Siccità: “Nei rifugi le riserve idriche sono già ai livelli di fine agosto” mentre l’acqua arriva in elicottero. L’appello della Sat ai turisti : “Non siamo in albergo, bisogna adattarsi”
Mentre i ghiacciai si sciolgono i rifugi devono portare l’acqua in quota con l’elicottero, in questa stagione la montagna è anche questo. Dalla Sat l’appello ai turisti che a oltre 2.000 metri di quota pensano di trovarsi in un albergo: “Le persone devono capire che se per una sera non ci si può fare la doccia non è la fine del mondo”

TRENTO. Secondo i dati diffusi da Legambiente il ghiacciaio della Marmolada, tra il 1905 e il 2010, ha perso più dell’85% del suo volume. Questo però è solo uno dei tanti “malati terminali” delle Alpi. D’altra parte, come sottolinea il climatologo Luca Mercalli, “il progredire del riscaldamento globale con condizioni sempre più inedite per l’alta montagna trasforma anche ghiacciai ritenuti stabili in nuove zone a rischio”.
È in questo scenario che i rifugi devono fare i conti con la siccità, nella paradossale situazione che mentre i ghiacciai dell’arco alpino si sciolgono alcune strutture sono costrette a portare l’acqua in quota con l’elicottero.
“In alcune zone ci sono delle criticità”, conferma Roberta Silva, presidente dei rifugisti trentini che gestisce il Roda di Vael sul Catinaccio. “Certe strutture sono al limite perché il livello delle riserve idriche, per chi può contare su una sorgente, è quello di fine agosto ma siamo solo a luglio, quindi ci troviamo in anticipo di un oltre un mese”. Per l’appunto a fare la differenza è il il sistema di approvvigionamento: chi può contare su una sorgente è avvantaggiato “alcuni rifugi hanno allungato le tubazioni per trovare l’acqua, altri hanno dovuto usare l’elicottero per portare le cisterne con l’acqua in quota”. D’altra parte, come sottolinea la presidente dei rifugisti senza precipitazioni non si può nemmeno sfruttare l’acqua piovana.

Sul Monte Bianco il rifugio intitolato a Francesco Gonella ha dovuto annunciare la chiusura anticipata proprio a causa della siccità. Di fatto in montagna non c’è neve. “Il problema del Rifugio Gonella in questo momento è il più eclatante perché colpisce un luogo molto simbolico delle montagne – spiegavano dal Cai di Torino – ma riguarda tutti i rifugi di proprietà della nostra sezione e delle Alpi”.
Per il momento però le strutture trentine stanno reggendo. “Salvo imprevisti dovremmo riuscire a superare la stagione senza chiusure anticipate”, riferisce il presidente della Commissione rifugi della Sat Sandro Magnoni. La Società degli alpinisti tridentini ha sotto il suo controllo ben 34 rifugi, a cui si aggiungono 19 bivacchi e le capanne sociali. “Alcune strutture presentano più problemi di altre ma salvo situazioni eccezionali nessuna dovrebbe chiudere”, ribadisce.
Per cercare di risolvere il problema della carenza d’acqua i rifugi ristrutturati di recente sono stati dotati di vasche per l’accumulo dell’acqua in modo da raccoglierne durante la primavera. Altre strutture sono invece state rifornite con cisterne mobili che una volta montate possono contenere fino a 20mila litri d’acqua. “È una soluzione temporanea – dice Magnoni – ma ci permette di tirare avanti, poi buona parte del lavoro dipende dal gestore che deve fare economia di acqua e talvolta si vede costretto a chiudere le docce perché altrimenti non si arriva a fine stagione”.
Da qui l’appello della Sat ai turisti a cui si chiede un po’ di spirito di collaborazione: “Le persone devono capire che se per una sera non ci si può fare la doccia non è la fine del mondo. Noi facciamo la nostra parte ma i rifugi non sono alberghi, è necessario ricordarsi delle tradizioni un po’ più spartane perché i comfort che ci sono si danno volentieri ma per il resto serve un po’ di coscienza e spirito di adattabilità”.













