Un “pontesel” su Trento: la mulattiera del Sorasass, fra ripari in caverna, postazioni d’artiglieria e una ampia vista sulla valle dell’Adige
Il Monte Sorasass, a pochi passi dalla città, offre agli escursionisti numerosi manufatti della Grande Guerra. Fortificato proprio in preparazione del conflitto con l’Italia, permette facilmente di godere di un panorama eccezionale su Trento e la Valle dell’Adige. Prosegue la rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto

TRENTO. Un monte panoramico e pieno di manufatti bellici a un passo dal centro di Trento. E’ questo il Monte Sorasass (in italiano Soprasasso), altura di poco meno di 800 metri facilmente raggiungibile dalla città. Qui, in un giro ad anello percorribile da tutti in nemmeno 3 ore, si può trovare un’ampia gamma di testimonianze: trinceramenti, postazioni in caverna, fucilerie, ripari per soldati e materiale bellico, si alternano lungo una mulattiera militare che attraverso il monte.

L’apice di questa escursione si raggiunge alla cima, dove un vero e proprio balcone naturale – in dialetto trentino “pontesèl”, appunto – si apre sulla valle e le montagne circostanti. L’orizzonte spazia allora dalla Bassa Atesina alla Vallagarina, con al centro una città di Trento visibile nella sua interezza da Nord a Sud. In bella vista, “sotto ai propri piedi”, quel Doss che più di tutti, per storia e manufatti, incarna l’anima del capoluogo trentino, le sue contraddizioni, le sue memorie contrastanti. Specie proprio riguardo alla Grande Guerra.
Per 7 chilometri, percorribili anche in mountain bike, il giro ad anello del Monte Sorasass (300 metri di dislivello) porta l’escursionista – d’ogni età e preparazione fisica, in ogni parte dell’anno – ad immergersi nella vita dei soldati austro-ungarici durante la guerra. Mentre il vicino forte Bus de Vela, conosciuto anche come Forte di Cadine, venne costruito come tagliata stradale (a presidio della via che collegava Trento alla Valle dei Laghi) fra il 1860 e il 1861, il campo trincerato del Soprasasso venne invece realizzato in preparazione della guerra con l’Italia.

È tra il 1914 e il 1915 - anno, quest’ultimo, che vide il Regno d’Italia dichiarare effettivamente guerra all’Austria-Ungheria, rovesciando un’alleanza durata trent’anni - che infatti il Monte Sorasass finì al centro di lavori di fortificazione. Trento, trasformata in una “città-fortezza” (QUI un approfondimento), enorme “caserma” a qualche decina di chilometri dal fronte, non venne mai interessata dai combattimenti ma fu comunque oggetto di importanti opere difensive.
È in questo contesto che, così come avvenuto sul Celva (QUI l’articolo) o sul Calisio (QUI l’articolo), dall’altra parte della valle, anche il Sorasass si “popolò” di manufatti bellici e soldati, come ampiamente visibile tuttora grazie agli interventi di recupero messi in atto dall’Azienda forestale di Sopramonte.
Ma come si raggiunge questo monte a pochi passi dalla città? E qual è l’itinerario da seguire? Raggiunta la frazione di Cadine, a una decina di minuti di macchina (una quindicina in autobus urbano) da Trento, svoltati a destra una volta entrati in paese, è dal parcheggio Fer de Caval (507 metri di quota) che si imbocca il sentiero. Da qui si parte e qui si ritorna: presa la strada sulla destra, dopo pochi minuti, si incontra una mulattiera militare ancora in ottime condizioni.

Con lievi pendenze, questa strada porta dapprima alla località “Ventitre pini” (602 metri di quota). Tale curioso nome deriva dal massiccio disboscamento operato dagli austriaci nei lavori di fortificazione e dal quale si salvarono solo 23 pini usati per mimetizzare postazioni e depositi. All’escursionista, in questo caso, viene chiesto uno sforzo di fantasia: come in moltissimi altri luoghi, alberi e vegetazione venivano eliminati per ottenere materiale da costruzione e liberare la vista.

Proseguendo lungo il sentiero, superata località “Quattro strade”, si arriva alla Pozza dei pini, dove ancora evidenti, nel terreno, ci sono le tracce del caposaldo austriaco. È qui che si incrocia il sentiero 627 della Sat che da Vela sale verso la Valle dei Laghi. Una volta imboccato si sale così verso la cima. Ma una fermata con visita merita sicuramente la fuciliera, raggiungibile con una piccola deviazione.

Galleria lunga 40 metri circa, la fucileria era dotata di un locale per il posto di guardia, undici postazioni per soldati armati di fucile e ripiani per le munizioni. Costruita su due livelli, collegati con scale, la fuciliera aveva alla sommità una postazione per i mortai. La vista, da qui, si sviluppava verso Sud, verso il Bondone e la Valle dei Laghi.

Ripreso il sentiero, l’itinerario prosegue portando gli escursionisti nel tratto decisamente più panoramico. Sulla destra, infatti, si apre la vista sulla valle dell’Adige e le montagne circostanti. A monte, invece, cominciano ad apparire diverse caverne, utilizzate in tempo di guerra per proteggere il materiale. Ma oltre a questi magazzini ci sono anche gli “stoi”, caverne usate dai soldati per riparo.

Uno di questi, giunti alla Baita Laura e alla località Pontesel, è stato attrezzato con stufa e brande di legno, così da ricostruire l’aspetto che doveva avere al tempo, quando ospitava i soldati della guarnigione. Qui, nondimeno, si concentrano anche altri importanti resti militari. Oltre al “balcone” su Trento, visitabile con attenzione ma senza patemi per la presenza di protezioni, diversi basamenti dimostrano l’esistenza di postazioni d’artiglieria contraerea.

Superato questo punto, il tracciato torna verso l’interno della montagna. Il ritorno può essere quindi effettuato rimanendo sulla strada forestale o percorrendo un sentiero che passa per Poza della Casara.















