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Belluno
27 maggio | 16:37

''Sull'idroelettrico decide la Regione e non il Pd'', l'assessore Bitonci gela gli entusiasmi locali, la replica: ''Risposta arrogante. Il 70% dell'energia prodotta a Belluno''

In vista della scadenza delle grandi concessioni idroelettriche nel 2029, si riaccende la polemica dopo le parole dell’assessore Massismo Bitonci che avrebbe escluso l’ipotesi di una società pubblica a guida bellunese. A intervenire sono il Pd e il movimento Bard, che reclamano il diritto del territorio montano a gestire le risorse derivanti dai canoni

BELLUNO. Tiene banco il tema dell’idroelettrico nel territorio bellunese e si riaccende la polemica di fronte all’ipotesi che non sarà la Provincia ad avere la maggioranza della società pubblica che gestirà l’idroelettrico in Veneto.

 

La proposta è stata avanzata in particolare dal Partito democratico regionale: una società a maggioranza pubblica per la gestione dell’energia con al centro la Provincia di Belluno. La risposta di Massimo Bitonci, assessore regionale allo sviluppo economico, ha gelato gli entusiasmi prospettando, invece, una società a guida regionale.

 

La politica energetica la facciamo noi come Regione, non la facciamo fare al Pd: con queste parole - nota infatti il consigliere Alessandro Del Bianco - l’assessore Bitonci ha commentato la proposta che abbiamo presentato durante un convegno sull’idroelettrico. Non mi aspettavo una risposta tanto arrogante. E non nei confronti miei o del Pd, ma verso un intero territorio perché è a Belluno che si produce il 70% dell’energia idroelettrica del Veneto ed è sempre a Belluno che si trovano 25 delle 34 prese d’acqua delle grandi centrali venete”.

 

In risposta a Bitonci che ha lasciato intendere che sia la legge a vietare la maggioranza bellunese, inoltre, Del Bianco cita lo Statuto e la legge 25, secondo cui acqua ed energia devono essere competenze della Provincia di Belluno, alla quale la Regione deve trasferire deleghe e risorse. “Quindi no, caro Bitonci: non è vero - è la replica - che la linea sull’energia debba farla la Regione e non il Pd. La linea, almeno per la quota che riguarda il nostro territorio, dovrebbe farla la Provincia di Belluno. Come possiamo reclamare autonomia se siamo i primi a non praticarla quando non solo si può, ma si deve?”.

 

Sul tema interviene con fermezza anche il movimento Bard (Belluno autonoma regione Dolomiti), che parla in termini di giustizia territoriale: “La montagna bellunese produce gran parte dell’energia idroelettrica del Veneto e ne sopporta da decenni vincoli, impatti ambientali e sacrifici. È quindi diritto della Provincia di Belluno avere il controllo della governance del sistema idroelettrico”.

 

Il nodo centrale sono le risorse: con la scadenza delle grandi concessioni nel 2029, si prospetta una partita da diversi milioni di euro l’anno (qui i dati) da reinvestire potenzialmente in infrastrutture, servizi, lavoro, giovani, ambiente e sviluppo delle aree montane. “Non è più accettabile - prosegue il Bard - che i soldi della montagna bellunese siano usati altrove mentre i nostri comuni combattono contro denatalità, fuga di residenti e carenza di servizi. Il caso di Sondrio (qui) dovrebbe essere un esempio per la gestione e l’attenzione alle terre alte da parte degli enti regionali”.

 

Del Bianco si augura quindi che “quello di Bitonci sia stato soltanto uno scivolone dettato da un po’ di nervosismo” e che si trovi convergenza sul tema. “Non siamo gelosi della proposta di autonomia energetica bellunese - aggiunge - anzi siamo convinti che debba diventare una questione di coscienza territoriale perché solo così porteremo a casa risultati concreti. Stiamo parlando del bene più grande e strategico che abbiamo per le prossime generazioni: diciamo allora tutti insieme, oltre le appartenenze politiche, che la Provincia deve guidare questa battaglia e non subirla”.

 

Con la richiesta finale al presidente della Provincia e ai sindaci: “Dimostriamo, una volta tanto, di pretendere ciò che ci spetta. Esiste forse un’espressione più alta di questa per definire davvero il bene del territorio?” conclude.

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