''Fino a 2.500 persone nella piana: il futuro è slow. La sistemazione della strada può stimolare l'imprenditoria a puntare su di noi'', il sindaco sull'inverno al Gaver
Il sindaco di Bagolino, Gianzeno Marca: "La nostra skiarea era partita subito dopo Campiglio, un riferimento sarebbe potuto essere il Tonale ma c'è stato qualche errore e il grosso problema della viabilità con la strada spesso chiusa a causa delle nevicate. Abbiamo trovato la nostra vocazione"

BAGOLINO. "Questo è senza dubbio tra gli inverni migliori di sempre e le prospettive sono ottime con il posizionamento dell'ultimo paravalanghe lungo la strada". A dirlo Gianzeno Marca, sindaco di Bagolino e già presidente dell'Agenzia territoriale per il turismo della val Sabbia e organizzatore di eventi, nel commentare l'andamento a Gaver, località che punta su un "inverno alternativo" nel bresciano. "Nei weekend abbiamo accolto fino a 2.500 persone, un risultato importante perché ci affidiamo a sport per così dire alternativi e considerati di nicchia".
Da un lato la crisi climatica con temperature sempre più elevate in quota che costringono a massicci investimenti per innevare e mantenere in attività le piste e dall'altro le motivazioni e la sensibilità dei turisti che cambiano progressivamente, una dinamica accelerata dalla pandemia Covid.
Sono sempre di meno le persone che scelgono la montagna per sciare, come riferito nel report recentemente pubblicato dall'Osservatorio Confcommercio-Swg, che piazza al quinto e ultimo posto lo sci fra le "motivazioni che spingono i vacanzieri a muoversi" (Qui articolo).

"Non sono mancate le difficoltà a causa di Covid e delle varie crisi", spiega Lorenzo Pizzini, trentino di Storo e maestro della scuola sci fondo piana del Gaver. "Ma già da qualche anno la grande spinta dei gestori porta risultati di rilievo, i prezzi sono competitivi e la località è paesaggisticamente molto bella. Le temperature hanno retto e le precipitazioni hanno permesso di aprire a pieno regime la località" (Qui articolo).

Le proposte in quota negli anni sono mutate, si sono differenziate e si sono adattate (anche e soprattutto alle "avversità" ndr). Testimoni sono, infatti, luoghi come Recoaro mille, che dopo il fallimento dei suoi impianti nel 2016 è rinata grazie a un "turismo slow", fatto di passeggiate "e amore per la montagna". Vicini i tempi delle riflessioni per molte aree, in particolare quelle più piccole a quote basse, per ridisegnare il futuro. Ma ci sono alcune realtà che la scelta l'hanno già compiuto e sono riuscite a far di necessità virtù. Ecco la piana del Gaver ai piedi del Monte Blumone nel Parco dell’Adamello.

Qui il sistema è andato in crisi una decina di anni fa, si è arrivati alla dismissione degli impianti. Per qualche anno ha resistito il solo campo scuola, ma anche questa offerta non ha retto. "La nostra skiarea era partita subito dopo Campiglio - dice Marca - un riferimento sarebbe potuto essere il Tonale ma c'è stato qualche errore e il grosso problema della viabilità con la strada spesso chiusa a causa delle nevicate. A quel punto il treno è passato e così è iniziato un calvario di 60 anni: spesso per andare al rifugio ho dovuto parcheggiare l'auto e arrivare alla struttura sci ai piedi dopo aver percorso una decina di chilometri".

Abbandonate le velleità di stazioni sciistica con un tentativo di rilancio non andato a buon fine c'è stata una sterzata decisa; una decisione coraggiosa, soprattutto all'epoca, ma che si rivela importante per garantire un futuro alle due strutture rimaste operative: si punta su fondo, scialpinismo e ciaspole d'inverno, passeggiate, trekking e bike d'estate.

"Oggi sarebbe difficile affrontare i costi di gestione, soprattutto se la stazione è piccola. Fortunatamente invece l'area è rimasta piuttosto incontaminata e questa zona è tra le più belle della valle del Caffaro. Il centro fondo è sempre stato un fiore all'occhiello con una proposta articolata e molto varia per soddisfatte le richieste di principianti, di sciatori amatoriali e agonisti", spiega Marca. "Negli ultimi anni si è affiancato lo scialpinismo con un trend che è in costante crescita. Queste offerte ci hanno permesso di ricomporre il flusso turistico".
Insomma, ci sono i numeri per il rilancio in chiave turistica di un'area un po' periferica e che soffre lo spopolamento di montagna. "C'è stato un grande gioco di squadra e oggi ci sono risultati importanti. L'organizzazione dello sci alpino è più rigida mentre lo scialpinismo porta più opportunità perché ci permette di allungare gli orari - aggiunge il primo cittadino - sono sempre di più le persone che arrivano per ammirare un'alba o un tramonto, per allenarsi di sera o per un'escursione con le pelli. E' fondamentale essere attrezzati e informarsi ma l'area è comunque abbastanza sicura per la sua conformazione".
E il futuro? Atteso soprattutto il completamento delle reti paravalanghe sulla strada, l'ultimo intervento per la completa messa in sicurezza è previsto per la primavera con i 2 milioni messi a disposizione dalla Regione Lombardia. "C'è ancora molto da fare. C'è interesse da parte di alcuni investitori per aprire alcune strutture e ci sono una cinquantina di case da poter riqualificare: fiducia e ottimismo però non mancano", conclude Marca.

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