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Undici mila metri di pellicole e un enorme lavoro di restauro, il Trento Film Festival ha portato il pubblico in vetta al K2 con le immagini del 1954

La prima giornata della rassegna di cinema e culture di montagna è segnata dall’anteprima assoluta del restauro di “Italia K2”, realizzato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con il Centro di Cinematografia e Cineteca del Cai

Di Amos Sandri - 29 aprile 2022 - 19:49

TRENTO. La 70esima edizione del Trento Film Festival si apre al Teatro Sociale con l’anteprima mondiale del restauro di Italia K2, il film che ripercorre le gesta della spedizione italiana che nel 1954 conquistò la seconda vetta del pianeta.

 

Nel pomeriggio, alla Sala conferenze della Cassa di Trento, è stato presentato il progetto che ha ridato vita e onori alle immagini catturate da Mario Fantin e firmate dal regista Marcello Baldi. “Un restauro - ha spiegato Angelo Schena, presidente del Centro di Cinematografia e Cineteca del Cai - partito nel 2017, quando si decise di digitalizzare tutto il girato della spedizione”.

 

Un lavoro enorme - 11 mila i metri di pellicole utilizzati - conclusosi con l’anteprima mondiale a Trento. Un percorso di ripristino che è stato tutt’altro che facile in quanto si è dovuto fare i conti con alcuni tratti di pellicola rovinati da muffe, aloni e dal decadimento del colore. Andrea Meneghelli, responsabile archivio film della Cineteca di Bologna, ha spiegato “come l’80% dell’opera derivi direttamente dalle pellicole originali mentre la restante parte da delle copie di quest’ultimi”.

 

Un documento storico rinnovato che evidenza una volta di più l’impresa italiana ma anche il gran lavoro dell’operatore Mario Fantin, che in questa edizione del Festival viene omaggiato con la mostra “Senza posa” curata da Mauro Bartoli, e con un programma speciale di proiezioni dei suoi documentari. Il cineoperatore, a cui venne imposto di non interferire in alcun modo con gli alpinisti, registrò i momenti salienti dell’impresa in condizione proibitive e a quote mai raggiunte fino ad allora.

 

Sei le macchine da presa utilizzate di cui 2 più leggere che affidò a Compagnoni e Lacedelli per catturare le immagini dell’arrivo in vetta. Di queste solo una fece ritorno al campo base ma, fortunatamente per il pubblico del Festival e per tutti gli appassionati di cinema di montagna, portava impresse le immagini e le emozioni di una conquista destinata a segnare la storia dell’alpinismo.

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