Tutti contro Booking.com, gli alberghi sfidano il colosso delle prenotazioni: "Ottima risposta anche in Trentino Alto Adige. Un'azione di sistema a livello europeo"
Negli scorsi giorni è stata avviata una class action europea contro Booking.com. Il direttore di Asat-Federalberghi: "Il contenzioso è completamente finanziato e gli hotel non sostengono costi o rischi legali. Questa è un'opportunità per gli albergatori italiani per difendere i propri diritti, recuperare le perdite e sostenere un mercato online più equo"

TRENTO. Tutti contro Booking.com. Una causa che si stima essere miliardaria. La class action degli alberghi al colosso delle prenotazioni online prende quota e piovono le adesioni. E anche il Trentino vuole recitare la sua parte.
"E' un'azione di sistema", dice Davide Cardella, direttore di Asat - Federalberghi del Trentino. "Il contenzioso è completamente finanziato e gli hotel non sostengono costi o rischi legali. L'invito è quello di aderire per avere una forza maggiore e la richiesta alle strutture è di raccogliere e di fornire la documentazione. L'interesse è alto e la partecipazione molto elevata".
L'azione legale collettiva è stata avviata da Hotrec (associazione europea dell'ospitalità), appoggiata in Italia da Federalberghi e rilanciata dalle associazioni nazionali di categoria in 25 Paesi europei. Dall'Austria al Belgio, dalla Croazia a Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svizzera (Qui articolo).
L’iniziativa fa seguito alla sentenza della Corte di giustizia europea del 19 settembre 2024, che ha stabilito che le clausole di parità tariffaria imposte dalla piattaforma (cosiddetta parity rate) violavano la concorrenza. L'accusa, infatti, è di aver monopolizzato il mercato contro il principio di libera concorrenza dell'Unione europea.
"Le strutture pagano a Booking.com una commissione che varia dal 15% al 20% del prezzo totale della camera, cioè sul lordo compreso di Iva e non sul netto che l’albergo incassa". La class action è aperta a tutti gli hotel che hanno utilizzato la piattaforma tra il 2004 e il 2024, indipendentemente dalle dimensioni. "Le clausole hanno messo gli hotel in una posizione di svantaggio competitivo e avrebbe impedito la concorrenza sui prezzi. Per questa azione inoltre ci affidiamo a un soggetto di livello e non si sostengono spese perché si tiene eventualmente una percentuale solo in caso di successo".
La stima è recuperare una parte significativa (30% o più, secondo le stime preliminari) del totale delle commissioni pagate a Booking.com tra il 2004 e il 2024, più gli interessi. Un giro d'affari miliardario. "Le clausole hanno impedito agli hotel di offrire prezzi o disponibilità migliori sui propri siti web, limitando le vendite dirette e l'autonomia", prosegue Cardella. "In altri termini: l'uso da parte di Booking.com di clausole anticoncorrenziali ha causato un danno finanziario significativo per le imprese turistico ricettive italiane".
Conseguentemente, in base ai principi generali del diritto europeo della concorrenza, "gli alberghi italiani hanno il diritto di chiedere un risarcimento a Booking.com per le perdite finanziarie subite. Gli hotel possono avere diritto a recuperare una parte significativa delle commissioni pagate a Booking.com nel periodo che va dal 2004 al 2024, oltre agli interessi". Il termine ultimo per la partecipazione è il 31 luglio.
Le adesioni arrivano praticamente da tutta Italia. "C'è un'ottima risposta anche in Trentino Alto Adige. Questa è un'opportunità per gli albergatori italiani per difendere i propri diritti, recuperare le perdite e sostenere un mercato online più equo", conclude Cardella.












