. Con questo ambiente mutevole, i margini per sbagliare e imparare dai propri errori sono risicatissimi rispetto a una volta.

 

Quali sono gli ostacoli più grandi che un giovane imprenditore edile incontra nel momento in cui decide di mettersi in gioco?
C'è prima la burocrazia che è sempre più complessa ed è difficile starci dietro ogni giorno. Ma bisogna anche considerare che i margini di guadagno sono veramente compressi a fronte di investimenti che facciamo su attrezzature e in altre iniziative che sono davvero enormi. I rischi che si trovano davanti i giovani non sono di poco conto.
L'andamento del nostro settore ormai da un sacco di anni è altalenante e non rende possibile per un giovane pianificare il proprio futuro aziendale ma anche familiare. La mancanza, infine, di maestranze qualificate rende tutto più difficile.

 

In Trentino un giovane trova terreno fertile per avviare una propria impresa edile?
Da un lato il Trentino offre un contesto buono, ma dall'altro lato ci si trova con una normativa e una burocrazia complesse e rigide e ciò fa perdere in parte quel vantaggio competitivo che potremmo avere. Il contesto socio-politico rende la situazione da una parte fertile dall'altra si trasforma in una briglia.

 

Come valuta il livello di sicurezza nei cantieri oggi rispetto al passato, e quali ulteriori interventi ritiene necessari per ridurre il rischio di infortuni sul lavoro?
Rispetto al passato la sicurezza nei cantieri è sicuramente migliorata sia per le innovazioni tecnologiche che ci sono state sia soprattutto per la maggiore consapevolezza. Però bisogna sempre migliorare e non bisogna abbassare la guardia. Bisognerà prestare attenzione alla sicurezza su tutta la filiera. Ma è bene capire che va perseguita sul campo, nel pratico e non sulle carte.

 

Qual è la sfida maggiore che si trova davanti questa professione?
Da una parte la sfida maggiore è quella di coniugare sostenibilità economica con quella ambientale perché questi due aspetti a volte vanno nel senso opposto. Ma c'è poi l'importanza di formare manodopera qualificata, digitalizzare le nostre aziende e penso anche riuscire a trasmettere il valore che ha la qualità del costruire e l'affidabilità reputazionale economica dell'azienda.

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