Dalla Belle Époque ad oggi, come ti deturpo uno dei luoghi più spettacolari delle Alpi: un monito per Milano-Cortina 2026
Il contributo dello scrittore Marco Albino Ferrari mostra con due foto spiazzanti cosa era l'Hôtel Mont Cervin e cos'è oggi ''circondato dall’abbraccio mortale di un edificio che porta lo stesso nome. Un’imprenditoria predatoria e amministrazioni consenzienti hanno portato a sfregiare la conca del Breuil, che era uno dei luoghi più spettacolari delle Alpi. Non si dica che ciò ha portato sviluppo economico, se è avvenuto è stato comunque di breve periodo e per pochi''

TRENTO. Sul seguitissimo blog Altorilievo/Voci di Montagna di Pietro Lacasella è iniziata la collaborazione ''con la nuova pagina Facebook di Marco Albino Ferrari - scrive Pietro - che, se siete interessati alla montagna, vi consiglio di seguire''. Pietro collabora anche con il Dolomiti e quindi ci permettiamo di pubblicare questa riflessione sul passato, il presente e il futuro delle nostre montagne con un occhio (l'occhio del Gigiàt direbbero i ragazzi e le ragazze del collettivo ''Ci Sarà Un Bel Clima'' anche loro amici de il Dolomiti) ben orientato alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 perché, come ricorda Ferrari, ''è fondamentale che si rafforzi una coscienza critica collettiva. Non guardiamo dall’altra parte, ognuno di noi può contribuire facendosi sentire. Molti cantieri delle Olimpiadi devono ancora essere approvati''.
Ecco, quindi, il testo integrale a firma di Marco Albino Ferrari giornalista, scrittore, sceneggiatore, divulgatore, uno che la montagna la conosce, la vive e la racconta da anni che nel 2002 ha fondato la rivista Meridiani Montagne, che ha diretto per il Corriere della Sera la collana "Storie di Montagna", dirige la collana "Stelle Alpine" dell'Editore Hoepli e ha fatto incetta di premi dal Gambrinus, al Premio Cortina, dal Premio Majella al Giornalista dell'anno Ana e al Pelmo d'Oro.
La Belle Époque delle Alpi simboleggiata da un “monumento” che non ha pari. È l’antico Hôtel Mont Cervin, chiamato da tutti il Giomein: un tempo transatlantico solitario a oltre duemila metri, nella foto di Guido Rey (scattata circa un secolo fa) pare procedere libero solcando lo spazio aperto delle praterie d’alta quota.
Il Giomein era l’unico albergo a disposizione per chi arrivava nell’alta conca del Breuil. Era la dimora di avventurieri, sognatori, alpinisti, aristocratici e poeti in cerca di nuovi stati d’animo. Tra questi, l’anziano Edmondo De Amicis che per sei anni, prima della morte, si rifugiò nelle auree atmosfere d’alta montagna dominate dalla figura totemica dello “Scoglio più nobile d’Europa”. Venti, temporali, cortine di nebbie e, di tanto in tanto, lo svelamento del Cervino riempivano le giornate dell’acuto flâneur. De Amicis ricostruì le storie d’alpinismo consumate sui picchi circostanti in un libro memorabile, “Il regno del Cervino” (che verrà ripubblicato nel prossimo autunno da Hoepli).
Oggi, il vecchio Giomein è circondato dall’abbraccio mortale di un edificio che porta lo stesso nome. Un’imprenditoria predatoria e amministrazioni consenzienti hanno portato a sfregiare la conca del Breuil, che era uno dei luoghi più spettacolari delle Alpi. Non si dica che ciò ha portato sviluppo economico, se è avvenuto è stato comunque di breve periodo e per pochi: il mostruoso complesso moderno diventerà vecchio, e inizierà a portare i segni dell’indifferenza, fino a farsi una rovina ingombrante (esempi di questo tipo certo non mancano sulle Alpi, si pensi solo a quanto è accaduto a Montecampione, BS).
Questi esempi dovrebbero servire da monito e fermare altri progetti simili, vedi quelli collegati alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Per servire da monito, però, è fondamentale il passaparola. È fondamentale che si rafforzi una coscienza critica collettiva. Non guardiamo dall’altra parte, ognuno di noi può contribuire facendosi sentire. Molti cantieri delle Olimpiadi devono ancora essere approvati...








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