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Un meraviglioso osservatorio dalle retrovie austro-ungariche: suggestioni della Grande Guerra sul Monte Stivo

Posto nelle retrovie del fronte austro-ungarico, il Monte Stivo non svolse un ruolo di prim’ordine nel corso della Grande Guerra, servendo soprattutto come osservatorio e postazione per l’artiglieria. Oltre ai resti del passaggio del conflitto, l’interesse di questo itinerario di “Camminando nella Grande Guerra” – in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto – sta soprattutto nell’eccezionale panorama che regala

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 23 settembre 2022 - 08:53

DRENA. Quello sul Monte Stivo è un itinerario d’interesse principalmente escursionistico. Non tanti, infatti, sono i manufatti della Grande Guerra in cui si incorre salendo verso la cima, ma è il panorama – mozzafiato – a raccontare la vastità del fronte, le posizioni in cui i due eserciti erano attestati, l’asprezza degli spazi in cui soldati dell’Impero e del Regno d’Italia si trovarono catapultati a combattere.

 

 

Prima di descrivere questo bellissimo percorso, è bene introdurre dei dettagli tecnici. Tale escursione è percorribile tutto l’anno – di inverno con l’attrezzatura adatta; non presenta particolari difficoltà tecniche, sebbene non manchino dei tratti un po’ erti. Al suo termine, in cima al Monte Stivo, c’è un rifugio, sulla cui apertura (anche invernale) vale la pena di consultare le informazioni del caso (349 3380173).

 

 

Non si tratta di un itinerario particolarmente lungo. Gli oltre 750 metri di dislivello che dividono malga Campo (1303 metri di quota) dalla cima (2058 metri di quota), necessitano di circa 4 ore (andata e ritorno). La salita, nondimeno, permette di godere in molti tratti di una vista eccezionale; non solo dalla cima, dove in una giornata limpida si può vedere il lago di Garda in tutta la sua interezza, ma anche durante il percorso.

 

 

Come accennato, il Monte Stivo non fu certo centrale nel conflitto italo-austriaco. Zona di seconda linea imperiale, rappresentò comunque un’importante posizione per l’artiglieria e per l’osservazione del fronte. Qui, grazie all’alta quota e alla vista a 360º, si poteva tener sott’occhio un nemico attestato sul Baldo e lo Zugna. Non a caso, dunque, vennero fatti costruire baraccamenti e trincee, caverne e postazioni d’artiglieria, così come una stazione radiotelegrafica.

 

 

È poco sopra il rifugio Prospero Marchetti, infine, che si trovano i resti di una grande teleferica lunga 4 chilometri che risaliva la montagna dall’abitato di Arco. Nel risalire le pendici del Monte Stivo, a un certo punto, questa si sdoppiava in direzione del Monte Creino, in Val di Gresta (QUI l’itinerario). Di questi luoghi ci ha lasciato testimonianza, nel suo bellissimo diario, il Kaiserjäger Felix Hecht.

 

Punto di partenza – non unico – per questa escursione è come detto malga Campo, raggiungibile con una strada asfaltata dall’abitato di Drena. Raggiunto il parcheggio della malga, imboccato il sentiero 623, si comincia a salire. Un lungo tratto di bosco caratterizza questo primo pezzo di tracciato, fino alla sella di cima Bassa (1684 metri). Qui il percorso che sale dalla Valle dei Laghi incontra quello proveniente dalla Vallagarina.

 

 

Dall’abitato di Castellano, in particolare, sale il “sentiero dei serbi”, così chiamato perché costruito dai prigionieri serbi catturati dall’Imperial-regio esercito sul fronte sud-orientale. Altri tracciati, in Trentino, prendono questo nome, a testimonianza di un uso massiccio nei lavori di fatica dei prigionieri militari.

 

Raggiunta la selletta, l’itinerario prosegue lungo il segnavia 617. Percorso un tratto in cresta, si arriva a un bivio: due possibilità, a quel punto, si aprono per l’escursionista. Da una parte il segnavia 617B punta direttamente alla vetta, tenendosi sul fianco della montagna che dà verso la Vallagarina. Dall’altra, invece, il segnavia 617, che tra i mughi e i muri a secco si snoda sul versante occidentale, lasciando aperto lo sguardo verso il Brenta, il Caré Alto e la Presanella. Alla cima, infine, si apre il panorama sul lago. Resti di baraccamenti e di trincee puntellano il percorso.

 

 

Arrivati alla cima, da cui un punto d’osservazione con segnaletica permette di osservare le tantissime vette che si stagliano all’orizzonte – su fino all’Ortles-Cevedale – in breve tempo si raggiunge il rifugio. Da qui, in alternativa al sentiero percorso all’andata, si può imboccare il 608 in direzione malga Stivo e poi il 666B in direzione Vallestrè. Ridiscesi per un tratto di bosco, in località Scaletta (1534 metri) si giunge infine a un tratto di strada asfaltata che scende fino a malga Campo.

 

 

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