Cave, natura rigogliosa e tanta Storia: una passeggiata al Bosco Caproni, fra trincee di retrovia e la tenuta di un pioniere dell’aviazione
Le trincee di Bosco Caproni si inseriscono in un’escursione interessante sotto diversi aspetti. Sopra l’abitato di Massone di Arco si trovano infatti una natura rigogliosa, storiche cave di pietra statuaria e le testimonianze del passaggio di protagonisti più o meno celebri della storia trentina e non solo. Ecco qui la nuova puntata di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto

ARCO. Camminare nell’itinerario che dal grazioso abitato di Massone porta all’area del Bosco Caproni permette di muoversi fra storie lunghe secoli, a volte millenni. Così vale per un sentiero utilizzato scavato dall’erosione delle acque, per le cave di pietra statuaria scolpita in tutta Italia, per una proprietà legatasi al nome di Gianni Caproni, arcense salito agli allori della storia per la sua pionieristica industria aeronautica.
Immersi in un ambiente dai tratti mediterranei, fra gli oliveti e il lecceto più settentrionale d’Europa, il percorso trattato in questa “puntata” di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica de ildolomiti.it in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto dedicata agli itinerari della Grande Guerra in Trentino, non presenta alcuna difficoltà, offrendosi quindi come escursione adatta anche alle gambe meno allenate.
Con un dislivello di 300 metri e non più di 2 ore di percorrenza, il giro si sviluppa ad anello a partire dall’abitato di Massone, piccola e suggestiva frazione di Arco. Può essere intrapreso in ogni stagione, beneficiando non solo delle temperature miti tipiche dell’Alto Garda ma anche di uno svolgimento praticamente privo di impegnativi strappi o difficoltà tecniche varie.

Raggiunta Massone e imboccata una strada fra gli uliveti, l’itinerario prende avvio dalle “Falesie di policromuro”, area molto frequentata dagli amanti dell’arrampicata. Con la rocca di Arco alle spalle e queste pareti rocciose a strapiombo sulla propria sinistra, gli escursionisti devono proseguire lungo una strada carrabile che conduce a un primo bivio. Direzione: Bosco Caproni. È una volta infilato il sentiero, segnalato da un apposito cartello, che ci si addentra in un’area che prende il nome dall’illustre proprietario, l’aviatore Gianni Caproni.

Nato proprio nell’abitato di Massone nel 1886, Gianni Caproni divenne celebre per la sua attività di aviatore e costruttore di velivoli. Pioniere dell’aeronautica, proveniente da una famiglia di tradizione irredentista, oltre a fornire al Regno d’Italia le sue competenze per fini bellici, fu più volte impegnato in avveniristici progetti d’ambito civile, conclusi per lo più in fallimento. Ciononostante, il suo nome figura nel pantheon dell’aeronautica, ripreso fantasticamente anche dai cartoni del noto animatore e regista giapponese Hayao Miyazaki.
L’area del Bosco si sviluppa per 44 ettari e contiene in sé non pochi elementi d’interesse: geologico, naturalistico e, nondimeno, storico. Qui sorge, infatti, un sistema trincerato affacciato sulla Valle del Sarca, Arco, il Monte Brione (QUI un approfondimento) e il lago di Garda. Sistema che, vista la posizione del monte su cui si snoda l’itinerario, il Monte Patone (conosciuto anche coi i nomi di Vastré o Lumegazer), doveva servire principalmente come retrovia, a difesa, in caso di sfondamento italiano, della strada verso Trento.
Acquistata dagli eredi di Caproni – morto nel 1957, dopo essere caduto in disgrazia per la sua fede convintamente fascista - dal Comune di Arco nel 1996, quest’area posta alla base del Monte Stivo (QUI un approfondimento) ospita come detto numerose attrattive. Di particolare interesse sono le cave di oolite, scavate nella roccia del monte e utilizzate per la pietra bianca, o pietra statuaria. Nei secoli, questa pietra è stata utilizzata per abbellire la sommità delle colonne, per fare altari o capitelli. Con la pietra statuaria di Massone sono state scolpite le statue che ornano il ponte Taro a Parma, la fontana del Nettuno in piazza Duomo a Trento, le statue di Prato della Valle a Padova, alcune statue nella Collegiata e quella del Mosè ad Arco.

Sfruttate sempre meno, le cave – sviluppate su “due piani” – hanno fornito poi, specie nel XIX secolo, la pietra utilizzata per i tubi degli acquedotti. È il caso, in particolare, delle “cave alte”, acquistate nel 1853 dal cremonese Giovanni Ratti e passate poi di mano a Giovanni Meneguzzi. Finite in declino per la diffusione dei tubi in metallo, quest’ultime vennero utilizzate dagli abitanti del posto come rifugi antierei e, ad oggi, sono lì ad affascinare gli escursionisti.

Entrati in un itinerario ad anello e raggiunta l’area delle Case ex Caproni – nel mentre si è transitati lungo il sentiero del “paleoalveo”, tra incisioni rupestri d’epoca preistorica e una flora ricca di oltre 400 specie vegetali – si può imboccare appunto il “percorso delle trincee”. Sistemato grazie al prezioso lavoro della sezione Alpini di Arco, dei volontari NU.VO.LA. e dei riservisti tedeschi del Distretto di Oberhessen (nello spirito di fratellanza dei popoli), questo sentiero si sviluppa su un territorio piuttosto esteso.

Realizzato per volontà dei comandi austro-ungarici, il sistema trincerato del Patone aveva lo scopo di controllare la valle del Sarca. Le sue trincee, il cui basamento è scavato nella roccia, sono costituite da muretti a secco. La vista, in quella che al tempo del conflitto non era che la retrovia, spazia dalle imponenti balze rocciose della valle al lago di Garda.














