Dopo gli incidenti l’allerta valanghe: “Gli strati deboli della neve vecchia sono la principale fonte di pericolo”
Gli esperti consigliano di prestare attenzione ai pendii più ripidi e più esposti al sole, il manto di neve vecchia infatti rimane instabile e con il rialzo termico e l’irradiazione solare potrebbero verificarsi delle valanghe

TRENTO. Nella giornata, 25 dicembre, si sono verificate almeno due valanghe nella zona dell’Euregio. In Austria una comitiva di 10 sciatori sono stati travolti da una slavina nella zona del Trittkopf mentre in Alto Adige un uomo ha perso la vita in val Senales.
Al momento il bollettino valanghe segnala i pericoli maggiori in Tirolo dove è in vigore l’allerta arancione. “Al di fuori delle piste la situazione valanghiva è ancora delicata, soprattutto nelle regioni occidentali nelle regioni più colpite dalle precipitazioni”, spiegano gli esperti. Anche il passaggio un singolo scialpinista potrebbe provocare una slavina specialmente sui pendii molto ripidi.
In Trentino gli strati deboli presenti nella neve vecchia rappresentano la principale fonte di pericolo. Pertanto è necessario fare attenzione ai pendii più ripidi e più esposti al sole. “È necessario prestare attenzione nelle zone in prossimità delle creste, nelle conche, nei canaloni e dietro ai cambi di pendenza”. Le valanghe potrebbero raggiungere medie dimensioni. Il manto di neve vecchia infatti rimane instabile e con il rialzo termico e l’irradiazione solare sono ancora possibili colate e valanghe umide di piccole e medie dimensioni.
Discorso simile per l’Alto Adige dove le valanghe possono subire un distacco nella neve vecchia debole, specialmente sui pendii molto ripidi. “Gli accumuli di neve ventata per lo più di piccole dimensioni degli ultimi giorni dovrebbero essere valutati con attenzione soprattutto sui pendii molto ripidi e ombreggiati al di sopra dei 2.600 metri e nelle zone in prossimità delle creste e dei passi, come pure in quota”, concludono gli esperti.





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