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Plinti di cemento sulla “Bepi Zac”, il sindaco: “Unica possibilità per tenere aperta la via. Il blocco dipinto di rosa? La commissione ambientale deciderà se cancellarlo”

Il sindaco di Moena, Alberto Kostner, in risposta ad una interpellanza presentata dal gruppo consiliare di minoranza “Jent Per Moena – Ripear da Nof” sulla ferrata Bepi Zac: "Ribadiamo che tutta la fase progettuale, anche sotto il profilo paesaggistico, è stata seguita e concordata dalla passata Amministrazione comunale. L’attuale amministrazione è comunque fiduciosa dei pareri autorevoli dei tecnici e delle persone che avevano fatto precedentemente il sopralluogo"

Di Lucia Brunello - 03 novembre 2021 - 09:57

MOENA. “Andiamo a ribadire che tutta la fase progettuale anche sotto il profilo paesaggistico è stata seguita e concordata dalla passata Amministrazione comunale coadiuvata dalle competenze messe in atto da un geologo e da un ingegnere che hanno sottoposto a chi di dovere e approvato il progetto, secondo tutti i gradi e i passaggi che un iter pubblico prevede”. Con queste righe inizia la risposta del sindaco di Moena, Alberto Kostner, ad un’interpellanza presentata lo scorso 20 settembre dal gruppo consiliare di minoranza “Jent Per Moena – Ripear da Nof”.

 

"Nel corso del mese di Agosto - si legge invece nell'interpellanza - ad una prima visione dello stato di avanzamento dei lavori  è balzato subito agli occhi come i lavori in questione avevano un disastroso impatto con l’ambiente montano del percorso attrezzato e soprattutto stridessero con una conservazione ottimale di un sito cosi delicato in piena Area di tutela del Patrimonio Dolomiti Unesco. In generale è stato evidenziato che i lavori in corso di esecuzione non si addicono nemmeno al recupero funzionale in chiave storico – culturale dei manufatti della prima Guerra Mondiale".

"Dopo il normale assestamento dell’effetto mediatico il silenzio ha avvolto la questione ed  i lavori sono proseguiti come da programma andando a completare l’opera di  “distruzione” di uno dei più bei percorsi storici alpinistici delle Dolomiti Patrimonio dell’Unesco".

 

In questa risposta, il sindaco mette in chiaro come la scelta di posizionare dei plinti di cemento lungo la via ferrata fosse l’unico e solo modo per mettere in sicurezza l’area. L’alternativa sarebbe stata chiuderla definitivamente (come aveva dichiarato in questa intervista). 

 

"Il progetto esecutivo è stato approvato con deliberazione giuntale n. 237 dd. 05.11.2020, mentre i lavori sono stati aggiudicati con deliberazione giuntale n. 287 dd. 23.12.2020, allorquando non era più possibile recarsi sul luogo anche perché la via ferrata era chiusa per pericolo e per neve. L’attuale amministrazione è comunque fiduciosa dei pareri autorevoli dei tecnici e delle persone che avevano fatto precedentemente il sopralluogo".

 

“Le reti paramassi oltre ad essere ancorate a terra - inoltre precisa - non sono certo più pericolose dei cordini del sentiero attrezzato in caso di temporali”.

 

“In agosto i lavori ai manufatti non potevano essere sospesi perché già ultimati dato che erano concentrati nell’arco di 45 giorni dall’inizio lavori. In questo momento i lavori sono finiti, manca solamente la sostituzione dei cordini e dei chiodi che accompagnano i tratti maggiormente esposti, lavoro che sarà espletato dalla Sat nel corso della prossima estate, come da accordi”.

 

Il sindaco ha anche voluto chiarire alcuni fatti riguardanti il curioso fatto avvenuto nella notte dello scorso 16 ottobre, quando un blocco di cemento facilmente visibile da sud-est è stato interamente dipinto di rosa: "Ricordiamo che ottobre è il mese dedicato alle donne e più precisamente alla prevenzione contro il tumore al seno. Se questo è stato l’intento di coloro che hanno colorato il plinto non c’è ragione di cancellarlo a meno che la commissione ambientale istituita per mitigare l’impatto, decida diversamente”, conclude.

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