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| 17 feb 2023 | 19:47

Fra la città e le valli, un luogo pieno di storie tutto da scoprire: non solo Grande Guerra sul Monte Calisio

A pochi passi dalla città di Trento è possibile immergersi in un luogo pieno di storia. È il Monte Calisio, che tra le altre cose presenta alcuni unici manufatti della fortificazione austro-ungarici ai tempi della Grande Guerra. Ecco qui l’ultima puntata della rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto

Credits to Museo della Guerra
di Davide Leveghi

TRENTO. Posto a cavallo fra la città di Trento, la Val di Cembra e la Valsugana, il Monte Calisio contiene in sé innumerevoli storie che attraversano i millenni. Qui, infatti, sorse una prosperosa attività mineraria che ha dato alla montagna il nome di “Argentario”. Qui è stata trovata la Venere del Gaban, statuetta d’epoca preistorica che testimonia la presenza dell’uomo ancora ai primordi della sua storia. Qui passava la via Claudia Augusta, costruita per volere di Druso per collegare la Pianura Padana alla Baviera. E qui, infine, si trovano alcuni interessanti manufatti che raccontano dei piani di fortificazione austro-ungarici al tempo della Grande Guerra.

 

 

Passeggiare sul Monte Calisio, dunque, oltre a permettere di passare piacevoli momenti immersi nei boschi, a pochi passi dalla città, cala gli escursionisti in un luogo denso di storia. Come solito in “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica del giornale Il Dolomiti in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, ci concentreremo però sulle testimonianze che il monte offre del passaggio del primo conflitto mondiale.

 

Diamo ora alcuni dettagli tecnici per chiunque volesse svolgere l’itinerario: partendo da località Pinara (390 metri di quota), poco sopra l’abitato di Martignano, il percorso sul Monte Calisio (1097 metri di quota) richiede circa 4 ore per poco più di 700 metri di dislivello. È percorribile durante tutto l’anno, con l’invito però a prestare attenzione, in inverno, nell’ultimo tratto, vista la possibile presenza di neve e ghiaccio. Nel caso in cui si vogliano visitare le caverne, è obbligatorio portarsi caschetto e torcia.

 

 

Raggiungibile a piedi dalla stessa città di Trento, in autobus urbano o in auto, l’abitato di Martignano è luogo di partenza e d’arrivo dell’itinerario. È da qui infatti che lungo la strada che va verso la frazione di Montevaccino si può imboccare il sentiero Sat numero 401 che sale fino alla cima della montagna. Lungo il percorso si incontrano dapprima località Prademala (460 metri), da cui parte il sentiero 402 chiamato anche “Sentiero delle milizie” (fino all’abitato di Maderno), poi l’ultimo tratto della “Strada della Flora” ed infine la località “Quattro strade” (821 metri di quota), snodo per diversi itinerari sul Monte.

 

 

Dopo un tratto con qualche strappo, la salita alla cima si fa a questo punto più agevole. Con ampi tornanti si raggiunge dapprima località Stoi (1040 metri di quota), immersa fra i faggi, e poi le caverne scavate nella cima. È qui che le testimonianze della Grande Guerra si mostrano in tutta la loro straordinarietà. Il Monte Calisio, parte integrante della cintura armata di Trento, ospitava infatti una vera e propria fortezza ricavata nella roccia, fra le più moderne di tutto il fronte austro-ungarico.

 

 

Non interessato direttamente dal conflitto, essendo la stessa città di Trento in una posizione di retrovia, il Monte Calisio fu comunque oggetto di alacri lavori da parte del Genio imperiale. Fra l’agosto del 1915 e il novembre del 1916, infatti, l’esercito austro-ungarico vi costruì una fortificazione interamente scavata nella montagna, utilizzando mezzi tradizionali ed esplosioni controllate che la privarono di oltre 10mila tonnellate di roccia. Gallerie, caverne, basamenti in calcestruzzo di batterie antiaeree poste a difesa della città, di un riflettore e di diverse postazioni d’artiglieria stanno lì a dimostrarci la straordinarietà del lavoro compiuto in questa zona lontana dalla linea dei combattimenti.

 

 

Posta a cavallo fra la città e le valli del circondario, il Monte Calisio permetteva d’avere uno sguardo a 360º sulla valle dell’Adige, il Lagorai e le montagne della Valsugana. Da qui, dominando la città, si poteva osservare l’eventuale arrivo dei nemici provenienti da Sud e, nel caso, agire di conseguenza. La fortificazione scavata nella cima rappresenta così un’incredibile testimonianza delle opere di difesa della “città-fortezza” di Trento (QUI un approfondimento).

 

 

Giunti ai piedi della cima, come detto, si prospettano diverse alternative. Si può, dotati di torcia e caschetto, visitare il sistema di gallerie, o, in alternativa salire fino alla cima per godere la vista su Trento e non solo. In quest’ultimo caso, la salita finale può essere affrontata attraverso un tratto con cordino o un normale sentiero. Da località Stoi, infine, si può imboccare il sentiero 402 in direzione Carbonara-Cognola, che lungo il versante orientale del Monte porta al forte Casara.

 

 

Costruito per evitare un aggiramento della via che conduceva alla Valle dell’Adige e posto lungo una linea di difesa che passa per i forti di Civezzano, il forte Casara venne eretto già negli anni 1882-1884. Armato nel 1914 con due batterie frontali composte da cannoni da 9 centimetri M75, il forte ospitò una guarnigione di 3 ufficiali e 92 uomini fra soldati e sottufficiali. Di questo, ora, non rimangono che poche tracce di muratura, segnalate dalla cartellonistica dell’Ecomuseo Argentario.

 

Imboccato nuovamente al contrario il sentiero che riporta in quota a località Stoi, l’itinerario ripercorre i passi dell’andata, giù fino al punto di partenza in località Pinara. In alternativa, proseguendo lungo il sentiero 402, si raggiungono località Campel e l’abitato di Villamontagna, da dove partono numerosi percorsi che attraversano la tante storie contenute da questo affascinante monte.

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