Uno squarcio sulla guerra italo-austriaca: Forte Cherle tra ospedali, cimiteri e una scala costruita per l’imperatore
Di fronte all’abitato di San Sebastiano sorge uno dei sette forti austroungarici sugli altipiani. È il Cherle, protagonista assieme alla “Scala dell’Imperatore” di questo nuovo itinerario di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto alla scoperta dei percorsi sulla Grande Guerra in Trentino

FOLGARIA. Posto di fronte al paese di San Sebastiano, forte Cherle costituiva uno dei principali punti di forza del sistema fortificato austroungarico sugli altipiani. Sottoposto a pesanti bombardamenti da parte dell’artiglieria italiana, dislocata a forte Campomolon (nel Comune di Arsiero), dominava l’alta Val d’Astico, sbarrando l’accesso al Passo della Vena e all’altopiano dei Fiorentini.

Facilmente raggiungibile in auto attraverso la strada provinciale 142, forte Cherle è destinazione anche di un piacevole itinerario con partenza proprio da San Sebastiano, frazione di Folgaria. Attraverso boschi, piccoli e suggestivi abitati, villaggi cancellati dalle mappe della storia e bellissimi boschi di faggi e sempreverdi, gli escursionisti possono raggiungere un luogo denso di storie e memorie legate alla Grande Guerra. Un luogo, tra l’altro, dove non solo l’imponente mole della fortificazione imperiale testimonia il grande lavoro effettuato dal Genio austro-ungarico per difendere questo importante tratto del confine con il Regno d’Italia.

Prima di addentrarci nella storia e nelle caratteristiche di questo itinerario, però, diamo alcune informazioni necessarie a chiunque voglia intraprenderlo, come solito per la rubrica “Camminando nella Grande Guerra” (QUI l’articolo). Percorribile dalla primavera all’autunno e adatto anche alle famiglie, il sentiero presenta solamente qualche tratto erto. Se si parte dall’abitato di Cueli (1139 metri), poco sotto San Sebastiano, il dislivello supera di poco i 300 metri, con arrivo al forte, posto alla quota di 1445 metri. Il giro e la visita, anche approfondita, dei manufatti militari, possono occupare pertanto un’intera mattinata (la durata del percorso è stimata in 3 ore).
Situato sull’altopiano folgaretano, forte Cherle era conosciuto anche con il nome di “Werk Sebastiano”, così da non confonderlo nelle comunicazioni militari con forte Verle. Costruito fra il 1909 e il 1914, fu parte integrante di un sistema fortificato moderno ed efficace predisposto dal Genio militare imperiale fra gli altipiani di Vezzena-Luserna, Lavarone e Folgaria, sistema che disponeva di ben sette fortezze corazzate (QUI un approfondimento e QUI l’itinerario di Forte Dosso del Sommo). Da qui alcune di queste appaiono visibili, dando al visitatore una plastica idea del complesso sistema approntato da Vienna.

L’itinerario, come detto, prende avvio dall’abitato di San Sebastiano, da cui il forte è chiaramente visibile. Parcheggiata l’auto accanto al cimitero, dove diversi sono i posti auto disponibili, percorso un breve tratto di strada provinciale si incontra l’inizio del sentiero delle Télder, punto di partenza del nostro percorso. Presa la direzione di forte Cherle, ci si addentra ben presto in un bel bosco di faggi che conduce in una ventina di minuti all’abitato di Tézzeli. Frazione le cui origini sono già attestate nel XVI secolo, dopo la Grande Guerra venne ricostruita grazie al materiale prelevato proprio dal forte.

Il percorso scende a questo punto fino al corso del torrente Astico, costeggiando una “calchera” (fornace per la produzione della calce) e la segheria idraulica alla veneziana dei Mein, costruita alla fine dell’Ottocento e attiva fino al 1975. Da qui il sentiero prosegue fino a località San Fermo, anticamente sede di un villaggio che non esiste più. Edificato nel Seicento, questo piccolo borgo di carbonai verrà distrutto nel 1752 dopo una lunghissima vertenza confinaria con la Comunità di Folgaria.

È dall’erta salita che attende l’escursionista, ora, che comincia l’avvicinamento al forte e ai diversi manufatti che testimoniano il passaggio del primo conflitto mondiale. Arrivati quasi alla cima, infatti, due piccole deviazioni permettono di visitare i resti di un piccolo cimitero militare e la cosiddetta “Scala dell’Imperatore”. Nel primo caso, una stele eretta dalla guarnigione del forte a ricordo dei soldati caduti in questo settore testimonia la presenza di un camposanto poi dismesso nel dopoguerra, con le salme riesumate e trasferite nel cimitero militare di Folgaria.

Nel secondo, invece, attraversata la vicina strada provinciale ci troviamo di fronte a un manufatto legato a un preciso momento. Il nome “Scala dell’Imperatore”, infatti, deriva proprio dall’occasione in cui questa scalinata venne realizzata, una visita dell’allora imperatore Carlo d’Asburgo nel 1917. I duecento gradini in pietra che la compongono permettevano di raggiungere l’ospedale di Val Fredda, costruito in posizione defilata e protetta rispetto al fronte e ai tiri d’artiglieria e del quale rimangono solo i muri perimetrali.

Ritornati sul sentiero 124, dopo un quarto d’ora di cammino arriviamo finalmente al forte. Simile nella struttura ad altre fortificazioni della cintura degli altipiani, il Cherle era composto da due corpi di fabbrica, uno di casematte in cui alloggiavano i soldati e l’altro adibito per le batterie di artiglieria. Qui, come visibile anche in una visita del tetto – possibile e sicura, con le dovute cautele – erano posti delle batterie di obici in cupola corazzata, dei cannoncini a tiro rapido e delle cupole osservatorio.

Uno sforzo di fantasia permette di immaginarsi un sistema difensivo ben più strutturato. Attorno al forte v’era infatti un fossato controllato da un fortino e da tre fasce di reticolati. In caso di completo isolamento, la struttura era organizzata in maniera tale da poter resistere per oltre trenta giorni senza rifornimenti di viveri o di munizioni.

Un panorama radicalmente diverso, pertanto, si poneva di fronte agli occhi dell’osservatore d’allora: il sistema fortificato degli altipiani infatti non contava solo sulle sette fortificazioni ma su chilometri e chilometri di trinceramenti, reticolati, postazioni per mitragliatrici. Le comunicazioni erano garantite da una rete viaria composta da numerose strade, primarie e secondarie, da centrali telefoniche, stazioni ottiche e perfino piccioni viaggiatori. I rifornimenti, nondimeno, erano garantiti da un sistema di teleferiche estremamente complesso, con importanti opere fra la stazione ferroviaria di Calliano e Folgaria, la stazione di Mattarello e Carbonare attraverso Val Sorda e Valle del Centa e la stazione di Caldonazzo e il centro logistico di Monterovere.

Fin dai primi mesi di guerra, forte Cherle subì pesanti bombardamenti da parte italiana e i segni sono ancora visibili nei crateri sparsi nella zona e ormai coperti dalla vegetazione. “Saccheggiata” dai recuperanti nell’immediato dopoguerra, data la necessità di procurarsi materiali per la ricostruzione, tuttora la fortificazione rimane in gran parte inagibile. Rispetto ad altre strutture, però, grazie ai lavori di pulizia è in parte visitabile in alcuni spazi interni. Attraverso gli stretti corridoi, si può ad esempio salire sulla parte sommitale dove un tempo erano disposte le batterie. Visitata la struttura, il rientro avviene per il medesimo tragitto.
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