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I valorizzatori della montagna e il senso del limite. Il papà di un bimbo con la Sma: ''Nessuno distrugga un Paradiso con la scusa di aiutarci''

Il tema è quello della realizzazione di una strada/sentiero anche per i disabili in Val di Mello in provincia di Sondrio ma vale per qualsiasi luogo di montagna. Cosa vuol dire ''valorizzarla'' ed è giusto farlo anche in nome del più nobile dei principi come quello dell'inclusione? La risposta di un alpinista padre di un ragazzo disabile: ''Ci sentiamo discriminati per le scuole, le università, i musei inaccessibili. Quelle sono intollerabili discriminazioni. Perciò non si distrugga la Val di Mello e quantomeno non lo si faccia in nome di chi non lo chiede e non lo pretende''

Di Luca Pianesi - 17 aprile 2021 - 20:17

SONDRIO. ''Un disabile sa di dover riconoscere i propri limiti, come chiunque altro. Ci sentiamo discriminati per le scuole, le università, i musei inaccessibili. Quelle sono intollerabili discriminazioni. Perciò non si distrugga la Val di Mello e quantomeno non lo si faccia in nome di chi non lo chiede e non lo pretende. Lasciate a ciascuno la sua piccola o grande avventura senza pietismo, la peggiore delle discriminazioni". A scrivere è Giovanni Rosti alpinista con un figlio affetto da atrofia muscolare spinale che con il suo messaggio vuole chiarire come un luogo incontaminato vada lasciato tale aprendo uno squarcio sulla tela di chi quotidianamente parla di ''valorizzazione'' della montagna.

 

Valorizzazione che sembra tale solo se la si trasforma in un luogo a misura di turismo ''facile'', di massa, forte di impianti a fune che fanno fare poca fatica per raggiungere le vette, strade lastricate, magari a misura di Suv o motociclette, natura ''libera'' da animali selvatici potenzialmente ''disturbanti'', come possono essere i grandi carnivori (che tendenzialmente nemmeno si vedono ma possono inquietare il turista in infradito che si sente poco sicuro in caso di fuga in discesa), ma ricca di presenze più ''amabili'' come marmotte, bambi, bastano anche le mucche, buoni a rendere l'esperienza quel tanto ''wild'' che basta. 

 

Li definiscono interventi di ''valorizzazione'' ma per molti sono proprio il contrario. Rendere le montagne più accessibili, permettere a tutti di godere di certi luoghi, paesaggi, esperienze in realtà finisce per renderle meno belle, da un lato per colpa delle stesse opere di ''valorizzazione'', dall'altro per le quantità esagerate (lo saranno a prescindere se prima il numero di persone che le raggiungeva era limitato proprio dalla fatica e dagli impedimenti di percorso) di persone che in questo modo potranno raggiungerle con maggiore facilità.

 

Entrando nel dettaglio del caso specifico in Val di Mello son in corso interventi di ''valorizzazione'' della zona con la realizzazione anche di un percorso per persone disabili. Interventi che qualche giorno fa le Guide Alpine della Val di Mello condividendo un post su Facebook dal titolo ''Inclusività o sostenibilità?'' spiegavano che quello dietro parlando di accessibilità per tutti ci si è in realtà appoggiati a ''un principio ambiguo perché è spesso servito a giustificare pesanti interventi infrastrutturali . Non hai la capacità di risalire un ghiacciaio? Tranquillo, ti costruiamo una funivia sul Monte Bianco. Non sei capace di sciare sulla neve fresca? Nessun problema: sguinzagliamo i gatti delle nevi e trasformiamo i declivi in campi da bowling”.

 

Anche il Cai della Valtellina e la Società Escursionisti Milanesi si erano pronunciati contro il sentiero e poi erano arrivate 60mila firme per fermare il progetto convertito dalla Regione Lombardia in qualcosa di meno impattante. Troppo comunque almeno per papà Giovanni Rosti la cui testimonianza è stata pubblicata dal Comitato Tutela Devero che spiega in un post dal titolo ''Il senso del limite e la distruzione dei sentieri con la scusa dei disabili'' spiegando che ''l'occasione del commento è data dalla trasformazione di un sentiero in strada per permettere a tutti di percorrere la bellissima Val di Mello che, dopo lo sciagurato intervento, sarà per sempre meno bella, particolarmente dove l'intervento consente a tutti di arrivare. Come molti di voi sapranno, anche a Devero, con la scusa di permettere ai disabili di godere il posto, si pensa di asfaltare, con un'improbabile pavimentazione ecologica di orribile colore rosa, l'anello della piana e poi chissà che altro.

Sempre nella disastrosa logica di avvicinare le montagne, invece che di avvicinarsi alle montagne''.

 

Ed ecco l'intervento di Rosti

 

"Non scherziamo siamo seri! Ho avuto la fortuna di scalare in Val di Mello a partire dal 1980 vivendo gli anni della scoperta e dei 100 Nuovi Mattini ...... oggi ho un bambino disabile che scalerebbe l’Everest se potesse ...... non può farlo, esattamente come io avrei voluto scalare il K2, ma ho dovuto riconoscere che - pur reputandomi un buon alpinista - non avevo la stoffa per fare ciò ...... avevo dei limiti, era giusto riconoscerli e accettarli .... con il mio bimbo programmiamo e ci prepariamo per le nostre grandi avventure e sappiamo di avere dei limiti, ma il nostro gioco è spostarli con tenacia, determinazione, volontà, sacrificio e allenamento ! Non vogliamo che nessuno distrugga un Paradiso con la scusa di aiutarci ...... vogliamo conquistarcelo da noi quel Paradiso e se non ci riusciremo, pazienza, ci avremo provato, saremo fieri di dove saremo arrivati e lavoreremo di più per migliorarci ..... un disabile sa di dover riconoscere i propri limiti, come chiunque altro ! Ci sentiamo discriminati per le scuole, le università, i musei inaccessibili ! Quelle sono intollerabili discriminazioni ! Perciò non si distrugga la Val di Mello e quantomeno non lo si faccia in nome di chi non lo chiede e non lo pretende ! Lasciate a ciascuno la sua piccola o grande avventura senza pietismo ..... la peggiore delle discriminazioni !".

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