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| 03 giu 2022 | 09:28

Dalle retrovie, un occhio sul fronte: trincee, caverne e postazioni d’osservazione sul Monte Creino

Il Monte Creino fu nel corso della guerra un settore piuttosto tranquillo. Dalla sua cima, però, si potevano osservare perfettamente le posizioni italiane sul Baldo. E i resti del passaggio del conflitto sono molti. Ecco la nuova puntata di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica sugli itinerari del primo conflitto mondiale in Trentino in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto

Credits to Museo della Guerra
di Davide Leveghi

RONZO-CHIENIS. Camminamenti, trincee, postazioni d’artiglieria e un eccezionale osservatorio sul fronte. È questo ciò che si vede passeggiando sul Monte Creino (1280 metri), fra il verde della val di Gresta e la distesa blu del lago di Garda. Con uno sguardo che in una giornata tersa può spaziare dal Catinaccio al Pasubio, dal massiccio del Baldo al Brenta e alla Presanella, l’itinerario si caratterizza per l’incredibile panorama che si può godere dalla cima, senza eccessivi sforzi e con una gradevole passeggiata fra boschi e prati.

 

Con partenza da poco sopra l’abitato di Ronzo Chienis, lungo un curvone della strada che porta a passo Santa Barbara (1167 metri), le trincee del Creino possono essere raggiunte in quaranta minuti di cammino. L’arrivo alla cima, nondimeno, avviene proprio attraverso i lunghi camminamenti costruiti dagli austro-ungarici sin dal 1914 e recuperati dal lavoro della Sat Val di Gresta e del Servizio Conservazione della Natura della Provincia di Trento.

 


Dettagli dei trinceramenti sul Creino. A sinistra, sullo sfondo, l'abitato di Ronzo-Chienis e il Monte Biaena
Dettagli dei trinceramenti sul Creino. A sinistra, sullo sfondo, l'abitato di Ronzo-Chienis e il Monte Biaena

 

Percorribile in tutte le stagioni – con attenzione in inverno – il sentiero non presenta difficoltà tecniche (il dislivello si aggira attorno ai 100 metri), offrendo d’altra parte un gran numero di manufatti della Grande Guerra ottimamente conservati. Per gli appassionati che volessero dedicarsi ad una tranquilla passeggiata fra storia e natura, dunque, questo itinerario appare perfetto.

 

Terrazza naturale sul lago di Garda, il Baldo e la “Busa” di Arco, il Creino ha alle proprie spalle il ben più imponente Monte Stivo, i campi coltivati a ortaggi della Val di Gresta, passo Bordala ed il Biaena (QUI l’articolo). Durante la guerra, al passo Santa Barbara, poco sotto la cima, sorgeva un villaggio militare, la cui unica testimonianza rimasta è una curiosa cappella a forma di granata costruita dai soldati imperiali nell’autunno del ’15.

 


1916, il Monte Creino visto dal Castello di Dossomaggiore, Brentonico (Credits to Museo della Guerra)
1916, il Monte Creino visto dal Castello di Dossomaggiore, Brentonico (Credits to Museo della Guerra)

 

Simile ad una granata di obice da 42 centimetri M14, il capitello venne costruito dal muratore Alois Pichler di Bressanone e inaugurato il 4 dicembre di quell’anno in occasione della festa di Santa Barbara, patrona degli artiglieri. Il passo, snodo logistico fra la Valle del Sarca e la Val di Gresta, svolgeva infatti un ruolo molto importante per il rifornimento di munizioni a tutte le postazioni della zona. Qui, inoltre, stanziavano le truppe di rincalzo, pronte a sostituire – in un settore tranquillo e nelle retrovie – i commilitoni in prima linea.

 

Il rifornimento, di munizioni d’artiglieria come di viveri, era garantito da una teleferica proveniente da Vignole d’Arco. L’impossibilità di percorrere le strade innevate durante il periodo invernale, nondimeno, aveva spinto i comandi ad adibire alcuni baraccamenti a magazzini di viveri, così da poter rifornire le prime linee anche nei freddi inverni del tempo. Le baracche, dotate di energia elettrica e acqua potabile, venivano inoltre coperte con frasche e rami per impedire l’individuazione da parte delle ricognizioni aeree italiane.

 

La Val di Gresta, già dalla metà dell’Ottocento, rientrò nei piani di difesa dello Stato maggiore austro-ungarico, tanto che nel 1880 a Pannone venne realizzata una Blockhaus, cioè una “caserma difensiva”. I tanti manufatti presenti sul Creino, tuttavia, risalgono ai primordi della Grande Guerra, quando i comandi imperiali decisero, nell’imminenza del conflitto con il Regno d’Italia, di arretrare la linea del fronte, abbandonando così la parte più meridionale del Trentino e stabilendosi lungo la Tiroler Widerstandlinie, la “linea di resistenza tirolese”, sviluppata dal Tonale alla Marmolada.

 


Maggio 1918, il Monte Creino, il Nagià Grom e Manzano (la prima linea austriaca) visti dal Monte Giovo (Credits to Museo della Guerra)
Maggio 1918, il Monte Creino, il Nagià Grom e Manzano (la prima linea austriaca) visti dal Monte Giovo (Credits to Museo della Guerra)

 

Punto cardine della difesa austro-ungarica divenne dunque anche il Creino, inserito nel settore V a difesa della piazzaforte di Riva del Garda. La sua funzione, d’altro canto, si limitò all’osservazione delle linee nemiche, stabilite sul massiccio del Baldo (QUI un approfondimento sull’Altissimo, QUI sul Vignola e QUI sul Giovo). A testimoniare questo utilizzo v’è soprattutto un osservatorio coperto a pochi passi dalla cima, da cui si gode una vista eccezionale.

 


L'osservatorio e la vista sul Baldo
L'osservatorio e la vista sul Baldo

 

La strategicità del luogo, come detto, è dimostrata dal gran numero di resti. Sul Creino, infatti, gli austro-ungarici realizzarono numerose postazioni d’artiglieria e impianti logistici di grande importanza. Da Vignole di Arco una teleferica lunga 3 chilometri saliva le pendici del Monte, mentre da località Pozze proveniva l’acquedotto. Diverse caverne, nel versante orientale, ospitavano i pezzi d’artiglieria, puntati sul settore nemico del Baldo.

 

Con le sue trincee, le caverne che ospitavano i soldati e i cannoni, i lunghi camminamenti che percorrono tutto il crinale, il Monte Creino testimonia come detto il passaggio e l’impatto della guerra nella zona; ma i manufatti non sono l’unica testimonianza. Qui infatti passarono protagonisti e testimoni d’eccezione, da ritrovare in documenti dell’epoca e nelle memorie di qualche soldato. Tra questi Franz Rohr, comandante d’armata, o l’arciduca Leopoldo Salvatore, ispettore generale dell’artiglieria. Di queste zone, infine, ci parla anche Felix Hecht, giovane tenente dei Kaiserjäger morto sul Corno di Cavento nel giugno del ‘17, reso celebre dal diario recuperato nella sua giubba.

 


Camminamenti e caverne
Camminamenti e caverne

 

Nelle sue pagine, piene d’umanità, si legge la tragedia della guerra, la bestialità dei comandi e il dolore di milioni di uomini trascinati via dalle loro case. Il conflitto emerge così – come disse papa Benedetto XV – come un “inutile massacro”. Nota curiosa: nei pressi della cima si vedono i resti di una trincea realizzata nel 2005 per un film. La finzione si mescola così a una realtà, che seppur a un secolo di distanza, non manca di ricordarci l’immane tragedia del conflitto.

 


Camminamenti e trincee
Camminamenti e trincee
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