Dalle città alla montagne, ecco l'overtourism in Trentino: "A volte bisogna osservare i flussi per le soluzioni. Ci sono valutazioni ma sull'inverno prevale l'immobilismo"
Il direttore di Progetto turismo, Matteo Bonazza, a il Dolomiti: "Ogni stagione, per esempio, si rinnovano e si sostituiscono alcuni impianti. E se ogni anno si destinasse il costo di un impianto, mediamente 10 milioni, per sviluppare iniziative alternative in qualche destinazione? E' un modo per avviare una transizione e per diversificare l'offerta"

TRENTO. Turisti a frotte, sbarramenti di persone, viabilità intasata e servizi che arrancano. La città di Trento durante il Ponte dell'Immacolata è finita, ancora una volta, sotto assedio. Ma un po' tutte le destinazioni sono andate sotto pressione tra l'offerta dei Mercatini di Natale e piste da sci prese d'assalto, come a Campiglio che sfiorato i 20 mila primi ingressi solo nella giornata di sabato.
"Ci sono situazioni di picco al limite della sostenibilità - spiega Matteo Bonazza, direttore di Progetto turismo, società di consulenza trentina specializzata nello sviluppo del territorio e della sua offerta turistica, e presidente di G&A Group - ma in alcuni casi è corretto osservare i flussi nell'interezza per poi trovare le soluzioni per rafforzare alcuni segmenti oppure per cercare di gestire le criticità".
Nel lungo ponte dell'Immacolata sono state stimate 100 mila presenze con il 95% degli alberghi sold out. Code ai ristoranti e ai bar, vie praticamente bloccate. Poi il grande esodo con l'altissima concentrazione di vetture e un volume di traffico elevatissimo, in particolare lungo l'asta dell'Adige ma con code e rallentamenti praticamente lungo tutte le principali arterie provinciali. "I Mercatini di Natale - dice Bonazza - in alcuni periodi evidenziano una dinamica sicuramente alle soglie dell'overtourism".
Alcune destinazioni nel periodo invernale, altre durante l'estate, sperimentano una fase di picco dei flussi e diventano degli hotspot territoriali. E qui entrano in gioco la salvaguardia della zona e la necessità di ricercare un equilibrio per una corretta convivenza tra turisti e residenti, questi ultimi potrebbero infatti sviluppare una specie di resistenza a fronte dei disagi causati da una frequentazione eccessiva. Nei casi più eccessivi spuntano i cartelli "No parking" o "No camper", un modo per rivendicare un rispetto degli spazi.
"Ecco che in generale si può lavorare sul contorno per evitare un assalto - aggiunge Bonazza - sviluppare un pensiero strategico per arrivare il più possibile a una fruizione durante tutto l'anno, attraverso una regolamentazione dei flussi in grado di garantire una migliore gestione della destinazione".
Un lungo ponte dell'Immacolata con numeri elevatissimi. Si parla di contrastare l'overtourism, di destagionalizzare e di gestire i flussi ma ogni anno si contano auto, camper, presenze e così via. Si festeggia il boom. Le attività ordinarie diventano praticamente straordinarie nella massima espressione del turismo "mordi e fuggi".
"E' corretto osservare l'andamento nella sua interezza per individuare le criticità e monitorare i dati", continua il direttore di Progetto turismo, società di consulenza trentina specializzata nello sviluppo del territorio e della sua offerta turistica, e presidente di G&A Group. "Ma i numeri non devono essere fini a se stessi, poi devono essere analizzati e contestualizzati per migliorare l'offerta e la gestione dei flussi, rafforzare alcune direttrici oppure per cambiare rotta. Il Comune, per esempio, sta lavorando seriamente insieme all'Azienda per il turismo di Trento sul prodotto culturale ma ci sono anche altre ipotesi interessanti sul tavolo".
La sfida è fissare un numero massimo di persone che possono frequentare una destinazione turistica nello stesso momento, senza causarne il degrado dell’ambiente, economico e socio-culturale e la diminuzione della qualità della soddisfazione dei visitatori. Questa è una domanda sempre più urgente. Quale il modello di sviluppo da seguire per il turismo? Alcuni eventi vengono anticipati o posticipati per evitare di sovrapporsi a periodi già molto forti. Dalla Paganella alla val di Sole, da Campiglio a Tenno, alcune riflessioni sono in corso. Ma appaiono iniziative più singole che all'interno di una cornice unitaria a livello di sistema.
"Oggi si sposa una strategia che va oltre gli eventi, come i Mercatini di Natale, per proporre nuovi prodotti e iniziative. Forse si va ancora un po' troppo in ordine sparso, ma a livello provinciale si ragiona sulle code della stagione, ci sono dei discorsi per sviluppare una strategia articolata".
Un altro tema è quello della crisi climatica e di relativo adattamento. Il modello appare ancora sci-centrico, indubbiamente un motore di sviluppo e di benessere, un motore che ancora sembra funzionare se si guardano i dati ma che deve essere affrontato in senso critico, non una rinuncia e non nel breve periodo ma almeno affrontato. I numeri non dicono tutto e si rischia di cadere tanto nell'overtourism quanto di perdere di vista un'opportunità di sviluppo sostenibile. E ogni destinazione è chiamata a analizzare le prospettive ma anche a valutare forse una vocazione diversa.
"Probabilmente bisogna fare delle scelte, anche con riferimento ai numeri contingentati", prosegue Bonazza. "Ecco forse nel modello invernale, incentrato sullo sci, c'è ancora un certo immobilismo, soprattutto nel valutare il segmento extra-neve. Ogni stagione, per esempio, si rinnovano e si sostituiscono alcuni impianti. E se ogni anno si destinasse il costo di un impianto, mediamente 10 milioni, per sviluppare iniziative alternative in qualche destinazione? E' un modo per avviare una transizione e per diversificare l'offerta".
L'intera filiera deve analizzare e valutare le prospettive sul fronte del turismo per trovare una via di sviluppo adatta alla crisi climatica, costruita attorno ai punti di forza e delle potenzialità. In sintesi arrivare pronti, magari essere leader di un segmento e dei precursori di un modello sistemico. "Il cambiamento arriva per ispirazione, imitazione o disperazione, quest'ultimo in particolare è pericoloso. Ci sono segnali positivi ma si può fare sicuramente di più, soprattutto con riferimento all'inverno. I numeri ci sono e c'è serenità, il turismo è in salute e c'è l'opportunità di prendere scelte coraggiose e di osare", conclude Bonazza.












