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Dalle Alpi alla Groenlandia, cieli stellati "in via d’estinzione" e ghiacciai che si sciolgono a ritmi spaventosi

Al Trento Film Festival proseguono le riflessioni sull’era dell’“Antropocene”: ne hanno parlato Irene Borgna alla presentazione del suo libro e Sandro Orlando e Michele Freppaz durante la serata in diretta dal Supercinema Vittoria

Foto di Alessandro Nardelli
Foto di Alessandro Nardelli
Di Matilde Gugole - 06 maggio 2021 - 11:09

TRENTO. "I nostri nonni potevano apprezzare il cielo stellato ogni notte, ora invece da 100 anni lo stiamo consumando". Irene Borgna, l'autrice di “Cieli Neri. Come l'inquinamento luminoso ci sta rubando la notte" (Ponte alle Grazie / Cai – Club alpino italiano), martedì 4 maggio al Trento Film Festival ha sollevato un tema ancora poco discusso ma profondamente legato all'antropizzazione della Terra.

 

L’autrice, pur non essendo astronoma, ha affrontato questo tema in maniera delicata ma corredata da puntuali dati scientifici. Nel dialogo con Anna Girardi ha raccontato quanto sia difficile trovare cieli davvero bui per osservare le stelle e la via lattea ad occhio nudo. “Che poi tanto bui non lo sono: la sola luna, lasciato il tempo necessario agli occhi per abituarsi all'oscurità, illumina quanto basta” ci tiene a precisare, con un sorriso.

 

Il viaggio intrapreso dall’autrice mostra come in Europa l’inquinamento luminoso sia piuttosto importante. Innumerevoli sono le foto sul web dell’Europa di notte, scattate dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, che mostrano la rarità di spazi bui.

Le conseguenze non sono legate soltanto all’aspetto romantico o alle esigenze degli astronomi: al contrario, ne va del nostro ecosistema. Molti animali, infatti, hanno bisogno dell’oscurità per vivere, come gli impollinatori notturni, che nella notte danno man forte alle api nel loro lavoro.

Invertire la rotta dell’inquinamento luminoso però è più facile di quanto si pensi. Bastano pochi semplici accorgimenti, come le luci più soffuse e un posizionamento dei lampioni più accorto, per garantire una sensibile riduzione di questo fenomeno.

 

La questione relativa ai cambiamenti climatici prende una piega più scientifica durante la serata in live streaming dal Supercinema Vittoria, dove Michele Freppaz, nivologo e professore all’Università di Torino, e Sandro Orlando, giornalista, hanno dialogato con Hervé Barmasse. Il professor Freppaz ha mostrato delle immagini molto impattanti: due foto del ghiacciaio del Lys sul Monte Rosa scattate a 100 anni di distanza (1920-2020) in cui la lingua del ghiacciaio, lunga più di un chilometro, è totalmente scomparsa. Stessa cosa accade in Groenlandia, dove lo scioglimento dei ghiacci non si può ignorare, come ha raccontato Sandro Orlando.

 

Il giornalista conferma che osservando per qualche ora le coste del fiordo ci si rende conto dei loro movimenti, che finiscono inevitabilmente con la caduta in mare di grande pezzi di ghiaccio. Entrambi gli ospiti sono in accordo sulla responsabilità umana nei cambiamenti sul clima a cui stiamo assistendo e Michele Freppaz aggiunge: “La nuova era di cui si è parlato può essere chiamata Antropocene, nella quale l’uomo ormai condiziona l’intero Pianeta”.

 

Il Festival ha dimostrato di avere un occhio di riguardo per queste tematiche: si può vedere nella programmazione al cinema e negli svariati eventi proposti che culmineranno nella Conferenza dei giovani sul Clima Trentino e Alto Adige di sabato 8 maggio. Anche quest’anno, inoltre, è stato assegnato al Festival il marchio Eco-Eventi Trentino rilasciato dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (Appa) che certifica la sostenibilità della manifestazione.

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