Contro la retorica del 'qui non c'è nulla', una libreria in alpeggio. Storia di Marco Tosi e della sua scommessa in quota: ''Avamposto per dimostrare che si può restare''
Il libraio Marco Tosi ha deciso di unire due grandi passioni, quella per la montagna e quella per i libri. Così, ha portato volumi usati, antichi e fuori catalogo in alpeggio, a quota 1.238 metri, dando vita alla libreria Alpe Colle: "I libri attirano gli appassionati, ma anche i curiosi, spingendoli a trascorrere del tempo qui, sfogliando, leggendo e meravigliandosi di quanto trovano". Un progetto che dimostra che lo spopolamento delle terre alte può essere combattuto

VERBANIA. Un libraio appassionato e preziosi volumi usati, fuori catalogo o antichi. Poi ancora una casa di famiglia sull'Alpe Colle, vicino Verbania, luogo ideale per unire le passioni d'una vita, concretizzandole in un progetto che contribuisce a ripopolare le terre alte. "Ho inaugurato domenica scorsa la mia libreria in quota, realizzando un grande sogno - anticipa Marco Tosi a Il Dolomiti, protagonista di un racconto che ha dello straordinario - e smentendo quella narrazione che spinge i giovani a cercare lavoro in città, trasferendosi altrove. Insomma: ho unito il mio amore per la montagna a quello per i libri".

E' nata così, la libreria Alpe Colle, che sorge in uno degli alpeggi del comune di Oggebbio, a quota 1.238 metri, tra i monti Morissolo e Spalavera, sopra Verbania. "Alle superiori le insegnanti ci dicevano che presto o tardi avremmo dovuto abbandonare Verbania, cercando lavoro in città - esordisce Marco ospite a Trento della rassegna de il Dolomiti, Alto Rilievo/Voci di Montagna, Pow e Ci sarà un Bel Clima realizzata all'interno del Trento Film Festival -. Un avvertimento tramutatosi anche per me in realtà quando, diventato libraio ho iniziato a vendere i miei libri usati, antichi o fuori catalogo nelle bancarelle dei mercati di Milano, Torino e Genova".
"Un giorno, tuttavia, mi sono chiesto perché dovessi sentirmi costretto ad andare altrove, se già vivevo in un posto stupendo, affacciato sul lago Maggiore". Di lì, la volontà di dimostrare che la retorica "e la narrazione del 'qui non c'è nulla' andasse non soltanto combattuta ma anche in qualche modo sconfitta, dimostrando che si può restare". Un nuovo punto di partenza, quindi, quello scelto da Tosi e individuato in un luogo familiare come la casa di montagna "dove ho sempre trascorso le vacanze con i miei genitori", divenuto poi spazio (in particolare sul prato esterno ndr) per vendere libri in estate.

"Nel 2014 ho cominciato a portare in alpeggio i primi libri, facendo rivivere una montagna lentamente abbandonata, ormai da una trentina d'anni - rivela il libraio -. Allestito il piano terra con scaffali e volumi, ho deciso di provare a vedere cosa potesse succedere, iniziando a creare occasioni in quota attraverso la vendita dei libri". Mercatini organizzati nel prato cinto da faggi che sorge proprio davanti alla casa di famiglia.
Un'iniziativa proposta per tutta l'estate, che non ha tardato ad attirare sempre più clienti, fra appassionati e curiosi: "Grazie al passaparola, ma anche ai social, la notizia è rimbalzata, conducendomi a scegliere di continuare a proporre questi appuntamenti estivi negli anni", prosegue il 36enne. Quest'anno, è stato il momento di fare un passo ulteriore, puntando tutto sull'attività in quota: "Ho capito fosse necessario creare un avamposto fisso, concretizzatosi nella mia Liberia Alpe Colle, inaugurata qualche giorno fa e che aprirà ogni domenica", fino all'autunno.

Un luogo dove riscoprire le terre alte, esperienza che potrebbe risultare d’esempio per altri giovani, "spunto per dare vita a nuove realtà in montagna – suggerisce Marco -. Negli anni ho proposto, oltre alla vendita di volumi, anche vari eventi fra musica e dj set: ciononostante, il libro è sempre rimasto al centro. E lo dimostrano i tanti che arrivati in zona trascorrono ore a sfogliare, consultare e meravigliarsi di quanto trovano qui".
"Questa nuova avventura è ai suoi albori, ma il fatto che la libreria Alpe Colle sia divenuta un lavoro dimostra che anche sulle terre alte possano nascere (e resistere) nuovi progetti", lasciando sperare che sarà possibile, se lo si vorrà, permettere a preziosi territori come quelli in quota di tornare ad essere 'riempiti' di persone e cultura.











